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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22465/2022 del 09/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente deduceva la violazione dell'art. 143 c.p.p. per la mancata traduzione in lingua nota all'imputato di vari atti processuali (avviso di conclusione delle indagini preliminari, avviso di fissazione dell'udienza preliminare, sentenze di merito) e l'assenza di interprete nel corso del giudizio di primo grado, sostenendo che tali omissioni avrebbero determinato nullità assolute e lesione del diritto di partecipare consapevolmente al processo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che: (a) l'omessa traduzione di atti "non impugnabili" e la mancata nomina dell'interprete, se non tempestivamente eccepite e se non dimostrata una lesione concreta del diritto di difesa, costituiscono nullità generali a regime intermedio che si sanano secondo l'art. 182 c.p.p.; nel caso di specie tali censure non erano state tempestivamente dedotte e quindi si sono ritenute sanate; (b) la mancata traduzione delle sentenze non determina nullità della decisione ma incide sull"efficacia" facendo slittare il decorso dei termini di impugnazione: la traduzione è condizione per l"avvio del termine di impugnazione e non per la validità dell'atto; (c) per rimediare allo slittamento del termine l'imputato allogloto può chiedere la restituzione nel termine ai sensi dell'art. 175 c.p.p., da proporre entro dieci giorni dalla scadenza del termine di impugnazione originario dopo aver accertato l'omessa traduzione; (d) nel caso concreto non è stata proposta alcuna istanza di restituzione e pertanto il ricorso è infondato. La Corte ha quindi confermato il rigetto e respinto le doglianze del ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 143 cod. proc. pen.

    Disciplina il diritto dell'imputato alla traduzione e all'assistenza di un interprete; la Corte ha valutato le omissioni alla luce di tale norma distinguendo tra atti impugnabili e non impugnabili e l'effetto sulla validità/efficacia degli atti processuali.

  • art. 175 cod. proc. pen.

    Individua lo strumento della restituzione nel termine: la Corte lo indica come rimedio idoneo per riattivare il termine di impugnazione quando la mancata traduzione (evento estraneo alla volontà dell'imputato) ha impedito l'esercizio tempestivo del diritto di impugnazione; la richiesta deve essere proposta entro termini specifici (dieci giorni dalla scadenza del termine per impugnare dopo aver accertato l'omessa traduzione).

  • art. 182 cod. proc. pen.

    Regime di sanatoria delle nullità generali a regime intermedio; la Corte ha ritenuto che le nullità connesse all'omessa traduzione di atti non impugnabili e alla mancanza dell'interprete, se non tempestivamente dedotte, sono sanate ai sensi di questa norma.

  • art. 585 cod. proc. pen.

    Riferito ai termini di impugnazione (termine per proporre ricorso); la Corte usa il termine previsto dal codice per identificare il periodo oltre il quale può essere chiesta la restituzione del termine per effetto della mancata traduzione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina le decisioni relative al ricorso per cassazione; citata in relazione al provvedimento con cui la Corte ha rigettato il ricorso.

  • art. 23 comma 8 D.L. n. 137/2020

    Riferimento procedurale: il procedimento si è celebrato con contraddittorio scritto ai sensi di tale disposizione (richiama la modalità processuale adottata nel procedimento).

  • art. 111 Cost. e art. 6 CEDU (giurisprudenza Strasburgo)

    Richiamati per il principio della ragionevole durata del processo; la Corte li usa per motivare l'esigenza di fissare termini e rimedi per evitare lo "slittamento" indefinito del decorso dei termini di impugnazione a causa della mancata traduzione.

Massime di principio

  • Distinguere tra atti "impugnabili" (es. sentenze, provvedimenti che impongono misure) e "non impugnabili" (es. avviso di conclusione indagini, avviso di fissazione udienza): la mancata traduzione ha effetti differenti a seconda della categoria.
  • L'omessa traduzione di atti non impugnabili o la mancata nomina dell'interprete può costituire nullità generale a regime intermedio, ma va eccepita tempestivamente; in mancanza si considera sanata ai sensi dell'art. 182 c.p.p.
  • La mancata traduzione della sentenza non determina nullità dell'atto ma incide sull'efficacia: i termini di impugnazione decorrono dalla comunicazione della sentenza tradotta nella lingua nota all'imputato.
  • Per rimediare allo slittamento del termine di impugnazione a causa di mancata traduzione l'imputato allogloto deve, se necessario, chiedere la restituzione nel termine ai sensi dell'art. 175 c.p.p.; tale istanza va proposta entro dieci giorni dalla scadenza del termine di impugnazione originario una volta accertata l'omessa traduzione.
  • Il difensore può dedurre violazioni relative alla traduzione e all'assistenza dell'interprete; tuttavia, molte eccezioni vanno sollevate tempestivamente nel corso del processo, pena la perdita della rilevabilità.
  • La tutela del diritto di difesa dell'imputato allogloto va bilanciata con il principio della ragionevole durata del processo: gli oneri di traduzione devono essere eseguiti entro un arco temporale ragionevole per evitare il congelamento indefinito dei termini di impugnazione.
  • Se la traduzione è stata ordinata e resa disponibile prima della scadenza del termine di impugnazione, non è necessaria la restituzione del termine; il termine decorre dalla comunicazione della traduzione.

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