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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40801/2025 del 19/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa alla custodia cautelare in carcere dal 12/02/2008 al 24/12/2008 per il reato di concorso esterno in associazione di stampo mafioso; l'imputazione si è poi conclusa con sentenza di assoluzione pronunciata il 07/03/2019 con la formula "per non aver commesso il fatto" (divenuta definitiva il 20/07/2019). L'ordinanza impugnata ha rigettato la domanda di indennizzo ritenendo che il ricorrente avesse intrattenuto frequentazioni con esponenti del clan "La Torre" che avevano concorso a determinare l'adozione della misura cautelare. Il ricorrente ha impugnato sostenendo (1) violazione di legge per aver la Corte territoriale fondato la decisione su dichiarazioni di collaboratori ritenute inattendibili in sede di assoluzione; (2) vizio di motivazione per carenza argomentativa sulle condotte contestate (amicizia con Pignataro Aniello, rapporti con Sperlongano Mario, intercettazioni ritenute non riferibili a lui).

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha richiamato il consolidato principio secondo cui il giudice della riparazione valuta autonomamente se il detenuto abbia dato o concorso a dar causa alla detenzione con dolo o colpa grave; può tenere conto di elementi che non sono stati ritenuti sufficienti per la condanna, ma non può fondare la decisione su circostanze che siano state espressamente escluse dal giudice di merito. La Corte ha ritenuto che la Corte di appello abbia corretto la precedente carenza motivazionale segnalata dalla Cassazione, motivando adeguatamente che risultavano non escluse le frequentazioni ambigue del ricorrente con diversi membri del clan "La Torre" (ricostruzione fondata su dichiarazioni di collaboratori ritenute attendibili e su intercettazione), e che il ricorrente non aveva fornito spiegazioni alternative tempestive e intelligibili tali da neutralizzare il valore indiziante di tali rapporti. Per tali ragioni la condotta del ricorrente è stata ritenuta gravemente colposa e idonea a escludere il diritto all'indennizzo. Il ricorso è quindi respinto e il ricorrente è stato condannato alle spese.

Norme richiamate

  • Sez. 4, n. 12725 del 28/02/2025 (Di Dio)

    Principio secondo cui il giudice della riparazione deve valutare se la condotta del detenuto abbia determinato o contribuito a determinare il quadro indiziario che ha portato alla misura cautelare, con valutazione ex ante e analisi di tutti gli elementi probatori disponibili

  • Sez. 4, n. 13360 del 28/02/2025 (Demasi)

    Chiarimento che il diritto alla riparazione è escluso se il soggetto ha tenuto una condotta consapevole o gravemente colposa che abbia costituito prevedibile ragione dell'adozione della restrizione della libertà

  • Sez. U, n. 51779 del 28/11/2013 (Nicosia)

    Principio sulla funzione solidaristica dell'indennizzo: l'indennizzo non spetta se l'ingiustizia della detenzione è in realtà determinata da comportamenti dolosi o gravemente colposi dell'interessato

  • Sez. U, n. 43 del 13/12/1995 (Sarnataro)

    Necessità dell'accertamento del nesso causale tra le condotte addebitate e la misura cautelare sulla base di fatti certi o non negati; esclusione di decisioni fondate su elementi meramente congetturali

  • Sez. 4, n. 1573 del 18/12/1993 (Tinacci)

    Limite al potere del giudice della riparazione: non può attribuire decisiva importanza a condotte espressamente escluse dal giudice penale con sentenza di assoluzione

  • Sez. 4, n. 21575 del 29/01/2014 (Antognetti)

    Onere per chi ha frequentazioni ambigue con soggetti criminali, specialmente se appartenente alle forze dell'ordine, di fornire spiegazioni tempestive e convincenti per neutralizzare il valore indiziante delle frequentazioni

  • Giurisprudenza consolidata (es. Puro, D'Urso, Dieni, Carere citati)

    Affermata la possibilità di valutare frequentazioni ambigue e contiguità come elementi idonei a integrare la colpa grave ostativa all'indennizzo, purché tali fatti non siano stati esclusi dai giudici di merito

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione valuta autonomamente la sussistenza di dolo o colpa grave rispetto alla detenzione: può arrivare a conclusioni diverse dal giudice penale, ma non può fondarsi su fatti espressamente esclusi dall'assoluzione.
  • Le frequentazioni ambigue con soggetti notoriamente legati a organizzazioni criminali, specie se poste in essere da appartenenti alle forze dell'ordine, possono configurare colpa grave e ostare al diritto all'indennizzo se contribuiscono a creare un quadro indiziario.
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia possono essere utilizzate nel giudizio di riparazione se sono state ritualmente acquisite e non dichiarate inattendibili dal giudice penale; la loro attendibilità va valutata dal giudice della riparazione.
  • Il rapporto causale tra condotta del detenuto e adozione della misura cautelare deve emergere da fatti certi o non negati: non sono ammissibili valutazioni fondate su mere congetture.
  • Il soggetto che ha frequentazioni discutibili ha l'onere, se è in grado di farlo, di fornire tempestive spiegazioni alternative; il silenzio o la reticenza possono essere considerati nella valutazione complessiva se accompagnati da altri elementi di colpa.
  • Una sentenza di assoluzione non comporta automaticamente il diritto all'indennizzo: va sempre verificato se, nonostante l'assoluzione penale, il detenuto abbia con la propria condotta contribuito alla formazione del quadro indiziario che ha giustificato la misura cautelare.

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