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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40380/2022 del 26/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato il proscioglimento per remissione di querela deciso dal Giudice di pace, sostenendo che i reati contestati (lesioni personali ex art. 582 c.p. e minaccia ex art. 612 c.p.) erano aggravati dall'aver agito in più persone riunite. Tale aggravante rendeva le fattispecie procedibili d'ufficio e dunque non estinguibili con la remissione di querela, con conseguente vizio di diritto nella sentenza di proscioglimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio la sentenza del Giudice di pace del 03/11/2021. Ha stabilito che, per come contestati i fatti, le condotte erano aggravate dall'aver agito in più persone riunite, operando gli artt. 585 e 339 c.p., e pertanto i reati erano procedibili d'ufficio. Perciò la competenza non era del Giudice di pace ma del Tribunale di Potenza. La Corte ha trasmesso gli atti al Pubblico Ministero presso il Tribunale di Potenza per il prosieguo.

Norme richiamate

  • art. 582 cod. pen. (lesioni personali)

    Il reato di lesioni, così come descritto nei fatti, è stato ritenuto aggravato dall'aver agito in più persone riunite; ciò incide sulla procedibilità rendendolo procedibile d'ufficio.

  • art. 612 cod. pen. (minaccia)

    La minaccia, nella formulazione fattuale, è stata considerata frutto di un'azione corale e quindi aggravata dall'aver agito in più persone; ne consegue la procedibilità d'ufficio.

  • art. 585 cod. pen.

    Richiamato come norma che disciplina l'aggravante applicabile alle lesioni quando sono commesse in più persone riunite, incidendo sulla gravità e sulla competenza.

  • art. 339 cod. pen.

    Richiamato dal Collegio come norma inserita nel ragionamento sull'aggravante e sulla procedibilità d'ufficio (citazione presente nel testo della sentenza).

  • Sez. U, n. 24906 del 18/04/2019 (Sorge)

    Principio giurisprudenziale secondo cui la contestazione in fatto di circostanze aggravanti è legittima quando tali circostanze hanno base fattuale e non contenuto valutativo, e la descrizione della condotta è sufficiente a ritenere sussistente l'aggravante.

  • Corte Costituzionale n. 214 del 1993

    Richiamata in relazione al principio processuale che giustifica la trasmissione degli atti al Pubblico Ministero presso il Tribunale competente per l'ulteriore corso.

Massime di principio

  • Se la condotta è descritta come frutto di un'azione corale ("più persone riunite"), quell'aggravante rende i reati procedibili d'ufficio, anche se la fattispecie base è in linea di principio procedibile a querela.
  • La remissione di querela non estingue il procedimento quando il reato risulti procedibile d'ufficio per l'esistenza di aggravanti descritte nei fatti.
  • La contestazione in fatto di circostanze aggravanti è ammissibile quando riguarda elementi fattuali e non valutazioni soggettive: una descrizione concreta della condotta può bastare a configurare l'aggravante.
  • Errore di competenza per sottovalutazione dell'aggravante comporta annullamento senza rinvio della decisione impugnata e trasmissione degli atti al Pubblico Ministero presso l'autorità giudiziaria competente (qui il Tribunale), per il prosieguo.
  • In situazioni analoghe, gli uffici di procura devono valutare attentamente la fattispecie aggravante in fase di esercizio dell'azione penale, perché può mutare la natura della procedibilità e la competenza del giudice.

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