Sentenza n. 6408/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, sezione staccata di Salerno, Sezione Seconda, n. 3041/2023, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Campania, Sezione staccata di Salerno, n. 3041/2023, che aveva annullato parzialmente il nuovo Piano per gli insediamenti produttivi di via Sant’Antonio Abate
Esito
Favorevole al ricorrente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il Comune ha appellato la sentenza con un unico motivo, deducendo error in iudicando, travisamento dei fatti e violazione dell’art. 12 d.P.R. 327/2001 e dell’art. 27 l. 865/1971. Il TAR aveva ritenuto che la scadenza del termine decennale di efficacia del precedente PIP avesse comportato la trasformazione delle aree in zona bianca e che, per l’attuazione del nuovo Piano, fosse necessaria la reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio. Il Comune ha sostenuto, invece, che il nuovo PIP non introducesse nuovi vincoli espropriativi, poiché le aree già destinate all’esproprio erano state espropriate e acquisite al patrimonio comunale nel 2008. Il nuovo Piano avrebbe avuto effetti prevalentemente conformativi, disciplinando l’utilizzo delle aree comunali ancora da assegnare, quelle destinate alle opere di urbanizzazione e le aree produttive e artigianali già private. Ha inoltre dedotto che il Comune poteva completare le opere di urbanizzazione già previste, anche mediante l’adozione di un nuovo PIP, senza necessità di rinnovare il vincolo espropriativo.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello e riformato integralmente la sentenza di primo grado, rigettando il ricorso originario. La Sezione ha richiamato le proprie precedenti sentenze n. 10971/2023 e n. 10972/2023, relative al medesimo PIP, dalle quali non ha ravvisato ragioni per discostarsi. Ha escluso che la perdita di efficacia di un PIP, quale particolare piano particolareggiato, determini automaticamente la qualificazione delle aree come zone bianche. La previsione dell’art. 55 delle NTA del PRG, che subordina l’edificazione nelle zone D4 alla previa formazione di un PIP, configura un vincolo procedurale. Dopo la scadenza del Piano, resta fermo quanto già attuato e permane l’obbligo di completare le opere di urbanizzazione in corso secondo gli indici e le disposizioni già applicate, ai sensi dell’art. 17 l. 1150/1942. Il Comune può quindi completare le opere previste dal precedente PIP anche attraverso l’adozione di un nuovo Piano. Nel caso concreto, il nuovo PIP riproponeva le pregresse previsioni urbanistiche, con limitati adattamenti, e disciplinava prevalentemente aree già espropriate e acquisite in proprietà comunale, oltre ad aree private produttive e artigianali il cui regime edilizio era direttamente attuabile mediante titoli edilizi. Il Piano aveva pertanto effetti prevalentemente conformativi e non richiedeva la previa reiterazione del vincolo espropriativo. Le spese del doppio grado sono state compensate.
Norme richiamate
art. 17 l. 1150/1942
resta fermo quanto già attuato con obbligo di completamento delle opere di urbanizzazione in corso in conformità agli indici praticati nella zona secondo le disposizioni del piano
Dopo la scadenza di un piano particolareggiato, quanto già attuato resta fermo e le opere di urbanizzazione in corso possono essere completate secondo gli indici e le disposizioni del piano; il Comune può adottare un nuovo piano per completare l’attuazione, purché rispetti le regole di settore se introduce innovazioni.
art. 55 N.T.A. del P.R.G. di Scafati
previa formazione di un P.I.P. ai fini della edificazione nelle Z.T.O. D4
La previsione configura un vincolo procedurale, non comporta che la scadenza del PIP trasformi automaticamente le aree in zona bianca.
art. 12 d.P.R. 327/2001
Richiamato dal Comune quale parametro di legittimità dell’azione amministrativa; la decisione accoglie l’appello senza sviluppare una distinta interpretazione della disposizione.
art. 27 l. 865/1971
Richiamato dal Comune quale parametro di legittimità del PIP; la decisione accoglie l’appello senza sviluppare una distinta interpretazione della disposizione.
Massime di principio
- La scadenza del termine di efficacia di un piano per gli insediamenti produttivi, quale particolare piano particolareggiato, non determina automaticamente la qualificazione delle aree comprese nel piano come zone bianche.
- Quando la disciplina urbanistica generale subordina l’edificazione alla previa formazione di un piano per gli insediamenti produttivi, la scadenza del piano configura una situazione di vincolo procedurale: resta fermo quanto già attuato e possono essere completate le opere di urbanizzazione in corso secondo le previsioni già applicate.
- Il Comune può adottare un nuovo piano per completare l’attuazione di un piano per gli insediamenti produttivi scaduto, senza necessità di reiterare il vincolo preordinato all’esproprio quando le aree destinate all’espropriazione siano già state espropriate e acquisite al patrimonio comunale.
- Un nuovo piano per gli insediamenti produttivi ha effetti prevalentemente conformativi, e non espropriativi, quando disciplina l’uso di aree già acquisite in proprietà pubblica e di aree private produttive o artigianali il cui regime edilizio sia direttamente attuabile mediante titoli edilizi; la reiterazione del vincolo espropriativo è necessaria solo se il nuovo piano introduce effettivamente un vincolo espropriativo innovativo.
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