Sentenza del 23/11/2016 n. 23849 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
La controversia riguardava l'avviso con cui l'Agenzia delle Entrate aveva liquidato d'ufficio l'imposta di registro relativa a una sentenza civile del Tribunale di Roma. La sentenza aveva condannato ANAS a pagare Euro 7.952.150,28, oltre rivalutazione e interessi, nell'ambito di una controversia promossa dal mandatario di un'ATI di cui faceva parte la contribuente. Dopo che la CTR del Lazio aveva dichiarato illegittimo l'avviso, l'Ufficio aveva proposto ricorso per cassazione articolato in sei motivi. La società ha eccepito il difetto di interesse dell'Ufficio a proseguire il ricorso, poiché l'imposta controversa risultava già pagata da un altro coobbligato solidale.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse, ritenendo fondata l'eccezione della contribuente alla luce della documentazione relativa al pagamento dell'imposta da parte dell'altro coobbligato solidale. Non ha quindi esaminato nel merito i sei motivi di ricorso né modificato la decisione della CTR, che aveva accolto l'appello della società e dichiarato illegittimo l'avviso. L'Agenzia delle Entrate è stata condannata a rimborsare le spese processuali, liquidate in Euro 7.000,00 per compensi, oltre spese forfetarie e accessori di legge.
Massime di principio
- L'interesse a impugnare deve essere concreto e attuale: se, nel corso del giudizio, la pretesa tributaria contestata risulta già soddisfatta da un coobbligato solidale, il ricorrente può non avere più un'utilità concreta conseguibile con la prosecuzione del ricorso.
- La carenza di interesse può condurre all'inammissibilità del ricorso senza esame dei motivi di merito; è quindi rilevante documentare tempestivamente il pagamento e la sua riferibilità alla medesima obbligazione.
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