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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10360/2022 del 24/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione con unico motivo formale: violazione di legge e vizio di motivazione nella qualificazione giuridica del fatto di cui al capo A). Il ricorrente sosteneva che la somma prestata fosse un prestito legittimo (€1.800 secondo la parte civile; €3.000 secondo il ricorrente) e che egli fosse ignaro della destinazione della somma all'acquisto di stupefacenti per uso personale di Torreggiani, per cui il fatto avrebbe dovuto essere inquadrato nel reato meno grave di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e non in una fattispecie più grave.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il ricorrente non avesse fornito riferimenti a specifiche e concrete emergenze processuali atte a dimostrare l'ignoranza circa la destinazione del denaro e ha richiamato la giurisprudenza che considera il contratto avente ad oggetto somme destinate all'acquisto di stupefacenti per uso personale come privo di causa lecita, con la conseguenza che la richiesta di restituzione non è ripetibile in sede civile. Ne consegue che l'uso di violenza o minaccia per ottenere la restituzione deve essere inquadrato come estorsione e non come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Corte ha inoltre dichiarato non scrutinabile una istanza di discussione orale inviata via PEC fuori termine. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di €3.000 alla Cassa delle ammende. In precedenza la Corte d'appello di Roma aveva dichiarato estinta per prescrizione la posizione relativa ai capi B e C e aveva rideterminato la pena per il capo A in 1 anno e 6 mesi di reclusione e €150 di multa, confermando il resto.

Norme richiamate

  • art. 61 n. 2 cod. pen.

    Richiamato come circostanza di maggiore gravità collegata alle imputazioni; la Corte non entra nel merito di questa norma ma la riporta tra i riferimenti alle aggravanti applicate in primo grado/gravità del fatto

  • art. 582 cod. pen.

    Riferimento alla fattispecie di estorsione cui la Corte ricondusse l'ipotesi in cui si usi violenza/minaccia per ottenere somme destinate all'acquisto di stupefacenti

  • art. 585 cod. pen.

    Richiamato tra le norme correlate alle imputazioni penali esaminate in sede di merito

  • art. 576, comma 1, n. 1 cod. pen.

    Citato tra le norme relative alla qualificazione dei reati denunziati

  • art. 110 cod. pen.

    Riferimento alla concorso di persone nel reato ove pertinente

  • art. 612 cod. pen.

    Norma richiamata per i reati valutati in grado di appello (capo C); indicata ma non decisiva sul punto del ricorso

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato quale norma relativa alla partecipazione nel reato (concorso di persone) per la ricostruzione di uno dei capi imputazione

  • art. 629, comma 2 in relazione all'art. 628, comma 3, n. 1 cod. pen.

    art. 629, comma 2 in relazione all'art. 628, comma 3, n. 1

    Norme riferite al furto aggravato e alle relative concause, citate nella ricostruzione delle imputazioni di primo grado e riformate in appello

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma processuale applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma a favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile

  • art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020

    art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020

    Norma richiamata per il trattamento del procedimento con contraddittorio scritto in Cassazione in assenza di richiesta di discussione orale

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez. 4, n. 13037 del 21/10/1999, Di Marco, Rv. 215167; Sez. 6, n. 1672 del 20/12/2013, Do, Rv. 258284

    Costante orientamento secondo cui un contratto avente ad oggetto denaro consegnato per l'acquisto di stupefacenti per uso personale è privo di causa lecita; la mancata restituzione non è azionabile civilmente e l'impiego di violenza o minaccia per ottenerla si configura come estorsione

Massime di principio

  • Se il denaro prestato è destinato all'acquisto di stupefacenti per uso personale, quel contratto è considerato privo di causa lecita: il creditore non può ottenere tutela civilistica per la ripetizione della somma.
  • In presenza di somme riconducibili all'acquisto di stupefacenti, l'uso di violenza o minaccia per ottenere la restituzione deve essere inquadrato come estorsione e non come esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
  • Il ricorrente in Cassazione deve indicare elementi concreti e specifici emersi nel processo di merito per contestare la ricostruzione fattuale; ricostruzioni meramente assertive o parziali non sono sufficienti e portano all'inammissibilità.
  • Le istanze procedurali fuori termine (ad es. richiesta di discussione orale presentata tardivamente via PEC) non saranno esaminate se non conformi ai termini di legge.
  • La presenza o meno della conoscenza da parte del prestatore della destinazione illecita delle somme è un elemento decisivo: occorre prova processuale chiara di inconsapevolezza per trasformare la qualificazione del fatto.
  • In casi analoghi è prudente documentare evidenze probatorie specifiche (messaggi, dichiarazioni corroborate, circostanze processuali) che attestino l'ignoranza sulla destinazione delle somme per poter sostenere una diversa inquadratura giuridica.

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