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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3853/2025 del 30/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Garbin impugnava la conferma della condanna per il reato di truffa. Denunciava: 1) la mancata formulazione di conclusioni da parte del Procuratore Generale nel giudizio d\'appello (trasmissione di un modulo prestampato senza voci barrate), deducendo la nullità per violazione dell\'art. 23-bis d.l. 28 ottobre 2020, n. 137; 2) la mancata valutazione, nella sentenza d\'appello emanata dopo l\'entrata in vigore del d.lgs. n. 150/2022, della possibilità di sostituire la pena detentiva breve con una sanzione sostitutiva prevista dalla riforma, pur non essendo la richiesta avanzata in primo o secondo grado prima della riforma.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sulla mancata trasmissione delle conclusioni del Procuratore Generale la Corte ha ritenuto che, in assenza della prova di un concreto pregiudizio alle ragioni difensive, l\'omissione non integra una nullità insalvabile. Quanto alla sostituzione della pena detentiva breve, la Corte ha ribadito che, anche nella fase transitoria prevista dall\'art. 95 del d.lgs. n. 150/2022, il giudice di appello è tenuto a pronunciarsi sulla applicabilità delle pene sostitutive solo se l\'imputato avanza una specifica richiesta, che può essere formulata fino all\'udienza di discussione del gravame; nel caso di specie tale richiesta non è stata fatta. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di € 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell\'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 23-bis d.l. 28 ottobre 2020, n. 137

    La mancata trasmissione telematica delle conclusioni del Procuratore Generale nel giudizio d\'appello non costituisce automaticamente una nullità per violazione del diritto di difesa; è necessaria la dimostrazione di un concreto pregiudizio alle ragioni difensive.

  • art. 20-bis cod. pen.

    Disciplina le sanzioni sostitutive per pene detentive brevi; la sua applicabilità in appello richiede che l\'imputato richieda la sostituzione perché il giudice non è tenuto ad applicarle d\'ufficio salvo eccezioni tassative.

  • art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (disciplina transitoria)

    Prevede l\'applicabilità delle nuove pene sostitutive ai giudizi di appello in corso alla entrata in vigore del d.lgs.; tuttavia, anche in fase transitoria, il giudice è tenuto a pronunciarsi sulla sostituzione solo se ne sia stata richiesta l\'applicazione dall\'imputato.

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Principio devolutivo dell\'appello: il giudice di appello non può in generale disporre modifiche non richieste dalle parti; l\'applicazione d\'ufficio di misure sostitutive è limitata alle ipotesi tassative previste dalla legge.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di Cassazione che dichiara inammissibile il ricorso di condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, se ravvisati profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende (nel caso, € 3.000).

Massime di principio

  • La mancata comunicazione telematica delle conclusioni del Procuratore Generale non determina automaticamente l\'annullamento della decisione: la difesa deve indicare il concreto pregiudizio subito per ottenere l\'annullamento.
  • La nuova disciplina sulle pene sostitutive (d.lgs. n. 150/2022) può essere applicata ai giudizi d\'appello in corso, ma l\'obbligo del giudice di pronunciarsi sulla sostituzione sorge solo se l\'imputato ne fa specifica richiesta; la richiesta può essere formulata fino all\'udienza di discussione del gravame.
  • Il giudice di appello non può, in generale, applicare d\'ufficio sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi: occorre prestare attenzione ai limiti dell\'art. 597 c.p.p. e alla necessità di una istanza difensiva tempestiva.
  • Chi impugna in Cassazione deve proporre motivi che non risultino manifestamente infondati; in caso contrario il ricorso può essere dichiarato inammissibile e comportare condanne alle spese e ammende ai sensi dell\'art. 616 c.p.p.
  • Nelle fasi processuali caratterizzate da novità legislative favorevoli, è strategico per la difesa formulare espressamente richieste (anche orale all\'udienza di appello) per l\'applicazione della normativa più favorevole, onde non perdere la possibilità di ottenere la sostituzione della pena.

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