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Sentenza

Sentenza n. 1025/2026 - Salerno, Sezione 2

Giustizia amministrativa202300667

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Ordinanza di demolizione e ripristino n. 1 del 19 gennaio 2023, relativa a cordolo e massetto in calcestruzzo, manufatto adibito a deposito, corpo di fabbrica su tre livelli, veranda e ripostiglio, nonché mutamento di destinazione d’uso di un locale seminterrato

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l’ordinanza di demolizione adottata ai sensi degli artt. 27 e 31 d.P.R. n. 380/2001, deducendo: quanto alle opere indicate alla lettera A, che il cordolo e il massetto in calcestruzzo costituissero mera sistemazione esterna riconducibile all’edilizia libera; quanto al manufatto indicato alla lettera D, che esso fosse preesistente al 1967 e quindi legittimo, sulla base di un atto pubblico del 2 novembre 1967; quanto al corpo di fabbrica indicato alla lettera E, che la demolizione non potesse essere disposta prima della definizione dell’istanza di fiscalizzazione presentata ai sensi dell’art. 34 d.P.R. n. 380/2001; quanto alla veranda e al ripostiglio indicati alla lettera F, che si trattasse di opere pertinenziali, precarie e realizzate con materiali leggeri; quanto al locale indicato alla lettera G, che il ripristino della destinazione d’uso fosse illegittimo perché riferito a un immobile interessato da una domanda di condono ancora pendente. Le opere insistevano in area sottoposta a vincolo paesaggistico, interna al Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e ricadente in zona sismica.

La decisione

Il TAR ha respinto integralmente il ricorso. In via generale ha affermato che l’ordine di demolizione di opere realizzate senza titolo ha natura vincolata e doverosa; è sufficiente che individui le opere, accerti la realizzazione sine titulo e richiami la disciplina applicata, senza una specifica comparazione tra interesse pubblico e interesse privato. In area paesaggisticamente vincolata, l’assenza della preventiva autorizzazione paesaggistica rafforza la doverosità della misura ripristinatoria. L’ordine può essere rivolto anche al proprietario attuale, indipendentemente dalla sua qualità di autore materiale dell’abuso, poiché ha natura reale e ripristinatoria. Quanto alla lettera A, il cordolo in cemento armato e il massetto, aventi spessore di circa 25 centimetri e superficie di 46,97 mq, determinavano una stabile trasformazione e artificializzazione del suolo, eccedendo l’edilizia libera e richiedendo titolo edilizio e autorizzazione paesaggistica. La vetustà dell’opera e l’inerzia amministrativa non avevano consolidato alcun affidamento tutelabile. Quanto alla lettera D, l’atto del 1967 provava soltanto l’esistenza generica di un fabbricato rurale, ma non l’identità con il deposito attuale per sagoma, consistenza, localizzazione, materiali e stato; l’onere di provare rigorosamente l’anteriorità e la corrispondenza del manufatto gravava sui privati e non era stato assolto. Quanto alla lettera E, la fiscalizzazione ex art. 34 d.P.R. n. 380/2001 non costituisce titolo sanante, non estingue l’illecito e non paralizza il potere repressivo; opera eventualmente nella fase esecutiva, quando sia dimostrata l’impossibilità di demolire la parte difforme senza pregiudizio per quella conforme. Il Comune non era quindi tenuto a definire previamente l’istanza di fiscalizzazione. Quanto alla lettera F, veranda e ripostiglio, per dimensioni, stabilità, aderenza al fabbricato, creazione di superficie coperta e volumetria, non erano strutture precarie o meri elementi di arredo, ma opere soggette a permesso di costruire e autorizzazione paesaggistica. Quanto alla lettera G, la pendenza del condono avrebbe imposto la previa definizione dell’istanza solo se l’ordine avesse riguardato le opere comprese nella domanda. Nel caso concreto, l’ordinanza colpiva invece il mutamento successivo della destinazione d’uso del locale seminterrato e la modifica delle aperture, opere ulteriori e autonome rispetto alla consistenza oggetto del condono; pertanto il ripristino poteva essere ordinato senza pregiudicare la definizione della domanda del 1986. Spese integralmente compensate.

Norme richiamate

  • artt. 27 e 31 d.P.R. 380/2001

    Fondano il potere repressivo e l’ordine di demolizione delle opere edilizie abusive; il potere è vincolato e doveroso in presenza dell’accertata realizzazione senza titolo.

  • art. 6, comma 1, lett. e-ter, d.P.R. 380/2001

    L’edilizia libera relativa alla sistemazione esterna non comprende opere, come un esteso massetto in calcestruzzo e un cordolo in cemento armato, che determinano una stabile trasformazione del suolo.

  • Allegato A al d.P.R. 31/2017

    L’esenzione dall’autorizzazione paesaggistica per manutenzione o adeguamento degli spazi esterni opera soltanto quando siano rispettate le caratteristiche preesistenti e non si produca un’apprezzabile trasformazione dell’assetto dei luoghi.

  • art. 34 d.P.R. 380/2001

    La fiscalizzazione è una misura eccezionale e sostitutiva della demolizione, valutabile nella fase esecutiva quando la rimozione della parte difforme pregiudichi quella conforme; non è un titolo sanante e non impedisce l’adozione dell’ordine demolitorio.

  • d.P.R. 380/2001

    Le opere che creano nuova superficie coperta, volumetria o una stabile trasformazione dell’organismo edilizio sono soggette a titolo edilizio; la disciplina repressiva si applica anche al proprietario attuale, in ragione della natura reale dell’ordine di demolizione.

Massime di principio

  • L’ordine di demolizione di opere edilizie realizzate senza titolo ha natura vincolata, doverosa e reale; è adeguatamente motivato dall’individuazione delle opere, dall’accertamento della loro abusività e dal richiamo della disciplina applicata, senza necessità di una specifica comparazione tra interesse pubblico e interesse privato, e può essere rivolto al proprietario attuale anche se non autore materiale dell’abuso.
  • In area sottoposta a vincolo paesaggistico, un cordolo in cemento armato e una pavimentazione o massetto esteso, idonei a determinare una stabile artificializzazione del suolo, non rientrano nell’edilizia libera né nelle ipotesi di esenzione dall’autorizzazione paesaggistica quando alterino apprezzabilmente l’assetto dei luoghi.
  • Chi invoca la preesistenza di un manufatto rispetto alla legge ponte n. 765/1967 deve fornire una prova oggettiva, puntuale e rigorosa non solo dell’esistenza di una costruzione all’epoca indicata, ma anche della sua identità, per sagoma, consistenza, localizzazione e caratteristiche, con il manufatto attualmente contestato.
  • La fiscalizzazione prevista dall’art. 34 d.P.R. 380/2001 non costituisce sanatoria, non estingue l’illecito edilizio e non condiziona l’adozione dell’ordine di demolizione; essa riguarda la fase esecutiva e presuppone la prova dell’impossibilità di rimuovere la parte difforme senza pregiudizio per la parte conforme.
  • La pendenza di una domanda di condono impone la previa definizione dell’istanza soltanto quando l’ordine repressivo riguardi le opere comprese nella domanda; non impedisce invece di reprimere trasformazioni successive, autonome e ulteriori, quali un mutamento di destinazione d’uso o modifiche materiali non dimostrate come ricomprese nel condono.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioAutorizzazione paesaggisticaQualificazione degli interventi
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneFiscalizzazione dell'abusoDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaLegittimo affidamentoPonderazione degli interessi e interesse pubblicoOnere della prova e principio dispositivo

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