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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25382/2023 del 13/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Latina che, in sede di rinvio, aveva confermato il sequestro preventivo dell'immobile ATER ritenendo sussistente il fumus commissi delicti in relazione agli artt. 633 e 639-bis cod. pen. La ricorrente contestava la configurabilità del reato di invasione di edifici (art. 633 cod. pen.), sostenendo che l'immobile le era stato legittimamente assegnato e che il Tribunale aveva sostanzialmente equiparato l'omesso rilascio successivo alla decadenza dell'assegnazione alla condotta di invasione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha ricostruito i fatti accertati dal Tribunale: l'assegnazione dell'alloggio alla Santucci dal 1998; la prima contestazione di decadenza nel 2014; una nuova assegnazione il 25/02/2015 e la successiva revoca del 17/04/2015 con termine di 10 giorni per il rilascio. La Corte ha stabilito che, secondo la giurisprudenza consolidata, il reato di invasione di edifici (art. 633) richiede l'introduzione dall'esterno in immobile o fondo altrui e non può essere configurato nella mera prosecuzione di una detenzione iniziata legittimamente e poi protratta contro la volontà dell'avente diritto. Pertanto è stato escluso il fumus commissi delicti per art. 633, sancendo che eventuali profili di illecito sono di natura civile o amministrativa e non rientrano nel tipo penale. Di conseguenza la Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e il provvedimento di sequestro emesso il 9/11/2021 dal GIP di Latina, disponendo la restituzione dell'appartamento a favore della ricorrente e ordinando gli adempimenti di cancelleria ai sensi dell'art. 626 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 633 cod. pen.

    La Corte interpreta l'art. 633 nel senso che il reato punisce l'invasione consistente nell'introduzione dall'esterno in un fondo o in un immobile altrui di cui non si abbia possesso o detenzione; non sanziona la mera detenzione sine titulo conseguente alla mancata ottemperanza a provvedimenti amministrativi di decadenza.

  • art. 639-bis cod. pen.

    Richiamato dal Tribunale tra le norme considerate, ma nella motivazione della Cassazione non risultano emergere elementi tali da ritenere integrata la fattispecie penale richiamata; la decisione si è concentrata sull'inapplicabilità dell'art. 633 ai fatti accertati.

  • art. 626 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per gli adempimenti di cancelleria conseguenti all'annullamento del provvedimento di sequestro e alla restituzione del bene all'avente diritto.

Massime di principio

  • Il reato di invasione di edifici richiede l'introduzione dall'esterno in immobile o fondo altrui: la semplice persistenza nella detenzione iniziata legittimamente non integra il reato.
  • La mancata ottemperanza a un provvedimento amministrativo di decadenza rileva principalmente in sede civile o amministrativa e non costituisce automaticamente un fatto penalmente rilevante ai sensi dell'art. 633.
  • La misura cautelare reale (sequestro preventivo) può essere mantenuta solo se sussiste il fumus commissi delicti; non può essere utilizzata come mezzo surrettizio per eseguire provvedimenti amministrativi.
  • Il possesso effettivo del bene al momento del sequestro attribuisce alla parte l'interesse ad impugnare la misura cautelare, anche se sono in corso controversie amministrative relative all'assegnazione.
  • Il giudice di merito deve confrontarsi con la giurisprudenza consolidata sui presupposti del reato e motivare specificamente la configurabilità dell'invasione; una valutazione puramente astratta non è sufficiente.
  • In presenza di provvedimenti amministrativi di assegnazione e successiva revoca, è necessario accertare concretamente modalità ed epoca dell'occupazione: la valutazione fattuale è decisiva per stabilire la rilevanza penale.

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