Cassazione Penale, Sentenza n. 36554/2025 del 10/11/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso contestava l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro (sezione del riesame) del 30/01/2025 che aveva annullato l'ordinanza del GIP del 07/01/2025 applicativa degli arresti domiciliari a carico di Anselmo Poerio. Le imputazioni riguardavano, tra l'altro, associazione a delinquere (art.416 c.p.), reati in materia di corruzione, truffa e falso (artt. 476 comma 2, 479 c.p.) e, specificamente al capo 38, corruzione (art.319 c.p.). Il Procuratore ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione: 1) carenza della gravità indiziaria per il capo 38, sostenendo che il Tribunale non avrebbe correttamente valutato il sinallagma tra atti contrari al dovere d'ufficio e utilità ricevuta (inserimento in scritti scientifici e incarichi di docenza) e non avrebbe applicato correttamente i criteri della prova indiziaria; 2) erronea esclusione delle esigenze cautelari, in particolare del pericolo di inquinamento probatorio, nonostante conversazioni intercettate e tentativi di inquinamento posti in essere dai partecipi.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. In sintesi: la prima censura (gravità indiziaria e sinallagma) è stata ritenuta manifestamente infondata perché le doglianze costituivano una mera richiesta di rivalutazione di elementi di fatto che è preclusa alla Corte di legittimità; l'ordinanza del riesame aveva fornito motivazione logica circa l'assenza di elementi probatori che dimostrassero il concreto collegamento tra utilità ricevuta e atti dell'indagato. La seconda censura (esigenze cautelari) è stata ritenuta priva di specificità e priva di interesse perché il Tribunale aveva altresì rilevato la nullità dell'ordinanza cautelare per omissione dell'interrogatorio preventivo; inoltre il Tribunale aveva dato due ragioni autonome a sostegno della decisione (esclusione del pericolo di reiterazione per il pensionamento e mancato riscontro della conversazione intercettata), sicché la critica ad una sola ratio risultava insufficiente. Pertanto viene confermata l'ordinanza del riesame che aveva annullato la misura cautelare.
Norme richiamate
art. 416 cod. pen.
reato di associazione a delinquere richiamato come capo di imputazione; la valutazione della partecipazione è rimessa al giudice di merito e non è stata riesaminata dalla Cassazione
art. 476, comma secondo, cod. pen.
richiamato tra i capi per reati connessi alla falsificazione nelle procedure; impiego quali profili di accusa nell'ordinanza impugnata
art. 479 cod. pen.
richiamato come capo di imputazione per falsità; la valutazione dei relativi indizi è di merito
art. 319 cod. pen.
reato di corruzione; la Corte ha ribadito il principio del sinallagma ossia la necessità di dimostrare il collegamento causale tra utilità e atto pubblico per fondare l'accusa
art. 192 cod. proc. pen.
norma richiamata nella critica processuale relativa all'onere probatorio e alla motivazione; la Corte ha ritenuto che la motivazione del riesame fosse idonea e non viziosa
Giurisprudenza della Corte di cassazione (es. Sez. U n. 6402/1997 e altre citate)
Sez. U, n. 6402 del 30/04/1997; Sez.6, n.2749 del 03/10/2023; Sez.6, n.39008 del 06/05/2016; Sez.6, n.5017 del 07/11/2011; Sez.6, n.24439 del 25/03/2010; Sez.3, n.2754 del 06/12/2017
richiamati principi secondo cui: la Cassazione non può riesaminare il merito probatorio; per la corruzione, non è sufficiente la mera dazione di utilità ma serve prova del nesso causale; è inammissibile impugnare solo una delle rationes decidendi autonome senza censurare le altre
Massime di principio
- La Corte di cassazione non è sedi per una rivalutazione degli elementi di fatto o per chiedere una diversa lettura di frammenti di prova: i ricorsi che si limitano a sollecitare una diversa valutazione del merito sono inammissibili o manifestamente infondati
- Per il reato di corruzione (art.319 c.p.) è necessario provare il sinallagma tra utilità e atto pubblico: la mera attribuzione di benefit non basta se non è dimostrato il collegamento causale concreto (incontri, accordi, alterazione delle procedure, attestazioni reciproche)
- La prova indiziaria richiede indizi gravi, precisi e concordanti ed una valutazione complessiva; censure che frammentano o richiedono una diversa sintesi degli indizi difficilmente prevalgono in sede di legittimità
- Nelle contestazioni cautelari, l'interesse a impugnare può essere pregiudicato quando il giudice di merito abbia dato più rationes decidendi autonome: il ricorrente deve censurare tutte le ragioni decisive, altrimenti la censura è priva di specificità
- L'omissione dell'interrogatorio preventivo può determinare la nullità dell'ordinanza cautelare e incidere sull'utilità di impugnare la decisione di riesame; va valutata attentamente nelle impugnazioni delle misure coercitive
- Per sostenere il pericolo di inquinamento probatorio occorrono elementi concreti che dimostrino la possibilità e la capacità dell'indagato di influire su testi o documenti (tentativi documentati, comunicazioni coerenti, posizione significativa rispetto alle persone da escutere)
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