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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25016/2024 del 25/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno proposto ricorso per cassazione articolando due motivi: (1) violazione dell'art. 521 cod. proc. pen., perché la sentenza impugnata avrebbe dichiarato la particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis cod. pen. in relazione a un fatto diverso da quello indicato nell'imputazione (contestato l'ingresso "invito domino" nello studio dell'avvocato Manfredi, mentre la sentenza avrebbe collocato la condotta sul pianerottolo dell'abitazione), con conseguente lesione del diritto di difesa; (2) violazione di legge in ordine alla refusione delle spese di secondo grado, deducendo che, per interpretazione restrittiva dell'art. 578 cod. proc. pen. (richiamato dal ricorrente), il riconoscimento delle spese sarebbe dovuto alle sole sentenze di condanna e non alle sentenze ex art. 131-bis.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondati i due motivi nel merito: il primo motivo è stato giudicato non determinante perché la diversa collocazione (studio vs pianerottolo) non costituisce mutamento radicale del fatto e gli imputati erano messi in condizione di difendersi; il secondo motivo è stato respinto richiamando la sentenza della Corte costituzionale n. 173/2022 (che ha corretto i limiti dell'art. 538 cod. proc. pen.) e la giurisprudenza successiva che attribuiscono alla sentenza di proscioglimento per tenuità rilevanza agli effetti civili, consentendo quindi la decisione sulle domande civili e la liquidazione delle spese. Tuttavia, la Corte ha rilevato d'ufficio che il reato si era estinto per prescrizione in data 7 gennaio 2022 (prima della sentenza di secondo grado) e per questo ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per estinzione del reato agli effetti penali; ha invece dichiarato salvi gli effetti civili (rigetto dei ricorsi negli effetti civili) e ha condannato i ricorrenti alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile in Cassazione, liquidate in complessivi euro 3.500,00 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen.

    Disciplina della non punibilità per particolare tenuità del fatto; la sentenza di proscioglimento ai sensi di questa norma è stata considerata dalla giurisprudenza e dalla Corte costituzionale come portatrice di effetti rilevanti anche in ordine alle pretese civili.

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Richiama la correttezza formale della motivazione e la necessità che la sentenza non travalichi l'imputazione in modo da pregiudicare il diritto di difesa; la Corte ha valutato che non vi è stata trasformazione radicale del fatto.

  • art. 578 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in senso restrittivo (secondo cui la normativa sulle spese riguarderebbe soltanto le sentenze di condanna); la Corte di cassazione ha però ritenuto prevalente l'interpretazione derivante dalla giurisprudenza costituzionale che attribuisce effetti civili alla sentenza ex art. 131-bis.

  • art. 538 cod. proc. pen.

    La Corte costituzionale (sent. 173/2022) ha dichiarato incostituzionale la parte di questa norma che impediva al giudice penale di decidere sulle domande civili quando proscioglie per tenuità, con la conseguenza che il giudice penale può pronunciarsi sulle domande restitutorie o risarcitorie e ciò ha effetti anche sulla liquidazione delle spese.

  • art. 74 e ss. cod. proc. pen.

    Norme che regolano le domande di restituzione e risarcimento nel processo penale; richiamate come quadro normativo entro il quale il giudice può decidere le pretese civili accessorie.

  • art. 651-bis cod. proc. pen.

    Richiamato nel confronto della funzione delle sentenze penali rispetto agli effetti civili: la Corte costituzionale ha evidenziato il parallelismo tra estinzione del reato e l'efficacia delle decisioni penali sul piano civile.

  • art. 23 comma 8 D.L. 127/2020 (e successive proroghe e riferimenti normativi)

    Norma emergenziale che ha consentito la trattazione dei ricorsi senza intervento delle parti; richiamata per giustificare il rito adottato in Cassazione.

  • Giurisprudenza (Sez. U. n. 12602/2015 e altre)

    Principio affermato che la prescrizione intervenuta prima della decisione di merito deve essere rilevata d'ufficio dalla Corte di cassazione quando il ricorso non sia inammissibile.

Massime di principio

  • Una diversa collocazione spaziale del fatto (es. studio professionale vs pianerottolo) non costituisce automaticamente mutamento radicale dell'imputazione se gli elementi essenziali della fattispecie rimangono gli stessi e l'imputato è stato messo in condizione di difendersi.
  • La sentenza di proscioglimento per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis) ha rilevanza anche agli effetti civili dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 173/2022: il giudice penale può decidere sulle domande di restituzione o risarcimento e, conseguentemente, sulla liquidazione delle spese civili.
  • La prescrizione del reato, se maturata prima della decisione impugnata, deve essere rilevata d'ufficio dalla Corte di cassazione (salvo inammissibilità del ricorso) e può determinare l'annullamento della sentenza per estinzione del reato agli effetti penali.
  • La valutazione della corrispondenza fra imputazione e sentenza non è un confronto meramente letterale: rileva se, nel concreto svolgimento del processo, l'imputato ha potuto conoscere l'oggetto del procedimento e difendersi adeguatamente.
  • Se il giudice penale accoglie o respinge la domanda civile accessoria, la decisione incide anche sulla liquidazione delle spese processuali della parte civile; pertanto, la distinzione tra sentenza di condanna e proscioglimento per tenuità non è più automatica rispetto all'irrogazione degli oneri civili.

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