Sentenza n. 307/2026 - Lecce, Sezione 1
per l'annullamento - dell'atto prot. n. 25669 del 5 maggio 2025, con il quale il Comune di Fasano ha denegato il rilascio del titolo edilizio stagionale e, ove occorra, del relativo preavviso di rigetto; - di ogni altro atto ad esso presupposto, consequenziale o comunque connesso, ancorché non conosciuto, in quanto lesivo.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego del permesso edilizio stagionale per il 2025, finalizzato al ricollocamento di opere funzionali allo stabilimento balneare in area demaniale, e relativo preavviso di rigetto
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego comunale del titolo edilizio stagionale necessario per ricollocare, in area demaniale, le opere funzionali allo svolgimento dell'attività balneare. In sede cautelare il TAR aveva ravvisato un apprezzabile fumus di fondatezza, rilevando che il Comune aveva contestato l'insufficienza della documentazione progettuale e l'assenza dell'autorizzazione paesaggistica nonostante si trattasse di un titolo stagionale già precedentemente assentito; aveva inoltre applicato l'art. 87 delle NTA del PRG, disposizione apparentemente riferita agli interventi su area privata e non a quelli su area demaniale, limitandosi a richiamarla senza esplicitare specifiche ragioni di incompatibilità tra il titolo richiesto e la normativa invocata.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. L'ordinanza cautelare n. 303/2025 aveva consentito al ricorrente di proseguire l'attività d'impresa durante la stagione balneare 2025, realizzando così l'interesse sostanziale azionato nel giudizio. Il Tribunale non ha quindi deciso definitivamente sulla legittimità del diniego, né ha accolto o respinto nel merito le censure già valorizzate in sede cautelare. In ragione della natura formale della decisione, ha dichiarato irripetibili le spese di lite.
Norme richiamate
art. 87 NTA al PRG
La disposizione è stata applicata dal Comune come ragione ostativa al rilascio del titolo, ma in sede cautelare il TAR ha ritenuto che essa sembrasse riferita agli interventi su area privata e non a quelli su area demaniale, rilevando inoltre l'assenza di una specifica motivazione sull'incompatibilità del titolo richiesto.
Massime di principio
- Quando la tutela cautelare consente al ricorrente di conseguire integralmente, per il periodo temporalmente rilevante, il bene della vita perseguito con l'impugnazione, il ricorso può essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza una pronuncia definitiva sulla legittimità dell'atto impugnato.
- La sopravvenuta carenza di interesse deve essere valutata in relazione all'interesse sostanziale concretamente azionato; nel caso di un titolo edilizio stagionale, il conseguimento della possibilità di svolgere l'attività durante la stagione interessata può esaurire tale interesse.
- Il mero richiamo a una disposizione urbanistica non è sufficiente a motivare il diniego di un titolo edilizio quando l'amministrazione non indica le specifiche ragioni di incompatibilità tra l'intervento richiesto e la disciplina invocata.
- L'applicazione di una disposizione urbanistica destinata a disciplinare interventi su area privata richiede una specifica giustificazione quando l'intervento riguarda invece un'area demaniale.
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