Cassazione Penale, Sentenza n. 8642/2023 del 27/02/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il difensore dell'imputato, Avv. Giuseppe Russo, ha impugnato la sentenza di appello denunciando violazione di legge e vizio di motivazione su molteplici capi: 2.1) errore nell'attribuire al ricorrente la partecipazione al furto sulla base di identificazioni incerte e travisamento della persona che accompagnava Di Biase; 2.2) insufficienza probatoria per affermare la responsabilità per ricettazione, poiché la sola frequentazione con Di Biase e il ruolo di passeggero non sarebbero sufficienti; 2.3) mancanza di prova del concorso nel reato di resistenza a pubblico ufficiale; 2.4–2.8) inadeguatezza e genericità degli elementi probatori relativi ad altri capi (4–8, 10–11) fondati su affermazioni apodittiche e sospetti; 2.5) mancata individuazione del prevenuto dalla persona offesa per il capo 6; 2.9) illegittima applicazione della recidiva sulla base del mero riscontro di precedenti condanne senza valutare una maggiore pericolosità dell'agente.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per genericità e aspecificità delle censure, ritenendo che la Corte d'Appello avesse dato motivazione esaustiva e valutato congruamente le emergenze probatorie, compresa l'infondatezza delle censure su ricettazione e resistenza. I giudici di merito avevano inoltre considerato l'ammissione di responsabilità del ricorrente rispetto agli addebiti. Quanto alla recidiva qualificata, la Corte territoriale aveva spiegato le ragioni per ritenere sussistente l'aggravante alla luce della biografia criminale. Conseguentemente il rigetto del ricorso mantiene la condanna di primo e secondo grado: pena di 6 anni e 8 mesi di reclusione e multa di euro 2.000, oltre condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
Recidiva (circostanza aggravante)
La Corte d'appello ha ritenuto sussistente la recidiva qualificata sulla base della biografia criminale dell'imputato; la Cassazione ha ritenuto adeguata la motivazione fornita dai giudici di merito e ha confermato l'applicazione dell'aggravante.
Attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti
I giudici di merito hanno riconosciuto le attenuanti generiche e le hanno valutate equivalenti alle aggravanti e alla recidiva, operando il bilanciamento delle circostanze nel determinare la pena; la Cassazione non ha ritenuto viziata questa valutazione.
Regole di ammissibilità del ricorso per genericità/aspecificità
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché molte censure erano generiche e non specificamente dirette a provare un vizio di diritto o di motivazione non già valutato dalla Corte d'appello; la riproposizione di doglianze meramente di fatto, senza puntualizzazioni, è insufficiente per l'ammissibilità.
Massime di principio
- La Corte di Cassazione può dichiarare inammissibile il ricorso se le censure sono generiche o aspecifiche: il ricorrente deve indicare con precisione il vizio di diritto o di motivazione da impugnare.
- La semplice frequentazione o la posizione di passeggero non escludono in assoluto responsabilità penale, ma per affermarla sono richiesti elementi probatori specifici che colleghino il soggetto al reato; se il giudice di merito fornisce motivazione convincente, la Cassazione non la rimetterà in discussione senza un preciso vizio di diritto.
- L'ammissione di responsabilità dell'imputato in sede di merito è un elemento probatorio rilevante che i giudici valutano nel complesso; l'omissione di contestare tale dato processuale può rendere inammissibili censure successive.
- L'applicazione della recidiva richiede che i giudici motivino la sua sussistenza alla luce della biografia criminale: una motivazione adeguata sul punto rende difficile per la Cassazione annullare l'aggravante in assenza di palese errore.
- In fase di impugnazione è fondamentale distinguere criticità di merito (valutazione delle prove) da profili di diritto; la Corte di Cassazione è chiamata soprattutto a verificare la corretta applicazione del diritto e la legittimità della motivazione, non a rivedere integralmente la valutazione delle prove.
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