Sentenza del 18/11/2015 n. 23574 - Corte di Cassazione
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Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
L'Agenzia delle Entrate aveva contestato al contribuente, per l'anno d'imposta 2005, maggiori compensi professionali pari a 75.000 euro, desunti da versamenti e prelevamenti effettuati su conti correnti bancari. L'Ufficio sosteneva che, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, le movimentazioni bancarie fossero assistite da una presunzione legale di imponibilità, superabile soltanto mediante una giustificazione analitica delle singole operazioni. La CTR aveva invece ritenuto che il contribuente non dovesse giustificare i versamenti già coperti da compensi fatturati e che, per i prelevamenti, l'Ufficio dovesse prima dimostrare che fossero superiori ai versamenti. L'Agenzia ha quindi proposto ricorso per cassazione, deducendo violazione delle norme sulle presunzioni bancarie e vizi della motivazione.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate per difetto di autosufficienza. In particolare, il ricorso non indicava specificamente gli atti processuali e i documenti sui quali si fondavano le censure, né forniva i dati necessari per individuarne la collocazione e il momento di produzione nei precedenti gradi di giudizio. Il generico riferimento all'intera documentazione depositata nel giudizio d'appello non era sufficiente a soddisfare l'art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c. La Corte non ha quindi esaminato nel merito le questioni relative alla presunzione di imponibilità delle movimentazioni bancarie. L'Agenzia è stata condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in 4.000 euro oltre accessori. Non è stato disposto il raddoppio del contributo unificato, poiché l'Agenzia delle Entrate è un'amministrazione dello Stato esonerata dal relativo pagamento.
Norme richiamate
D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32
La norma disciplina gli accertamenti fondati sulle indagini finanziarie e prevede presunzioni relative in ordine alla rilevanza reddituale delle movimentazioni bancarie, superabili dal contribuente mediante una prova analitica e specifica della loro estraneità ad attività imponibili.
D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51
La disposizione consente l'utilizzo dei dati dei conti bancari nell'accertamento IVA e attribuisce rilevanza presuntiva ai versamenti e, secondo la disciplina applicabile, ai prelevamenti non adeguatamente giustificati.
Codice di procedura civile, art. 366, comma 1, n. 6
"il ricorso deve contenere [...] la specifica indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda"
Il ricorso per cassazione deve indicare in modo puntuale gli atti e i documenti posti a fondamento delle censure, specificandone la collocazione e il momento di produzione nei precedenti gradi. Il richiamo generico all'intero fascicolo d'appello non è sufficiente e comporta l'inammissibilità del ricorso.
Codice di procedura civile, art. 369, comma 3
La richiesta di trasmissione del fascicolo d'ufficio può evitare una nuova produzione documentale, ma non sostituisce l'onere, distinto, di specifica indicazione degli atti e dei documenti previsto dall'art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c.
D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater
Il raddoppio del contributo unificato, in caso di inammissibilità o rigetto del ricorso, non è dovuto dall'Agenzia delle Entrate, che opera mediante prenotazione a debito ed è esonerata dal pagamento del contributo unificato.
D.P.R. n. 115 del 2002, art. 3, lett. s)
La prenotazione a debito consiste nell'annotazione della spesa a futura memoria, senza pagamento immediato, e si applica alle amministrazioni dello Stato esonerate dal versamento del contributo unificato.
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 25, comma 2
La disposizione riguarda l'acquisizione del fascicolo di parte nel fascicolo d'ufficio del processo tributario e spiega perché la parte non sia necessariamente tenuta a riprodurre nuovamente tutta la documentazione; resta comunque fermo l'obbligo di specifica indicazione degli atti rilevanti nel ricorso per cassazione.
Massime di principio
- Nel ricorso per cassazione non è sufficiente richiamare genericamente gli atti o l'intera documentazione depositata nei precedenti gradi: occorre indicare con precisione ciascun documento rilevante, il suo contenuto essenziale, la sede processuale in cui è stato prodotto e la relativa collocazione.
- La mancata osservanza del requisito di autosufficienza e dell'art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c. può determinare l'inammissibilità del ricorso senza che la Corte esamini le questioni sostanziali controverse.
- Nelle controversie fondate su indagini bancarie, le movimentazioni del conto possono essere utilizzate come presunzioni di ricavi o compensi imponibili; il contribuente deve normalmente fornire una giustificazione analitica delle singole operazioni, mentre una contestazione generica può non essere sufficiente.
- La sentenza non risolve nel merito la corretta applicazione delle presunzioni bancarie al caso concreto, perché il ricorso dell'Agenzia è stato chiuso per un vizio processuale.
- Quando il ricorso è proposto da un'amministrazione statale esonerata dal contributo unificato, la sua inammissibilità non comporta il raddoppio del contributo unificato previsto per le parti soggette al pagamento.
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