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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2874/2024 del 23/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente chiedeva la correzione di errori materiali relativi alla sentenza n. 629/2014 (errato luogo di nascita indicato negli atti: Milano invece di San Benedetto del Tronto) e alla declaratoria di estinzione del reato (errori nel cognome e nel numero di registro GIP). A supporto depositava copia del passaporto per dimostrare il luogo di nascita. Il G.I.P. respingeva l'istanza 'de plano' ritenendo che non sussistesse errore in ragione di una procura speciale ove il ricorrente avrebbe dichiarato di essere nato a Milano e dubitando che la copia del passaporto appartenesse al richiedente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo nullo il provvedimento impugnato perché deciso 'de plano' senza fissazione dell'udienza camerale, in violazione dell'art. 127 e del principio consolidato secondo cui la decisione senza udienza sulla correzione di errore materiale determina nullità ex art. 178 cod.proc.pen. La Corte ha ritenuto che il ricorrente avesse dimostrato un concreto interesse a partecipare all'udienza (avrebbe potuto esibire l'originale o altri documenti e chiarire i dubbi), quindi ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Milano - Ufficio G.I. per il nuovo esame dell'istanza, applicando la procedura prevista dall'art. 130, comma 2, cod.proc.pen. Gli altri motivi non sono stati esaminati perché assorbiti dal primo.

Norme richiamate

  • art. 127 cod.proc.pen.

    Stabilisce la procedura per la correzione di errori materiali e la necessità, salvo casi di manifesta infondatezza o inammissibilità, della fissazione dell'udienza camerale; la Corte ha ritenuto obbligatoria la fissazione dell'udienza quando il ricorrente dimostra interesse.

  • art. 130, comma 2 cod.proc.pen.

    Regola la decisione sulle istanze di correzione degli errori materiali; la Corte ha ordinato che la procedura dovrà essere applicata ex novo dal giudice dell'esecuzione secondo quanto previsto da questa norma.

  • art. 178 cod.proc.pen.

    La decisione 'de plano' senza fissazione dell'udienza camerale integra una nullità generale; la Corte ha richiamato il principio consolidato che tale adozione comporta nullità rilevabile in cassazione.

  • art. 606, comma 1, lett. b) e c) cod.proc.pen.

    Norme che disciplinano i motivi di ricorso per cassazione (violazione di legge e motivazione manifestamente illogica); il ricorrente aveva dedotto violazioni di legge e illogicità nella decisione impugnata e la Corte ha ritenuto fondato il motivo principale dedotto ai sensi di tali disposizioni.

  • art. 668 cod.proc.pen.

    Richiamato nel ricorso come riferimento procedurale congiunto alle norme sulla correzione degli atti e delle formalità; la Corte non ha dovuto approfondirne la specifica applicazione essendo stata annullata l'ordinanza per nullità procedurale.

Massime di principio

  • La correzione di errori materiali richiede, salvo manifesta infondatezza o inammissibilità, la fissazione dell'udienza camerale ai sensi dell'art. 127 cod.proc.pen.; la decisione 'de plano' è nulla.
  • Chi impugna un provvedimento adottato de plano può far valere la nullità in cassazione solo se prova un concreto interesse a partecipare all'udienza camerale (es. possibilità di esibire originali o documenti integrativi).
  • Se il giudice esprime dubbi sulla prova documentale prodotta in copia, deve fissare l'udienza o svolgere i necessari accertamenti; il semplice rigetto basato su insufficienza formale della copia può non essere sufficiente.
  • La nullità per mancata udienza camerale comporta l'annullamento del provvedimento e l'eventuale riesame ex novo dell'istanza da parte dell'organo competente, secondo la procedura corretta (art. 130, comma 2).
  • Per evitare il rischio di rigetto 'de plano', l'istante dovrebbe documentare concretamente l'interesse e, se possibile, allegare o rendere disponibili gli originali o fonti ufficiali (es. certificati anagrafici) che dimostrino le esatte generalità.

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