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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36964/2025 del 13/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di indennizzo per presunta detenzione ingiusta dopo custodia cautelare in carcere per gravi indizi di concorso in omicidio e partecipazione ad associazione mafiosa. La misura era stata confermata dal Tribunale del riesame e poi revocata dal GIP su richiesta del PM in seguito a sopravvenuti elementi che giustificarono l'archiviazione. La Corte della riparazione rigettò l'istanza ritenendo sussistente un 'comportamento ostativo' del richiedente, costituito da conversazioni intrattenute con il suocero Monti Domenico (condannato per associazione mafiosa e altri delitti) e il figlio di questi, che avrebbero creato una falsa apparenza indiziaria. La difesa ha contestato la valutazione, sostenendo che la Corte non ha considerato adeguatamente gli elementi che portarono all'archiviazione, compresi i collaboratori di giustizia che escludevano il coinvolgimento e fornivano un alibi, e ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in relazione al comportamento ostativo rilevato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso per infondatezza. Ha ribadito i principi applicativi: l'indennizzo per ingiusta detenzione può essere escluso non solo quando vi sia errore giudiziario, ma anche se l'interessato abbia dato o concorso a dare causa alla privazione della libertà con comportamento doloso o gravemente colposo; il giudice della riparazione valuta ex ante, con autonomia rispetto al giudizio di merito, se la condotta dell'istante abbia creato la falsa apparenza di coinvolgimento penale. Le frequentazioni o conversazioni con soggetti condannati, anche se parenti, possono integrare comportamento ostativo se adeguatamente motivate e collegate causalmente al provvedimento cautelare. Nel caso concreto la Corte della riparazione ha fornito motivazione congrua circa l'imprudenza dell'istante nel mantenere dialoghi con soggetti di comprovata caratura criminale, rinvenendo il nesso con il quadro cautelare. Rigetto del ricorso; condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese del Ministero resistente liquidate in euro 1.000. Decisione del 30 settembre 2025.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Disposizione richiamata come base normativa per l'esclusione dell'indennizzo quando il detenuto abbia dato o concorso a dare causa alla privazione della libertà con dolo o colpa grave

  • Corte di Cassazione, Sez. Unite, Nicosia

    Sez. U, n. 51779 del 28/11/2013, Rv. 257606-01

    Stabilisce che l'indennizzo perde la sua funzione riparatoria se il beneficiario ha contribuito dolosamente o con colpa grave alla detenzione; consente di prescindere dall'errore giudiziario in presenza di antinomia custodia/assoluzione o durata custodia/pena

  • Corte di Cassazione, Sez. 4, Maltese

    n. 9212 del 13/11/2013, dep. 2014, Rv. 259082-01

    Principio sull'autonomia del giudizio della riparazione e sulla necessità di valutare ex ante se la condotta abbia creato la falsa apparenza di illecità

  • Corte di Cassazione, Sez. 4, La Fornara

    n. 3359 del 22/09/2016, dep. 2017, Rv. 268952-01

    Conferma che il giudice della riparazione non valuta la responsabilità penale ma l'idoneità del comportamento a ingenerare la falsa apparenza indiziaria

  • Corte di Cassazione, Sez. 4, P.

    n. 3895 del 14/12/2017, dep. 2018, Rv. 271739-01

    Ulteriore affermazione del criterio di valutazione autonomo del giudice della riparazione e della rilevanza delle condotte personali del richiedente

  • Corte di Cassazione, Sez. 4, Di Dio

    n. 39726 del 27/09/2023, Rv. 285069-01

    Richiama i limiti e i criteri di valutazione della condotta ostativa nel giudizio di riparazione

  • Corte di Cassazione, Sez. 4, Hosni

    n. 27458 del 05/02/2019, Rv. 276458-01

    Sottolinea l'esigenza di motivazione adeguata e congrua del giudice della riparazione quando individua negligenza o imprudenza e la loro incidenza sulla falsa apparenza indiziaria

  • Corte di Cassazione, Sez. 4, Puro

    n. 53361 del 21/11/2018, Rv. 274498-01

    Specifica che frequentazioni ambigue con soggetti condannati possono integrare comportamento ostativo se adeguatamente motivate e legate al provvedimento restrittivo

  • Corte di Cassazione, Sez. 4, Denaro

    n. 850 del 28/09/2021, dep. 2022, Rv. 282565-01

    Conferma la possibilità di ritenere rilevanti rapporti di parentela quando accompagnati dalla consapevolezza dell'illiceità dei soggetti frequentati

  • Corte di Cassazione, Sez. 4, Sewaneh

    n. 2202 del 12/01/2022, Rv. 282570-01

    Ricorda che l'utilizzo di prove dichiarative è ammesso solo se tali dichiarazioni hanno superato il vaglio del giudice di merito o la riferibilità al richiedente è stata adeguatamente accertata

Massime di principio

  • L'archiviazione o la mancata condanna non determina automaticamente il diritto all'indennizzo: occorre valutare se il detenuto abbia contribuito con dolo o colpa grave alla creazione della falsa apparenza indiziaria
  • Il giudice della riparazione svolge una valutazione autonoma ex ante, diversa dal giudizio di merito: non accerta la responsabilità penale ma l'idoneità delle condotte a ingenerare il provvedimento cautelare
  • Frequentazioni o conversazioni con soggetti condannati, anche se parenti, possono integrare motivo ostativo all'indennizzo se la loro pericolosità e il nesso con la misura sono adeguatamente motivate e dimostrate
  • Le prove dichiarative utilizzate per ritenere sussistente un comportamento ostativo devono avere superato il vaglio del giudice di merito o essere adeguatamente riferibili all'istante, altrimenti il loro valore è limitato
  • In situazioni analoghe conviene documentare e contestualizzare ogni elemento che abbia portato all'archiviazione (alibi, dichiarazioni dei collaboratori, prove sopravvenute) per contrastare la prospettazione di comportamento ostativo
  • In caso di rigetto del ricorso per la riparazione è possibile la condanna alle spese processuali; valutare l'onere economico del procedimento prima di proporre impugnazioni prive di prospettiva

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