Cassazione Penale, Sentenza n. 41491/2024 del 12/11/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza che ha applicato la custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309) e reati connessi (art. 73). Il difensore ha dedotto: (1) insufficiente prova della partecipazione all'associazione, sostenendo che la mera ripetuta attività di spaccio su strada non dimostra l'inserimento nella consorteria e che il ricorrente sarebbe stato un "semplice dipendente"/pusher occasionale; (2) carenza di motivazione e mancata autonoma valutazione circa le esigenze cautelari e la non adeguatezza di misure meno afflittive (es. arresti domiciliari).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano manifestamente infondati e, in parte, aspecifici o non consentiti in sede di legittimità. Ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale di Catania secondo cui le videoriprese e le risultanze dimostrano una partecipazione stabile e coordinata del Licciardello all'associazione (ruolo di pusher, turni serali, approvvigionamenti, funzioni di vedetta), non mera occasionalità. Ha inoltre confermato la sussistenza delle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione, continuità dell'attività nonostante precedenti misure, precedenti penali e carichi pendenti) e ha escluso l'obbligo di una motivazione "autonoma" nell'appello ex art. 310 c.p.p.. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 74
Il delitto associativo richiede non solo l'accordo e la permanenza del vincolo, ma l'esistenza di una organizzazione operativa (mezzi concreti, ripartizione di ruoli e contributo effettivo dei singoli) che renda operativa e permanente la struttura criminale.
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, commi 1 e 4
Norme che puniscono i delitti-fine relativi alla detenzione e al traffico di stupefacenti; nella ricostruzione servono come reati materiali collegati all'associazione di cui all'art. 74.
codice di procedura penale, art. 275, comma 3
Riferimento alla presunzione/doppia presunzione utilizzata in tema di misure cautelari (valutazione del pericolo di reiterazione/continuazione dell'attività delittuosa); il Tribunale ha valutato gli elementi anche alla luce di questa presunzione, e la difesa non ha fornito elementi idonei a neutralizzarla.
codice di procedura penale, art. 292, comma 2
Stabilisce l'obbligo di autonoma valutazione da parte del giudice quando la misura è adottata inaudita altera parte; la Corte chiarisce che tale obbligo non si estende automaticamente a tutti i provvedimenti cautelari o agli appelli ex art. 310.
codice di procedura penale, art. 310
Regola l'appello contro il rigetto della custodia cautelare: la Corte conferma che il Tribunale in sede di appello può mutuare argomentazioni dall'atto di appello del pubblico ministero e non è tenuto alla stessa motivazione autonoma prevista per i provvedimenti inauditi.
codice di procedura penale, art. 616, comma 1
Prevede la condanna alle spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso; applicata dalla Corte per il pagamento delle spese da parte del ricorrente.
Sentenza Corte costituzionale 13 giugno 2000, n. 186
Richiamata in relazione al disposto sull'ammenda/cassa delle ammende: la Corte ha disposto il versamento di una somma in favore della cassa delle ammende in via equitativa, ritenendo assente colpa grave nella determinazione dell'inammissibilità.
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non entra nel merito della valutazione fattuale o nella rinnovata valutazione delle prove: le censure che chiedono una diversa lettura degli elementi di fatto sono inammissibili in sede di legittimità.
- Per integrare l'art. 74 DPR 309/1990 non basta la mera reiterazione di singole condotte di spaccio: è necessario dimostrare un'organizzazione operativa (coordinamento, ruoli stabili, mezzi/approvvigionamenti, funzioni di supporto come vedetta) che evidenzi la permanenza e la funzionalità del sodalizio.
- Le videoriprese che documentano attività ripetute, turni coordinati, approvvigionamenti e ruoli complementari possono essere valutate come indizi gravi, precisi e concordanti della partecipazione all'associazione, nonché della stabilità del ruolo dell'indagato.
- In tema di misure cautelari, la sussistenza dell'esigenza cautelare (pericolo di reiterazione, inquinamento delle prove, fuga) può essere adeguatamente fondata su elementi quali la continuità dell'attività criminale, la prosecuzione delle condotte anche durante precedenti misure, precedenti penali e carichi pendenti.
- L'obbligo di motivazione autonoma previsto dall'art. 292 c.p.p. riguarda specificamente i provvedimenti adottati inaudita altera parte; negli appelli ex art. 310 c.p.p. o nei riesami non sempre è prevista la stessa autonoma ripetizione argomentativa del giudice del riesame.
- Chi propone ricorso in Cassazione deve porre censure di diritto precise e confrontarsi con la motivazione impugnata; censure aspecifiche o che si risolvono in una diversa valutazione probatoria sono dichiarate inammissibili e possono comportare condanna alle spese e ammenda.
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