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Cassazione Penale, Ordinanza n. 09033/2026 del 09/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Reggio Calabria che lo aveva condannato per il reato di cui all'art. 10 del d.lgs. 74/2000. Con il primo motivo ha dedotto vizio di violazione di legge e di motivazione, lamentando che non fosse stata considerata, almeno in via induttiva, una percentuale dei costi sostenuti nei singoli periodi di riferimento, sostenendo che la decisione avesse escluso elementi passivi senza adeguata valutazione dei dati disponibili. Con il secondo motivo ha censurato il trattamento sanzionatorio, chiedendo il riconoscimento delle attenuanti generiche e contestando il diniego del beneficio; la Corte di cassazione rileva però che in appello era stata formulata solo una specifica richiesta in tal senso, sicché il controllo di legittimità poteva riguardare soltanto tale profilo e non altri aspetti della pena.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché, in presenza di ricavi accertati sulla base di elementi documentali ed extracontabili, i costi possono essere riconosciuti solo se sorretti da allegazioni fattuali idonee a renderne certa o quantomeno ragionevolmente dubbia l'esistenza; nella specie mancavano dati oggettivi a fondamento della tesi difensiva. Ha dichiarato inammissibile anche il secondo motivo, osservando che la motivazione sul diniego delle attenuanti generiche era adeguata, valorizzando l'assenza di elementi positivi e la personalità negativa del ricorrente, e che la valutazione ex art. 62-bis c.p. è giudizio di fatto insindacabile in cassazione se congruamente motivato. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 10 d.lgs. 74/2000

    È la norma incriminatrice per il reato per cui l'imputato era stato condannato in appello; la Corte non ne affronta il contenuto tipico, ma esamina i motivi di ricorso contro la condanna.

  • art. 62-bis c.p.

    Le circostanze attenuanti generiche sono oggetto di un giudizio di fatto rimesso al giudice di merito; il diniego è legittimo se fondato su motivazione non contraddittoria e congrua, anche valorizzando uno solo degli elementi rilevanti ex art. 133 c.p.

  • art. 133 c.p.

    È il parametro degli elementi di valutazione della personalità del colpevole, dell'entità del reato e delle modalità di esecuzione, rispetto ai quali il giudice può valorizzare anche un solo elemento ritenuto prevalente ai fini del diniego delle attenuanti generiche.

Massime di principio

  • In materia di reati tributari, quando i ricavi siano stati accertati sulla base di elementi documentali o extracontabili, i costi possono essere riconosciuti solo se l'imputato allega fatti specifici idonei a dimostrarne l'esistenza o almeno a creare un ragionevole dubbio sulla loro effettività; non è sufficiente un richiamo astratto a criteri presuntivi in assenza di dati oggettivi.
  • Il giudice di merito può escludere le attenuanti generiche con motivazione fondata sulle ragioni ritenute prevalenti, anche valorizzando un solo elemento rilevante della personalità dell'imputato o delle modalità del fatto; tale valutazione è insindacabile in cassazione se non è contraddittoria o manifestamente illogica.
  • In cassazione non sono deducibili, se non nei limiti del devolutum, censure che eccedano l'oggetto della specifica richiesta formulata in appello sul trattamento sanzionatorio.

Come è indicizzato

MaterieOmesso versamentoImpugnazioniPena e commisurazioneCircostanze del reato
RamiReati tributariProcesso penaleParte generale
IstitutiOnere della prova

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