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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29435/2025 del 11/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di conferma della custodia cautelare in carcere per sei ipotesi di furto in abitazione pluriaggravato e furto pluriaggravato in concorso; il ricorrente deduce manifesta illogicita' e contraddittorieta' della motivazione con riguardo alle esigenze cautelari del pericolo di fuga e di reiterazione. La difesa chiedeva la sostituzione con obbligo di soggiorno in provincia di Milano e/o obbligo di firma quotidiana, sostenendo che la sola condizione di straniero o il fatto di abitare in un furgone non giustificano la misura, che il ricorrente e' rimasto sei mesi in Italia senza tentativi di allontanamento e che non vi sono prove chiare del suo coinvolgimento in tutti i fatti contestati.

La decisione

Il ricorso e' dichiarato inammissibile. Il Tribunale ha confermato la valutazione cautelare basata sulla gravita' indiziaria (esame tabulati telefonici, localizzazioni, servizi di osservazione, immagini di videosorveglianza), sulle modalita' organizzative dei reati (spostamenti sul territorio, piu' condotte predatorie in sequenza, uso dell'effrazione) e su elementi indicativi del rischio di fuga (falsificazione delle generalita', resistenza e fuga nell'ultimo episodio, assenza di fissa dimora e mancata registrazione all'anagrafe). Per queste ragioni il giudizio di concretezza e attualita' delle esigenze cautelari e' stato ritenuto fondato. Il ricorrente e' condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 274 cod. proc. pen. (lett. b) e c))

    art. 274, lett. b) e c., cod. proc. pen.

    Le esigenze cautelari di pericolo di fuga (lett. b) e di reiterazione di reati della stessa specie (lett. c) devono essere attuali e concrete; non si desumono da mere presunzioni ma da elementi concreti come false generalita', tentativo di fuga, assenza di fissa dimora, modalita' operative che indicano abitualita'.

  • artt. 581 e 591 cod. proc. pen.

    artt. 581 e 591 cod. proc. pen.

    Il ricorso deve indicare specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che fondano ogni richiesta e deve confrontarsi puntualmente con le argomentazioni del provvedimento impugnato; l'assenza di tale confronto rende il ricorso inammissibile.

  • Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    sentenza 13 giugno 2000, n. 186

    In tema di condanna alla Cassa delle ammende, se non sussiste colpa nella determinazione della causa di inammissibilita' e' comunque possibile irrogare una somma equitativa; il Tribunale ha disposto il pagamento di euro 3.000,00.

Massime di principio

  • Pericolo di fuga: la condizione di straniero o soluzioni abitative non convenzionali (es. vivere in un furgone) non bastano da sole; e' necessario dimostrare elementi concreti come tentativi di fuga, false generalita', assenza di residenza anagrafica o tempistiche che rendono probabile l'allontanamento.
  • Pericolo di reiterazione: non e' sufficiente la mera possibilita' astratta di commettere altri reati; il giudice deve operare una valutazione prognostica fondata su modalita' del fatto, personalita' del soggetto, contesto socio-ambientale e recentita' degli elementi, potendo desumere il rischio anche dalle modalita' associative e organizzative del reato.
  • Gravita' indiziaria: misure cautelari possono essere confermate quando depositate prove indiziarie significative e convergenti (tabulati, localizzazioni, video, servizi di osservazione) che delineano un quadro probatorio solido e coerente.
  • · Onere di specificita' nel ricorso: l'impugnazione deve confrontarsi puntualmente con le ragioni del provvedimento impugnato; argomentazioni generiche o reiterazioni non specifiche comportano l'inammissibilita'.
  • Conseguenze processuali: l'inammissibilita' puo' comportare condanne alle spese e l'obbligo di versamento alla Cassa delle ammende quando il giudice lo ritiene equo, salvo presenza di colpa grave nella determinazione dell'impugnazione.

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