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Sentenza

Sentenza n. 184/2026 - Catanzaro, Sezione 1

per l'annullamento: - del provvedimento D.A.S.P.O. del Questore della Provincia di Vibo Valentia n. -OMISSIS- emesso in data 14.3.2024, notificato in data 15.03.2024 e, per quanto necessario, del supplemento del rapporto redatto dal direttore di gara nonché di qualunque altro atto presupposto, connesso e conseguenziale anche allo stato non conosciuto.

Giustizia amministrativa202400984

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Catanzaro, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: DASPO del Questore di Vibo Valentia, della durata di due anni, relativo all'accesso a impianti sportivi, manifestazioni calcistiche e aree circostanti

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (autorità di pubblica sicurezza)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorso è stato proposto contro il DASPO adottato nei confronti di un minore tesserato per una società calcistica, al quale era stata contestata una condotta violenta durante una partita, consistita nel lancio di due bottiglie contro l'arbitro e nel successivo calcio alla spalla dello stesso. Con il primo motivo sono stati dedotti la violazione dell'art. 6 della l. n. 401/1989, il difetto e l'apparenza della motivazione, l'illogicità, la contraddittorietà, il difetto di istruttoria, lo sviamento, l'ingiustizia manifesta e la violazione dell'art. 3 della l. n. 241/1990, sostenendo che il provvedimento non avrebbe indicato gli elementi probatori della condotta e che il supplemento del rapporto arbitrale non sarebbe stato allegato. Con il secondo motivo è stata dedotta l'indeterminatezza delle competizioni e dei luoghi interessati dal divieto. Con il terzo motivo sono stati dedotti l'eccesso di potere, il travisamento, la disparità di trattamento e la violazione del principio di proporzionalità, assumendo che la misura non potesse incidere sull'attività lavorativa del minore, qualificato come calciatore professionista, e fosse comunque sproporzionata. Nel corso del giudizio è stata inoltre prodotta una sentenza del tribunale per i minorenni che aveva dichiarato estinto il reato per esito positivo della messa alla prova.

La decisione

Il TAR ha rigettato il ricorso. Quanto alla motivazione e alla prova dei fatti, ha ritenuto legittima la motivazione per relationem, poiché l'amministrazione può richiamare altri atti senza doverli notificare, purché ne indichi gli estremi e li renda disponibili mediante accesso. Nel caso concreto, il supplemento del referto di gara e i comunicati ufficiali FIGC erano stati comunque prodotti in giudizio dall'amministrazione e fornivano un adeguato compendio probatorio della condotta violenta. La successiva estinzione del reato per messa alla prova non incide sulla legittimità del DASPO, dovendosi applicare il principio tempus regit actum; inoltre, il DASPO è una misura di prevenzione autonoma rispetto al procedimento penale, non richiede una sentenza penale di condanna e può fondarsi su elementi di fatto gravi, precisi e concordanti secondo una valutazione probabilistica del più probabile che non. Quanto all'indeterminatezza dei luoghi, il Collegio ha ritenuto sufficientemente determinate le prescrizioni riferite agli impianti ove la squadra avrebbe disputato manifestazioni calcistiche, agli impianti nazionali ed esteri per competizioni calcistiche dei campionati indicati, nonché alle aree circostanti, ai parcheggi e ai luoghi di sosta, transito e trasporto entro i limiti temporali e spaziali specificati nel provvedimento. La concreta individuazione delle manifestazioni è stata ritenuta espressione di apprezzamento discrezionale. Quanto alla posizione professionale del minore, i ricorrenti non hanno provato l'esistenza di un rapporto di lavoro o di redditi derivanti dall'attività sportiva; la partecipazione a una società associata alla Lega Nazionale Dilettanti escludeva, secondo il TAR, la qualifica di professionista. Infine, la durata biennale è stata ritenuta proporzionata alla progressione e gravità delle condotte aggressive nei confronti dell'arbitro. Le spese sono state compensate per la peculiarità della vicenda.

Norme richiamate

  • art. 6 l. 13 dicembre 1989, n. 401

    Il DASPO è una misura di prevenzione autonoma dal processo penale, applicabile sulla base di elementi di fatto gravi, precisi e concordanti e soggetta ai requisiti di determinatezza e proporzionalità; può essere revocato o modificato se vengono meno o mutano le condizioni che ne hanno giustificato l'emissione.

  • art. 6, comma 5, l. 13 dicembre 1989, n. 401

    Consente la revoca o la modifica della misura al venir meno o al mutamento delle condizioni che ne hanno giustificato l'emissione.

  • art. 3 l. 7 agosto 1990, n. 241

    Ammette la motivazione per relationem quando gli atti richiamati siano indicati e messi a disposizione dell'interessato, senza necessità di notificarli unitamente al provvedimento.

  • artt. 22 ss. l. 7 agosto 1990, n. 241

    Le disposizioni sull'accesso consentono all'interessato di prendere visione e ottenere copia degli atti richiamati nella motivazione per relationem.

  • art. 52, commi 1, 2 e 5, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196

    Costituisce, unitamente alla disciplina europea sulla protezione dei dati, il presupposto per l'oscuramento dei dati identificativi del minore e dei soggetti esercenti la responsabilità genitoriale.

  • art. 6, paragrafo 1, lettera f), Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato quale ulteriore presupposto per l'oscuramento dei dati personali nella riproduzione e diffusione della sentenza.

Massime di principio

  • Il DASPO è una misura di prevenzione autonoma rispetto al procedimento penale e non presuppone una sentenza penale di condanna; la sua legittimità può fondarsi su elementi di fatto gravi, precisi e concordanti, valutati secondo un criterio probabilistico di elevata attendibilità, sicché il successivo proscioglimento o l'estinzione del reato non determina automaticamente l'illegittimità o la decadenza della misura.
  • La motivazione per relationem di un provvedimento amministrativo è legittima quando l'atto richiama con sufficiente precisione gli atti o documenti posti a fondamento della decisione e tali atti sono accessibili all'interessato; l'amministrazione non è tenuta a notificarli insieme al provvedimento.
  • Le prescrizioni del DASPO devono rispettare il principio di legalità e di sufficiente determinatezza, ma non è necessario individuare nominativamente ogni singola manifestazione o luogo quando il provvedimento definisce in modo concreto le categorie di competizioni, gli impianti interessati, le aree circostanti e i limiti temporali e spaziali del divieto.
  • La legittimità del DASPO deve essere valutata in base alle circostanze esistenti al momento della sua adozione, secondo il principio tempus regit actum; gli eventi penali successivi non possono infirmare retroattivamente il quadro istruttorio allora disponibile.
  • La durata del DASPO è proporzionata quando risulta adeguata alla gravità e alla progressione delle condotte violente poste a fondamento della misura; l'incidenza dell'attività sportiva sul destinatario non impedisce il DASPO se non è provata l'esistenza di un effettivo rapporto professionale remunerato tutelabile.

Come è indicizzato

MaterieMisure prefettizie di sicurezzaMotivazione del provvedimento
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoProcedimento amministrativo
IstitutiDifetto di motivazioneDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezzaEfficacia ed esecutorietà

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