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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3712/2025 del 28/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di appello per quattro censure: 1) inesistenza del dolo per il reato di peculato (capo A) dovuta alla presenza di una polizza fideiussoria e al fatto che si sarebbe trattato solo di un ritardo nel versamento; 2) vizio di motivazione e insufficiente prova in relazione al delitto di falso (capo D), con indicazione di un terzo presunto autore (Corrado Di Mauro) non adeguatamente investigato; richiesta di applicazione della causa di non punibilità ex art. 131-bis; 3) mancata concessione dell'attenuante per il risarcimento del danno (art. 62 n.6) in quanto il danno sarebbe stato ripianato dall'assicurazione; 4) mancata concessione della sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità ai sensi dell'art. 20-bis c.p., per la quale viene contestata la motivazione della Corte d'appello basata su precedenti penali e pericolosità di recidiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso nei limiti indicati: ha rigettato le censure relative al dolo nel reato di peculato (capo A) e quelle relative al falso (capo D) e all'attenuante per risarcimento del danno, confermando la valutazione di merito che ha ritenuto sussistenti i reati e le valutazioni probatorie; ha invece accolto il quarto motivo relativo alla mancata applicazione della pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, ritenendo la motivazione della Corte d'appello insufficiente (non correlata adeguatamente al contenuto della misura sostitutiva e fondata soltanto sui precedenti penali), annullando la sentenza impugnata limitatamente a questo punto e rinviando ad altra sezione della Corte d'appello di Catania per nuovo giudizio sulla concessione o meno della sanzione sostitutiva. Restano dunque confermate le statuizioni sostanziali di condanna per i reati residui (capo A e D) e la declaratoria di non doversi procedere o l'estinzione rispetto agli altri capi come già deciso nei gradi inferiori.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen. (peculato)

    La Corte afferma che la presenza di una fideiussione non esclude il peculato: il delitto si consuma con l'appropriazione delle somme affidate al pubblico incaricato o, in base alla più recente giurisprudenza, quando è certa l'inversione del titolo del possesso (atti di dominio utriusque cum volontà di tenere uti dominus).

  • artt. 480 e 482 cod. pen. (falso)

    Richiamati come norme relative al delitto di falso contestato al capo D; la Cassazione ritiene che le criticità sollevate attengano alla valutazione di merito e non integrino vizio di legittimità.

  • art. 646 cod. pen. (appropriazione indebita)

    Norma richiamata in relazione alla riqualificazione di taluni fatti in sede di appello (difetto di querela su talune imputazioni); la Cassazione non riforma la valutazione di merito su questo punto.

  • art. 131-bis cod. pen. (causa di non punibilità)

    Invocata dal ricorrente per escludere responsabilità, la norma è stata considerata genericamente dedotta in cassazione e quindi inammissibile come motivo nuovo.

  • art. 62 n.6 cod. pen. (attenuante per riparazione del danno)

    La Corte conferma che il risarcimento effettuato da un'assicurazione non integra l'attenuante perché manca la volontarietà dell'autore nel riparare dopo il fatto; l'atto dell'assicuratore non equivale alla riparazione personale post delictum.

  • art. 20-bis cod. pen. e disposizioni di coordinamento (art. 58 e 59 legge n. 689/1981)

    La Corte precisa che il diniego di una misura sostitutiva non può fondarsi unicamente sui precedenti penali: il giudice deve svolgere una prognosi individualizzata e motivata sul profilo della funzionalità della misura e sulla capacità del condannato di osservare le prescrizioni, correlando le ragioni ostative al contenuto della misura.

  • art. 1219 cod. civ. (dies interpellat pro homine)

    Richiamato nella disamina su quando il ritardo nell'adempimento possa dimostrare inadempimento, ma la Corte evidenzia che il mero ritardo non è automaticamente sufficiente a configurare il peculato senza prova dell'interversione del titolo del possesso.

Massime di principio

  • La presenza di una fideiussione o garanzia civile non esclude di per sé il reato di peculato: il profilo penale si valuta sulla condotta di appropriazione o sull'interversione del titolo del possesso, non sulla mera garanzia risarcitoria.
  • Il peculato può essersi consumato non già con il semplice decorso del termine per il versamento, ma quando emerge con certezza l'atto di dominio o la volontà dell'incaricato di comportarsi uti dominus; il mero ritardo non è sempre sufficiente per la configurazione del reato.
  • La Cassazione non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle prove e nella rilettura degli elementi fattuali: le critiche alla motivazione o la richiesta di diversa valutazione probatoria sono inammissibili se si concretano in atti di riesame della prova.
  • Il risarcimento del danno operato da un'assicurazione non vale come riparazione personale ai fini dell'attenuante di cui all'art. 62 n.6 c.p.; per ottenere l'attenuante è richiesta una riparazione volontaria e personale successiva al reato.
  • Il rifiuto di una sanzione sostitutiva (lavoro di pubblica utilità) non può basarsi unicamente su precedenti penali: il giudice deve motivare specificamente la prognosi negativa e collegarla al contenuto e alle prescrizioni della misura sostitutiva invocata.

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