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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8317/2024 del 27/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava la riqualificazione del fatto da estorsione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alla persona (art. 393 cod. pen.), rilevando l'assenza dei presupposti di tale fattispecie: mancanza di un "preteso diritto" (anche putativo) e dell'effettiva facoltà di rivolgersi all'autorità giudiziaria. Inoltre si contestava la valutazione sul concorso di persone a carico di Bersanetti, sostenendo che la sua condotta non avrebbe materialmente o moralmente contribuito alla commissione dell'estorsione, e si denunciava carenza e manifesta illogicità della motivazione della Corte territoriale in relazione alla qualificazione giuridica adottata.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto i ricorsi pienamente fondati: 1) ha escluso la correttezza della riqualificazione in art. 393 cod. pen., osservando che mancavano gli elementi costitutivi (preteso diritto e possibilità di rivolgersi al giudice) e rilevando indizi di intento estorsivo (assenza di riferimenti a molestie nei messaggi e coincidenza temporale tra richiesta di 10.000 euro e la successiva telefonata minatoria); 2) ha ritenuto sussistente il concorso di persone, poiché la condotta di Bersanetti (fornire il numero, consentire l'uso del telefono, incoraggiare il pagamento) ha dato un apporto apprezzabile e ha agevolato l'azione dell'Esposito; 3) ha censurato la motivazione della corte d'appello come carente e contraddittoria riguardo alla riqualificazione. Conseguentemente la sentenza impugnata è stata annullata e il procedimento rinviato per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Bologna.

Norme richiamate

  • art. 393 cod. pen.

    La Corte ha ribadito che per configurare il reato è necessario l'esistenza di un 'preteso diritto' (anche putativo) e la possibilità di rivolgersi all'autorità giudiziaria; se un terzo agisce in tutela di un diritto altrui deve farlo per conto del titolare, senza scopi di profitto personali. Nell'ipotesi concreta tali presupposti sono risultati mancanti, rendendo impropria la riqualificazione.

  • art. 611, comma 1-bis c.p.p.

    Richiamata in relazione alla richiesta di trattazione orale: norma procedurale che disciplina la trattazione orale in Cassazione; la richiesta è stata presa in considerazione dalle parti e dal collegio.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    La Corte ha motivato nei limiti strettamente necessari consentiti da questa disposizione, ma ha comunque esaminato e ritenuto fondati i motivi di ricorso rispetto agli elementi di fatto e di diritto contestati.

Massime di principio

  • La riqualificazione di estorsione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393) richiede la prova di un preteso diritto dell'agente (anche putativo) e della possibilità di rivolgersi al giudice; in assenza di tali elementi la riqualificazione è errata.
  • Quando un terzo agisce in difesa di un diritto altrui, la sua condotta è punibile ai sensi dell'art. 393 solo se agisce per conto del titolare del diritto e non per un fine di profitto personale; la presenza di un vantaggio personale o di coordinamento finalizzato all'ottenimento di una somma esclude la tutela legittima.
  • Il concorso di persone richiede un comportamento esteriore del partecipante che dia un contributo apprezzabile (materiale o morale) alla commissione del reato, incrementandone la possibilità di realizzazione: fornire strumenti, informazioni o incoraggiare la vittima può integrare questo contributo.
  • Elementi fattuali come la tempistica delle richieste, contenuti delle comunicazioni (messaggi/telefonate) e la mancanza di riferimenti a presunti torti subiti sono indici utili per inferire il dolo estorsivo rispetto a una mera pretesa legittima.
  • Se la motivazione della Corte territoriale omette di illustrare o fondare i requisiti imprescindibili della fattispecie considerata, la Cassazione può annullare la decisione e disporre il rinvio per nuovo giudizio.

Testo integrale

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