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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38420/2024 del 18/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale di Milano che aveva confermato la custodia cautelare in carcere applicata dal GIP per reati relativi a concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale (capo 1 e 3, con riqualificazione ai sensi degli artt. 648-bis e 648-ter.1 c.p.) e trasferimento fraudolento di valori (capo 8). Il ricorrente ha denunciato violazione degli artt. 274 lett. a) e c) c.p.p. e vizio di motivazione, sostenendo che la motivazione era generica e non dimostrava l'attualità e concretezza del pericolo di reiterazione e di inquinamento probatorio, atteso che le condotte contestate erano avvenute al più tardi fino al 2021 e non sarebbero emersi comportamenti recenti idonei a prefigurare un rischio attuale di inquinamento delle prove.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza e fondate esigenze cautelari basate su un quadro fattuale che mostra una consolidata attitudine del ricorrente a utilizzare società e negozi giuridici per sottrarre risorse ai creditori e alle pretese erariali, avvalendosi di soggetti compiacenti e di un professionista disposto a redigere atti formali anche in situazioni fittizie. La Corte ha ritenuto adeguata e conforme la motivazione del Tribunale in ordine all'attualità e concretezza del pericolo di reiterazione e del pericolo di inquinamento probatorio, richiamando precedenti giurisprudenziali sul tema e precisando che anche la sussistenza di una sola esigenza cautelare (ad es. la reiterazione) è sufficiente per confermare la misura. Ha infine condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e disposto la trasmissione della sentenza al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 274 cod. proc. pen. (lett. a) e c))

    Il pericolo di inquinamento probatorio (lett. a) e il pericolo di reiterazione (lett. c)) devono essere concreti e attuali; la concreta prognosi si fonda sulla personalità dell'indagato, sulle modalità del fatto e sulle sue condizioni di vita. Inoltre, basta l'esistenza anche di una sola delle esigenze cautelari per giustificare la misura.

  • art. 648-bis cod. pen.

    Utilizzata per la riqualificazione del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale: la Corte ha ritenuto che i pagamenti senza causale e ripetuti costituiscano indizi gravi in relazione a condotte distrattive riconducibili al ricorrente.

  • art. 648-ter.1 cod. pen.

    Richiamata in connessione alla riqualificazione delle condotte distrattive poste in essere nell'ambito di società fallite; la sentenza valorizza la persistenza e la modalità delle condotte come elementi indiziari.

  • art. 512-bis cod. pen.

    Rilevante per il capo relativo al trasferimento fraudolento di valori: la fittizia intestazione delle quote societarie a terzi compiacenti è stata valutata come prova di intenti elusivi e di occultamento patrimoniale.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    La Corte ha disposto la trasmissione della sentenza al direttore dell'istituto penitenziario poiché la decisione non comporta la liberazione del ricorrente, conformemente a tale disposizione procedurale.

  • Giurisprudenza di Sezioni (più sentenze richiamate)

    Sez. 5, n. 70 del 24/09/2018; Sez. 5, n. 12869 del 20/01/2022; Sez. 5, n. 11250 del 19/11/2018; Sez. 5, n. 33004 del 03/05/2017; Sez. 6, n. 29477 del 23/03/2017; Sez. 3, n. 15980 del 16/04/2020; Sez. 3, n. 35973 del 03/03/2015

    La Corte ha applicato i principi consolidati: il pericolo di reiterazione deve riferirsi a reati della stessa specie e fondarsi su elementi reali; il pericolo di inquinamento probatorio va dimostrato con situazioni dalle quali, secondo le comuni massime di esperienza, sia desumibile la capacità dell'indagato di turbare l'accertamento della prova; i pericula non devono concorrere contemporaneamente, essendo sufficiente anche una sola esigenza cautelare adeguatamente motivata.

Massime di principio

  • Per applicare o confermare una misura cautelare per pericolo di reiterazione è necessario documentare elementi concreti e non ipotetici, desumibili dalla personalità dell'indagato, dalle modalità del fatto e dalle sue condizioni di vita; non è necessario che si tratti del medesimo episodio contestato ma di reati della stessa specie.
  • Il pericolo di inquinamento probatorio richiede indicatori concreti che, secondo le comuni massime di esperienza, rendano probabile la possibilità che l'indagato possa alterare o ostacolare la formazione della prova; l'uso di terzi compiacenti e di professionisti pronti a formalizzare atti fittizi è un elemento particolarmente significativo.
  • La persistenza nel tempo di condotte dissimulatorie (anche se le attività più recenti risalgono a pochi anni prima) e la sistematicità del modus operandi possono giustificare la prognosi di attualità del pericolo cautelare.
  • La presenza di soggetti compiacenti e di atti formalmente irregolari (es. intestazioni fittizie, atti post mortem) rafforzano la valutazione del rischio di sottrazione o dispersione del patrimonio e di inquinamento delle prove.
  • Ai fini cautelari, è sufficiente l'esistenza anche di una sola esigenza (pericolo di reiterazione, di fuga o di inquinamento probatorio) adeguatamente motivata per legittimare la misura restrittiva.
  • In casi analoghi è importante documentare fattori oggettivi e cronologici, il ruolo centrale dell'imputato nelle operazioni contestate e la disponibilità di terzi a formalizzare operazioni apparenti, poiché questi elementi consolidano la prognosi cautelare.

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