Cassazione Civile, Ordinanza n. 30718/2024 del 29/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (avvocato)
La controversia
La controversia nasce da una pretesa dell'INPS di iscrivere d'ufficio alla Gestione separata un avvocato che esercitava la professione senza iscrizione alla Cassa forense, ritenendo dovuti i contributi per l'attività professionale svolta negli anni 2011. Il giudice di merito aveva invece escluso l'obbligo di iscrizione, valorizzando il fatto che i redditi dichiarati erano inferiori a euro 5.000 e quindi sintomatici di un'attività occasionale, non abituale. L'INPS ha proposto ricorso per cassazione con un unico motivo di violazione e falsa applicazione della disciplina sulla Gestione separata e sulle norme invocate per sostenere che, una volta pacifica l'attività di avvocato e l'assenza di contestazione sull'abitualità, la Corte d'appello avrebbe dovuto riconoscere l'obbligo contributivo. In via preliminare, però, la Corte ha affrontato anche la richiesta di correzione/ricostruzione dell'ordinanza precedente, rilevando che quel provvedimento era in realtà un simulacro privo di effettiva decisione, frutto di un errore materiale nella formazione del file e quindi inesistente.
La decisione
La Corte ha dichiarato inesistente la precedente ordinanza n. 27899/2022, riconoscendo che non vi era stata una vera trattazione e decisione del ricorso ma un provvedimento meramente apparente; conseguentemente ha esaminato nuovamente la controversia e ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione dell'INPS perché tardivo. La sentenza d'appello che aveva escluso l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata è rimasta quindi ferma. L'INPS è stato condannato alle spese e al pagamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
Norme richiamate
art. 2, commi 26-31, L. n. 335/1995
richiamato dall'INPS quale base dell'obbligo di iscrizione alla Gestione separata per i professionisti non iscritti ad altra forma obbligatoria; la Corte non entra nel merito per l'inammissibilità del ricorso
art. 18, comma 12, D.L. n. 98/2011 conv. in L. n. 111/2011
invocato come norma di interpretazione autentica della disciplina sulla Gestione separata per i professionisti abituali non iscritti alla cassa di categoria
art. 21, comma 8, L. n. 247/2012
richiamato nel motivo di ricorso come norma rilevante per il regime previdenziale dell'avvocato
art. 44, comma 2, D.L. n. 269/2003 conv. in L. n. 326/2003
evocato dall'INPS per sostenere la diversa disciplina del lavoro occasionale
art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.
indicato come vizio dedotto per violazione e falsa applicazione di legge
art. 325, comma 2 c.p.c.
utilizzato per determinare la decorrenza del termine breve per impugnare a seguito della notifica della sentenza di merito
art. 83 D.L. n. 18/2020
richiamato per la sospensione straordinaria dei termini processuali durante l'emergenza sanitaria
art. 36, comma 1, D.L. n. 23/2020
richiamato insieme all'art. 83 D.L. 18/2020 per la sospensione dei termini
artt. 287 e 288 c.p.c.
invocati per la correzione dell'errore materiale del precedente provvedimento
art. 391-bis c.p.c.
richiamato come possibile base del potere officioso di correzione/riesame del provvedimento inesistente
art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115/2002
applicato per dare atto dei presupposti dell'ulteriore contributo unificato a carico del ricorrente
Massime di principio
- Quando il provvedimento di legittimità è solo apparente e privo di effettiva decisione, la Corte può qualificarlo come inesistente e procedere alla rinnovazione del giudizio, senza che vi sia un vero giudicato.
- Ai fini del termine breve per ricorrere per cassazione, la notifica della sentenza di merito fa decorrere il termine ex art. 325 c.p.c., soggetto alle eventuali sospensioni straordinarie dei termini processuali previste dalla legge.
- Il ricorso per cassazione notificato oltre il termine breve è inammissibile, con conseguente condanna alle spese e applicazione dell'ulteriore contributo unificato ove dovuto.
- In materia di contributi alla Gestione separata, la censura sulla sussistenza dell'obbligo contributivo resta assorbita se il ricorso è dichiarato inammissibile per tardività; la Corte non si pronuncia sul merito della pretesa previdenziale.
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