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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43165/2024 del 27/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Piperis impugnava l'applicazione dell'aggravante del metodo mafioso ex art. 416bis.1 cod.pen. sostenendo che non vi fosse richiamo a un gruppo mafioso né uso della forza intimidatrice tipica, e contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante di cui all'art. 62 n.6 cod.pen. per il risarcimento offerto. Gigante deduceva vizi di motivazione sulla determinazione della pena e lamentava carenza di risposta delle doglianze difensive in appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Ha ritenuto manifestamente infondato il motivo di Piperis sull'aggravante del metodo mafioso, confermando che la circostanza può sussistere anche senza espressa evocazione di un sodalizio quando le modalità della condotta (uso della pistola, riferimenti a 'amici', rivendicazione di rispetto e ruolo territoriale, contesto ambientale) richiamino la forza intimidatrice tipica. Ha inoltre rigettato la doglianza sul mancato riconoscimento dell'attenuante per risarcimento perché la congruità della somma è valutazione di merito adeguatamente motivata dai giudici di appello. Il ricorso di Gigante è stato dichiarato inammissibile per rilievi generici non devoluti in appello. I ricorrenti sono condannati alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende. È stata respinta la richiesta di liquidazione delle spese della parte civile per mancata partecipazione alla discussione in udienza pubblica.

Norme richiamate

  • art. 416bis.1 cod. pen.

    La Corte ha interpretato l'aggravante in senso estensivo: non richiede necessariamente l'appartenenza esplicita a un'associazione mafiosa, ma si realizza quando le modalità della minaccia evocano la forza intimidatrice tipica dell'agire mafioso

  • art. 629, comma 2, cod. pen.

    Richiamata nel procedimento di merito come aggravante connessa al delitto di estorsione; la Corte d'appello ha valutato il complesso delle circostanze per la determinazione della pena, confermata in Cassazione

  • art. 62, n. 6, cod. pen.

    L'attenuante per risarcimento del danno richiede una valutazione di congruità affidata al giudice di merito; la Cassazione ha ritenuto legittima la valutazione dei giudici di appello che hanno ritenuto insufficiente la somma offerta

Massime di principio

  • L'aggravante del metodo mafioso può essere integra ta anche in assenza di espliciti riferimenti a un sodalizio, quando comportamento, mezzi e contesto evochino la forza intimidatrice tipica dell'agire mafioso
  • L'interpretazione delle conversazioni, del contesto e delle modalità esecutive del reato è valutazione di merito con ampia discrezionalità e difficilmente sindacabile in Cassazione se adeguatamente motivata
  • La congruità del risarcimento offerto per ottenere l'attenuante di cui all'art. 62 n.6 è una valutazione fattuale riservata al giudice di merito; la somma offerta può risultare insufficiente se non proporzionata al danno e alle modalità della minaccia
  • I ricorsi che sollevano censure generiche o questioni non devolute in grado d'appello sono spesso dichiarati inammissibili
  • Nel giudizio di cassazione con trattazione orale la parte civile che non interviene alla discussione pubblica non ha diritto, di regola, al rimborso delle spese processuali tramite condanna dell'imputato

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