Cassazione Penale, Sentenza n. 06786/2026 del 19/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la convalida dell'arresto in "quasi flagranza" per il furto (artt. 56, 624, 625 n.4 e n.8-bis c.p.), deducendo violazione di legge e vizio di motivazione. Sostiene che non vi fu percezione immediata della sottrazione da parte della persona offesa, che non vi fu inseguimento senza soluzione di continuità né da parte della polizia né del denunciante, che non fu sorpreso con cose o tracce del reato (perquisizione negativa), che le dichiarazioni rese sarebbero state acquisite in violazione dell'art. 350, comma 6, c.p.p., e che la visione delle immagini di videosorveglianza subito dopo la privazione della libertà interromperebbe l'immediatezza necessaria per configurare la quasi-flagranza.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha richiamato la disciplina e la giurisprudenza sulla quasi-flagranza (art. 382 comma 1 c.p.p.), precisando che la "sorpresa" del presunto autore con cose o tracce del reato non richiede la sua immediata apprensione con l'oggetto in mano né che l'intervento avvenga in modo non casuale, ma solo una stretta contiguità temporale tra consumazione del reato e la successiva individuazione del sospetto in possesso di cose o in condizioni rivelatrici. Nel caso concreto la visione immediata del filmato di videosorveglianza, svolta subito dopo la segnalazione, ha permesso di cogliere il ricorrente mentre si liberava del portafoglio appena sottratto; il portafoglio venne recuperato circa uno-due minuti dopo il furto e gli agenti bloccarono il prevenuto all'uscita. Pertanto l'arresto era legittimo. La Corte ha inoltre disposto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 56 cod. pen.
Norma citata tra le imputazioni; non è oggetto specifico del motivo di ricorso, menzionata come riferimento alla partecipazione o concorso nel reato (citata nella sentenza come parte della qualificazione criminosa)
art. 624 cod. pen.
Norma che disciplina il reato di furto, da cui deriva l'accusa principale per il fatto contestato
art. 625 nn. 4 e 8-bis cod. pen.
Aggravanti o circostanze aggravanti richiamate nella contestazione penale; citate per precisione della imputazione
art. 382 comma 1 cod. proc. pen.
Norma che disciplina l'arresto in flagranza e nella "quasi-flagranza"; interpretata dalla Corte nel senso che la "sorpresa" con cose o tracce del reato richiede solo una stretta contiguità temporale e non la materiale presa del bene da parte degli agenti
art. 350 comma 6 cod. proc. pen.
Richiamato dal ricorrente a censura dell'acquisizione di dichiarazioni; la Corte non ha ritenuto che la contestata acquisizione determinasse l'illegittimità dell'arresto, né ha fatto valere l'infondatezza della censura rispetto all'elemento della quasi-flagranza
art. 616 cod. proc. pen.
Norma applicata dalla Corte per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di reiezione del ricorso
Massime di principio
- La "quasi-flagranza" prevista dall'art. 382 c.p.p. si realizza anche quando, pur non trovandosi materialmente il reo con l'oggetto sulla persona, vi sia una stretta contiguità temporale tra il reato e la successiva individuazione del sospetto con "cose" o "tracce" rivelatrici della consumazione.
- La sorpresa del reo non richiede che la polizia catturi fisicamente l'oggetto in mano al sospetto: strumenti investigativi immediatamente impiegati (es. visione delle immagini di videosorveglianza) possono costituire mezzo di percezione autonomo che consente di ritenere soddisfatto il requisito della contiguità temporale.
- L'immediatezza dell'attività investigativa è valutata in concreto: una visione delle immagini effettuata subito dopo la segnalazione e la tempestiva individuazione del comportamento rivelatore (es. gettare il portafoglio) mantengono il requisito della quasi-flagranza.
- La mancata percezione diretta del furto da parte della persona offesa o l'assenza di inseguimento senza soluzione di continuità non escludono automaticamente la legittimità dell'arresto se sussistono tracce o elementi collegabili al reato raccolti in stretta contiguità temporale.
- Le censure relative all'acquisizione di dichiarazioni o alla perquisizione devono essere valutate distintamente e non annullano automaticamente la legittimità dell'arresto quando esistono altresì elementi autonomi, immediati e rivelatori del reato.
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