Cassazione Penale, Sentenza n. 21868/2022 del 07/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per cassazione con doglianza di violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla qualificazione giuridica del fatto: si deduce che il reato di furto sia stato erroneamente ritenuto consumato anzichè tentato. La difesa contestava che non si fosse realizzata la consumazione del furto perché la refurtiva non avrebbe mai comportato una duratura perdita della detenzione da parte del legittimo possessore
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e aspecificità, rilevando che il ricorso non ha confutato specificamente la motivazione della Corte d'Appello. La Corte ha confermato che l'imputato aveva raggiunto l'esclusivo dominio sulla refurtiva, seppur per breve tempo, sicchè si è configurata la consumazione del furto; è stata inoltre ritenuta integrata la fattispecie di resistenza/fuga pericolosa ex art. 337 c.p. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende
Norme richiamate
Codice penale, art. 624
Articolo relativo al reato di furto richiamato quale norma quadro per la fattispecie; la Corte valuta se si sia verificata la consumazione del furto in base al criterio della perdita della detenzione da parte del legittimo possessore
Codice penale, art. 625 comma 2 e 7-bis
Comma e circostanze aggravanti richiamate nella imputazione (furto aggravato); rilevanti per la determinazione della pena ma non per il problema della distinzione tra tentativo e consumazione
Codice penale, art. 61 n.5
Norma sulle circostanze aggravanti richiamata nell'imputazione; citata a corredo della qualificazione autonoma del reato aggravato
Codice penale, art. 337
Interpretato come applicabile alla condotta di fuga ad alta velocità che abbia messo in pericolo l'incolumità di viaggiatori e militari, integrando responsabilità penale autonoma oltre al furto
Giurisprudenza di legittimità, Sezioni Unite, sent. n. 52117/2014
Richiamata per il principio secondo cui la distinzione tra furto tentato e consumato si fonda sulla compromissione dell'interesse tutelato (la detenzione del bene da parte del legittimo possessore); la consumazione si realizza quando il ladro consegue la 'rescissione della signoria' del detentore, anche se per breve tempo
Cassazione, ord. n. 5465/2020 (richiamo giurisprudenziale)
Citata per il principio processuale secondo cui la Corte di cassazione non può rivedere autonomamente la valutazione degli elementi di fatto operata dal giudice di merito; il ricorso che si limita a chiedere una diversa valutazione dei fatti è inammissibile
Massime di principio
- In tema di furto, la consumazione si verifica quando il reo consegue la signoria sul bene sottratto, anche se tale signoria dura solo un istante; il successivo recupero o l'intervento della polizia non esclude la consumazione se la detenzione del possessore era stata momentaneamente compromessa
- La presenza di osservatori o di attività in corso da parte della polizia giudiziaria non impedisce di per sé la consumazione del reato, se il ladro ha effettivamente portato la refurtiva nella propria sfera di dominio
- In cassazione non è consentita una semplice rivalutazione degli elementi di fatto: il ricorso deve contestare specificamente errori di diritto o vizi motivazionali concreti; le censure generiche o meramente alternative alla lettura dei fatti determinano l'inammissibilità
- Per ottenere il riconoscimento del tentativo anzichè della consumazione in casi di sottrazione materiale è necessario dimostrare l'assenza della rescissione della signoria del possessore, ossia che non si è realizzata neppure temporaneamente una effettiva disponibilità da parte dell'agente
- Il rischio di condanna a spese e pagamento alla Cassa delle Ammende è concreto quando il ricorso viene dichiarato inammissibile per genericità o immotivazione
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