Cassazione Penale, Sentenza n. 37364/2022 del 04/10/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 09/09/2021 che confermava la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina (con aggravante). Due motivi principali: 1) vizio di competenza territoriale (art. 12, comma 1, d.lgs. 25/7/1998 n.286): il ricorrente sosteneva che l'organizzazione dell'operazione fosse avvenuta a Roma e quindi la competenza dovesse spettare a quel circondario, prospettando che si tratti di reato a consumazione anticipata e dunque da collegare al luogo dell'organizzazione; 2) illegittimità della custodia cautelare in carcere e mancata adeguata motivazione sull'impossibilità di applicare misure meno afflittive (arresti domiciliari con controllo elettronico), con osservazione sulle "doppie presunzioni" e la loro applicabilità soltanto in contesti associativi.
La decisione
La Corte ha respinto il ricorso. Sulla competenza territoriale il Collegio ha ritenuto corretta l'attribuzione al Tribunale di Trieste: anche se alcuni aspetti logistici potevano avere avuto origine altrove, gli atti diretti a procurare l'ingresso illegale sono stati posti in essere nel territorio triestino e, ai sensi dell'art. 9 c.p.p., è applicabile la regola che assegna la cognizione al giudice del luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione. Quanto alla misura cautelare, il Tribunale aveva fornito motivazione adeguata: evidente il numero di soggetti coinvolti, l'organizzazione finalizzata a un ritorno economico, i collegamenti con soggetti esteri e il ruolo apicale attribuito al ricorrente, nonché la valutazione delle circostanze aggravanti che avrebbero fatto superare il limite triennale di pena; pertanto la custodia in carcere risultava giustificata. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e disposti gli adempimenti previsti dall'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.
Norme richiamate
d.lgs. 25 luglio 1998 n. 286, art. 12, comma 1
La competenza territoriale per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina si determina in relazione al luogo in cui sono compiuti gli atti diretti a procurare l'ingresso illegale (reato di pericolo a consumazione anticipata), non semplicemente al punto materiale di ingresso dello straniero
codice di procedura penale, art. 8
Richiamato come principio generale per la determinazione della competenza territoriale; nel caso concreto non poteva trovare applicazione per la specificità del reato in esame
codice di procedura penale, art. 9, comma 1 e comma 2
Se non è possibile determinare la competenza a norma dell'art. 8, la competenza si attribuisce al giudice del luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione o dell'omissione; nel caso specifico gli elementi indicavano che parti rilevanti dell'azione si sono verificate nel circondario di Trieste
disp. att. c.p.p., art. 94, comma 1-ter
Predisposizioni procedurali esecutive a carico del giudice in caso di rigetto del ricorso (adempimenti da effettuare in cancelleria)
giurisprudenza citata (Sez. 1, n. 24957 del 08/04/2021, Rv. 281666)
Richiamato per consolidare il principio secondo cui il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina è reato di pericolo a consumazione anticipata e la competenza si valuta in base al luogo in cui sono posti in essere gli atti diretti a procurare l'ingresso
Massime di principio
- Per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina la competenza territoriale si valuta rispetto al luogo in cui sono compiuti gli atti diretti a procurare l'ingresso, non necessariamente rispetto al punto materiale di ingresso nel territorio nazionale
- Se una parte rilevante dell'azione si verifica in un determinato circondario, l'art. 9 c.p.p. consente di attribuire la competenza a quel giudice anche quando l'organizzazione o elementi logistici abbiano avuto origine altrove
- La presenza di più persone coinvolte, l'evidente scopo di lucro, i collegamenti internazionali e un ruolo direttivo del singolo indiziato sono fattori che possono giustificare la custodia cautelare in carcere rispetto a misure meno afflittive
- La richiesta di misure alternative (arresti domiciliari con controllo elettronico) richiede che la difesa dimostri l'assenza dei presupposti che legittimano la misura più grave (pericolo di fuga, inquinamento delle prove, reiterazione del reato) e contrasti valutazioni concrete del giudice sui rischi processuali
- La mera prova di contatti o di organizzazione in altra provincia non è automaticamente sufficiente a spostare la competenza territoriale se elementi concreti indicano l'esecuzione di parte decisiva dell'azione nel foro opposto
- Nelle impugnazioni per cassazione contro misure cautelari, è fondamentale contestare puntualmente la motivazione del giudice di merito e fornire elementi concreti (es. indici che escludano il ruolo apicale, la sussistenza di collegamenti esteri o la valutazione delle aggravanti) per sperare in accoglimento
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