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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23537/2023 del 30/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Brescia del 20/12/2022 che aveva respinto l'appello di Galeazzi volto ad ottenere la revoca della misura cautelare dell'obbligo di dimora, applicata in relazione a reati tributari; il ricorso per cassazione articolava quattro motivi di doglianza

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse alla decisione: nel frattempo la misura cautelare era stata revocata, documentazione che elimina l'utilità dell'impugnazione e deve perdurare fino al momento della decisione. La Corte ha inoltre osservato che, anche se era pervenuta una dichiarazione di rinuncia sottoscritta solo dal difensore, non è necessario accertare la sua validità formale perché la sopravvenuta mancanza di interesse è già causa di inammissibilità. Nulla è stato disposto in ordine alle spese del procedimento, dato che la perdita di interesse dovuta a fatti sopravvenuti (revoca della misura) non determina condanna alle spese

Norme richiamate

  • art. 83, comma 12-ter, d.l. n. 18/2020, conv. con modif. dalla L. n. 27/2020

    Citato come titolo normativo che ha autorizzato la trasmissione delle richieste scritte dal Pubblico Ministero nella fase di discussione; non incide sul merito della decisione sul difetto di interesse

  • art. 589, comma 3, cod. proc. pen.

    La Corte rileva che non è necessario accertare se la dichiarazione di rinuncia sia stata resa con le modalità previste da questa norma perché la sopravvenuta carenza di interesse rende irrilevante la questione formale della rinuncia

  • Sez. 2, n. 4974 del 17/01/2017 (D'Aversa, Rv. 268990)

    Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui l'interesse all'impugnazione deve persistere fino alla decisione e va valutato in termini di idoneità dell'esito finale ad eliminare la situazione denunciata

  • Sez. U, n. 7 del 25/06/1997 (Chiappetta e a., Rv. 208165)

    Ulteriore richiamo giurisprudenziale sul principio della persistenza dell'interesse all'impugnazione

  • Sez. 2, n. 4452 del 08/01/2019 (Cristallo, Rv. 274736)

    Richiamata per sostenere che la sopravvenuta revoca della misura nei procedimenti cautelari comporta la perdita dell'interesse e, quando ciò avviene, non si dispone la condanna alle spese a carico del ricorrente

  • Sez. 1, n. 13607 del 10/12/2010 (Valentini, Rv. 249916)

    Citata in analogia per il principio secondo cui la sopravvenuta perdita di interesse correlata a fatti sopravvenuti non determina condanna alle spese

  • Sez. 3, Sentenza n. 57883 del 25/10/2017 (0., Rv. 271806)

    Principio richiamato che il difetto sopravvenuto di interesse è causa di inammissibilità più favorevole rispetto alla rinuncia all'impugnazione e, pertanto, prevale perché evita la condanna alle spese

Massime di principio

  • La revoca della misura cautelare sopravvenuta prima della decisione produce la perdita dell'interesse all'impugnazione e determina l'inammissibilità del ricorso.
  • La sopravvenuta mancanza di interesse va valutata in relazione all'idoneità della decisione impugnata ad eliminare la situazione giuridica ritenuta illegittima e deve perdurare fino al momento della decisione.
  • La dichiarazione di rinuncia all'impugnazione da parte del difensore può risultare irrilevante se sussiste una sopravvenuta carenza di interesse; inoltre il difetto di interesse è preferibile alla rinuncia perché evita la condanna alle spese.
  • Nei procedimenti relativi a misure cautelari, la cessazione dell'interesse per revoca della misura di norma non comporta condanna alle spese per il ricorrente.
  • In situazioni analoghe è opportuno documentare tempestivamente la revoca o ogni altra causa sopravvenuta che renda inutile l'impugnazione, per agevolare la declaratoria di inammissibilità e limitare i rischi processuali e di spese.

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