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Cassazione Civile, Ordinanza n. 28756/2022 del 04/10/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (lavoratore)

La controversia

La controversia nasce da un decreto ingiuntivo ottenuto da un lavoratore per il pagamento di somme qualificate come retribuzioni non corrisposte nel periodo aprile 2014 - ottobre 2015, in relazione all'illegittimità del trasferimento di un ramo d'azienda. La società ha proposto opposizione al decreto ingiuntivo, sostenendo tra l'altro che il lavoratore era stato collocato in pensione con decorrenza 2011, circostanza incompatibile con la persistenza di un rapporto di lavoro e con il diritto a percepire retribuzioni nei periodi successivi. Dopo il rigetto in primo grado e in appello, la società ha ricorso per cassazione con tre motivi: 1) omessa pronuncia della Corte d'appello sull'eccezione relativa alla quiescenza del lavoratore; 2) omessa motivazione ex art. 360 n. 5 c.p.c.; 3) violazione e falsa applicazione della normativa pensionistica (art. 22, comma 1, lett. c), L. n. 153/1969 e art. 10, comma 6, d.lgs. n. 503/1992), assumendo che la percezione della pensione escludesse la persistenza di ogni vincolo obbligatorio con la società e quindi il diritto alle retribuzioni.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché la Corte d'appello si era effettivamente pronunciata su tutti i motivi di gravame, respingendoli integralmente; non vi era dunque omessa pronuncia, ma semmai una contestazione sul merito della decisione, non censurabile come error in procedendo. Ha dichiarato inammissibile il secondo motivo, perché formulato in modo non conforme ai limiti del vizio di motivazione ex art. 360 n. 5 c.p.c. come definito dalle Sezioni Unite: non era stato indicato alcun fatto storico, principale o secondario, il cui esame sarebbe stato omesso. Ha infine respinto il terzo motivo affermando che il raggiungimento dell'età pensionabile o dei requisiti pensionistici non estingue automaticamente il rapporto di lavoro, ma determina solo il venir meno della stabilità del rapporto; in assenza di un valido atto risolutivo del datore di lavoro, il rapporto prosegue e il lavoratore conserva il diritto alla retribuzione. La disciplina di incompatibilità tra pensione e reddito da lavoro opera sul piano previdenziale e comporta, al più, la sospensione della prestazione pensionistica, non l'invalidità del rapporto di lavoro. La società è stata condannata alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 380 bis c.p.c.

    proposta del relatore ex art. 380 bis c.p.c.

    richiamato solo per la procedura camerale di trattazione del ricorso

  • art. 360 n. 4 c.p.c.

    "Omessa pronuncia. Nullità della sentenza ai sensi dell’art. 360 n. 4 c.p.c."

    il vizio non sussiste quando il giudice di appello abbia deciso su tutti i motivi di gravame, anche rigettandoli complessivamente

  • art. 360 n. 5 c.p.c.

    "Omessa motivazione ai sensi dell’art. 360 n. 5 c.p.c."

    il motivo è inammissibile se non indica un preciso fatto storico, principale o secondario, il cui esame sarebbe stato omesso

  • art. 22, comma 1, lett. c), L. 30.4.1969, n. 153

    "Violazione e falsa applicazione dell’art. 22, comma 1, lett. c), L. 30.4.1969, n. 153"

    richiamato dalla ricorrente per sostenere l'incompatibilità tra pensione e rapporto di lavoro; la Corte non accoglie tale lettura

  • art. 10, comma 6, d.lgs. 30.12.1992, n. 503

    "Violazione e falsa applicazione ... dell’art. 10, comma 6, D.lgs. 30.12.1992, n. 503"

    la disciplina di incompatibilità tra pensione e reddito da lavoro incide solo sul piano previdenziale e non determina l'estinzione del rapporto di lavoro

  • art. 13, comma 1 quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    "Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, d.P.R. n. 115 del 2002"

    è dovuto l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

    "pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma del comma 1-bis dell’art. 13"

    base di calcolo dell'ulteriore importo dovuto a titolo di contributo unificato

Massime di principio

  • Il raggiungimento dell'età pensionabile o dei requisiti per la pensione non comporta automaticamente l'estinzione del rapporto di lavoro: in assenza di un valido atto risolutivo del datore di lavoro, il rapporto prosegue e permane il diritto alla retribuzione.
  • L'incompatibilità tra trattamento pensionistico e reddito da lavoro dipendente opera sul piano previdenziale e può incidere sull'erogazione della pensione, ma non rende nullo o inesistente il rapporto di lavoro.
  • Il vizio di omessa pronuncia ricorre solo se il giudice abbia effettivamente omesso di decidere su una domanda o eccezione; non è configurabile quando la questione sia stata esaminata e respinta, anche implicitamente o per relationem.
  • Il vizio di motivazione ex art. 360 n. 5 c.p.c. è deducibile solo se viene indicato uno specifico fatto storico decisivo, principale o secondario, il cui esame sia stato omesso, non essendo sufficiente contestare la correttezza della valutazione compiuta dal giudice di merito.

Come è indicizzato

MaterieRetribuzione e TFRPensioniImpugnazioni
RamiLavoroPrevidenzaProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

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