Cassazione Penale, Sentenza n. 6539/2025 del 17/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che aveva rigettato l'istanza di permesso ex art. 30-ter ord. pen., denunciando violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 4-bis e 30-ter ord. pen. Ha sostenuto che il Tribunale non ha adeguatamente motivato sulla possibile riconoscibilità della collaborazione impossibile o inesigibile, sulla mancanza di elementi concreti che indichino contatti attuali con la criminalità organizzata e sul pericolo di ripristino di tali contatti; ha inoltre dedotto che non si è tenuto conto delle condizioni economiche del condannato e dell'impossibilità di riparare il danno.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale coerente e completa, richiamando e condividendo i pareri e le relazioni presenti agli atti (note della D.N.A., della Questura di Siracusa e della D.D.A. di Catania) che escludono l'esistenza di un percorso effettivo di revisione critica del ricorrente e segnalano il rischio di collegamenti con la criminalità organizzata. Ha accolto la valutazione circa il mancato tentativo di riparazione del danno e ha osservato che l'assenza di rilievi disciplinari non equivale a una confessione o a una revisione critica. Ha inoltre richiamato le violazioni commesse durante un periodo di detenzione domiciliare. Per questi motivi ha confermato il diniego del permesso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 4-bis ord. pen.
La norma è stata richiamata in relazione alla valutazione di pregiudiziali o limiti connessi a reati di tipo associativo e a comportamenti che possono influire sui benefici penitenziari; la Corte ha valutato se sussistessero elementi che giustificassero restrizioni per i legami con la criminalità organizzata
art. 30-ter ord. pen.
Applicata come criterio per la concessione del permesso: il giudice ha verificato i presupposti sostanziali (assenza di pericolo di ripristino di contatti con la criminalità organizzata, collaborazione riconoscibile o impossibilità/inesigibilità della collaborazione, possibilità di riparare il danno) e ha ritenuto che non fossero soddisfatti
pareri e note della D.N.A., della Questura di Siracusa e della D.D.A. di Catania
Documenti amministrativi e investigativi considerati decisivi: hanno segnalato l'assenza di un percorso concreto di revisione critica del ricorrente e la persistenza di elementi che giustificano il timore di collegamenti con la criminalità organizzata, motivando il diniego del permesso
Massime di principio
- Per ottenere permessi ex art. 30-ter occorre dimostrare elementi concreti e attuali di revisione critica e di assenza di rischio di collegamenti con la criminalità organizzata; valutazioni generiche non sono sufficienti
- Relazioni e pareri di organi investigativi (D.N.A., D.D.A., Questure) hanno forte peso probatorio nella valutazione del pericolo di collegamenti e possono giustificare il diniego se evidenziano elementi contrari
- L'assenza di rilievi disciplinari durante la detenzione non prova di per sé un percorso di collaborazione o di revisione critica; il giudice ricerca elementi più sostanziali e concreti
- La mancata riparazione del danno, anche se non finanziariamente determinata, può essere valutata negativamente se il condannato non ha compiuto nemmeno tentativi simbolici di riparazione nel tempo
- Le violazioni commesse durante periodi precedenti di detenzione (es. domiciliari) possono assumere rilievo nella valutazione della personalità e dell'attuale pericolosità del richiedente
- Se il provvedimento motivato richiama puntualmente atti e pareri presenti in sede istruttoria e risponde alle deduzioni della difesa, il giudice d'appello tende a ritenere normale la valutazione e a rigettare il ricorso
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