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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20256/2024 del 22/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto il riconoscimento della continuazione tra più condanne a suo carico (sentenze della Corte d'appello di Bari 5/10/2018 e 28/02/2022 e sentenza del Tribunale di Bari 7/6/2016) sostenendo che sussista un disegno criminoso unitario: rilevava un segmento temporale sovrapposto e prolungato di attività di spaccio (attività continuativa e finalizzata al lucro), la presunta sovrapposizione temporale della partecipazione a due associazioni a delinquere e l'identità di condotta nei reati associativi; osservava inoltre di essere stato assolto dall'accusa di 416-bis, per cui non avrebbe avuto una partecipazione fideistica a un medesimo gruppo; contestava il mancato esame di punti specifici indicati nell'istanza relativi all'inserimento della terza condanna in un più ampio procedimento e all'unicità delle condotte.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che l'ordinanza impugnata abbia correttamente applicato i principi di legittimità: per riconoscere la continuazione tra reati associativi quando il soggetto ha aderito a più sodalizi è necessaria un'indagine specifica sulla natura, operatività e continuità dei sodalizi, nonché sui programmi operativi e sulla compagine partecipante; non è sufficiente la mera contiguità temporale, l'omogeneità delle condotte o l'abitualità criminale. Nel caso concreto non emergeva l'unicità del momento deliberativo: le due condanne per associazione riguardavano compagini diverse (clan Di Cosola e clan Palermiti) e la terza condanna per piccoli episodi di spaccio era scollegata dalle condotte associative. I motivi di ricorso relativi alla presunta sovrapposizione temporale sono stati ritenuti infondati per carenza di elementi probatori e contraddizioni interne al ricorso; il motivo sul mancato esame di deduzioni difensive è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità. È stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73

    Norma sui reati relativi alla detenzione e spaccio di stupefacenti; la Corte evidenzia che la natura permanente o l'omogeneità del reato di spaccio non sono di per sé sufficienti a fondare la continuazione tra più procedimenti associativi senza verifica della continuità e dell'unicità del disegno criminoso.

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 74

    Norma che punisce l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; applicata insieme all'art. 73, la Corte richiede prova di un progetto criminoso unitario per riconoscere la continuazione tra sentenze concernenti il medesimo titolo di reato.

  • Codice penale, art. 416-bis

    Riferimento all'accusa di associazione di tipo mafioso di cui il ricorrente è stato assolto: la Corte osserva che l'assoluzione non basta a dimostrare l'assenza di patti criminosi, ma l'assenza di partecipazione fideistica può essere un elemento nella valutazione complessiva dell'unicità del progetto criminoso.

  • Codice di procedura penale, art. 616, comma 1

    Norma richiamata per la condanna alle spese del procedimento in caso di rigetto del ricorso; la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese ai sensi di questa disposizione.

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 4, Sent. n. 3337 del 22/12/2016)

    Principio richiamato secondo cui, anche in presenza di contiguità geografica e cronologica e omogeneità dei delitti, le modalità concrete delle condotte possono escludere un progetto criminoso unitario e giustificare il rigetto della continuazione.

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 5, Sent. n. 20900 del 26/04/2021)

    Ribadito il principio che non è sufficiente la tipologia del reato o l'omogeneità delle condotte: occorre indagare natura, operatività e continuità dei sodalizi per accertare l'unicità del momento deliberativo.

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 1, Sent. n. 35806 del 20/04/2016)

    Distinzione tra abitualità criminale o 'scelta di vita' e unicità dell'ideazione criminosa; la sola abitualità non prova il medesimo progetto criminoso.

Massime di principio

  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione tra condanne per reati associativi è necessario dimostrare l'unicità del momento deliberativo e un progetto criminoso unitario; non basta la mera somiglianza delle condotte o la contiguità temporale.
  • Quando un imputato ha partecipato a più sodalizi diversi, il giudice deve compiere una specifica indagine sulla natura dei sodalizi, sulla loro operatività, continuità nel tempo, sui programmi operativi e sulla compagine partecipante prima di riconoscere la continuazione.
  • La sovrapposizione temporale o l'abitualità nello spaccio non sono di per sé idonee a dimostrare un disegno criminoso unitario: è necessario indicare elementi concreti che colleghino le condotte alle medesime scelte deliberative.
  • Le deduzioni difensive in sede di impugnazione devono essere specifiche e confrontarsi con la motivazione impugnata; l'assenza di autosufficienza argomentativa può portare all'inammissibilità del motivo.
  • In casi di rigetto del ricorso il giudice può condannare il ricorrente alle spese del procedimento ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; chi propone ricorso deve quindi valutare il rischio processuale quando le ragioni appaiono indimostrate.

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