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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28247/2022 del 19/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ai sensi dell'art. 591 c.p.p. in considerazione della intervenuta rinuncia all'impugnazione da parte del ricorrente. Non è quindi intervenuta una valutazione nel merito delle censure relative alla motivazione del Tribunale del Riesame; la declaratoria di inammissibilità ha posto fine al gravame in cassazione.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Torino che aveva annullato la misura della custodia cautelare disposta nei confronti di Riviera Luigi Roberto, indagato per plurimi furti in abitazione (contestati tra il 4 marzo e il 21 aprile 2021) aggravati ai sensi degli artt. 61 n. 5 e 625 nn. 2 e 5 c.p. Il ricorso denunciava mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione del riesame in ordine all'inattendibilità del riconoscimento operato da persone informate sui fatti (Manuelli, Erbetta e Sanzone): si contestava l'equiparazione apodittica tra suggestionabilità e scarsa capacità mnemonico-cognitiva di Manuelli nonostante la descrizione dettagliata dei beni sottratti; l'inesistenza della presunta discrepanza tra le versioni di Sanzone ed Erbetta (entrambi riferivano un'automobile grigia, seppur con modelli diversi); e l'atteggiamento di lettura atomistica anziché globale degli elementi indiziari. Successivamente il ricorrente (la Procura) ha rinunciato all'impugnazione in ragione di ulteriori sviluppi investigativi.

Norme richiamate

  • art. 61 cod. pen.

    Richiamato come riferimento alle circostanze aggravanti invocate nel capo d'imputazione; la sentenza non fornisce interpretazioni particolari della norma, la cita quale cornice normativa delle aggravanti contestate.

  • art. 625 cod. pen.

    Citando le lettere nn. 2 e 5, la decisione indica che i furti contestati erano aggravati secondo le fattispecie previste dal codice penale; la Corte di Cassazione non ha invece esaminato nel merito la fondatezza di tali contestazioni, essendo il ricorso stato dichiarato inammissibile per rinuncia.

  • art. 591 cod. proc. pen.

    Applicata per dichiarare l'inammissibilità del ricorso a seguito della rinuncia all'impugnazione da parte del ricorrente: la norma impedisce alla Corte di esaminare il merito quando l'impugnante abbia validamente rinunciato al gravame.

Massime di principio

  • La rinuncia all'impugnazione da parte del ricorrente rende il ricorso inammissibile e impedisce alla Corte di Cassazione di esaminare il merito delle censure; in pratica la rinuncia estingue l'interesse a proseguire l'impugnazione.
  • Quando la parte che ha proposto il ricorso rinuncia dopo il deposito dell'atto, il giudice di legittimità dichiara inammissibile il ricorso ai sensi dell'art. 591 c.p.p., senza entrare nelle questioni sostanziali sollevate.
  • Le censure sulla attendibilità del riconoscimento e sulla valutazione degli elementi indiziari richiedono una motivazione chiara e non contraddittoria da parte del giudice di merito: in assenza di esame per via della rinuncia, tali questioni restano tuttavia non risolte in sede di legittimità.
  • Per il difensore dell'indagato, un utile strumento è ottenere il riesame della misura cautelare in primo luogo su base di criticità del riconoscimento e della valutazione complessiva degli indizi; la rinuncia del pubblico ministero può concretamente determinare il mantenimento dell'esito favorevole per l'indagato.
  • Se il pubblico ministero ritira o rinuncia all'impugnazione per sopravvenuti elementi investigativi, ciò può indicare che le esigenze cautelari o le prospettazioni accusatorie sono venute meno o sono mutate, ma la decisione formale di cassazione non entra a valutare tali motivi laddove la rinuncia produce inammissibilità.

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