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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49117/2022 del 23/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso è stato proposto avverso la sentenza del G.I.P. di Avezzano che aveva applicato ad Antonio Di Cintio la pena di 3 mesi di reclusione per il reato ritenuto di peculato d'uso (art. 314, comma 2, c.p.) in relazione a plurime appropriazioni di somme di denaro, per un importo di circa 34.000 euro, commesse mentre l'imputato era amministratore di sostegno di Mario Giordani. Il Procuratore Generale ha dedotto l'erronea qualificazione giuridica del fatto, richiamando l'orientamento di legittimità secondo cui il "peculato d'uso" è configurabile solo rispetto a cose di specie e non al denaro fungibile.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha ribadito l'indirizzo maggioritario secondo cui il peculato d'uso non può riguardare il denaro, poiché il secondo comma dell'art. 314 c.p. parla dell'uso momentaneo "della cosa" e la natura fungibile del denaro non consente la restituzione della stessa cosa ma solo del "tantundem", elemento incompatibile con l'ipotesi attenuata. La Corte ha richiamato la Relazione al Senato della legge n. 86/1990 e vari precedenti di Cassazione a sostegno di tale lettura. Conseguentemente la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio e gli atti sono stati trasmessi al Tribunale di Avezzano, Ufficio G.I.P., per l'ulteriore corso.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen.

    Il primo comma menziona il denaro in via alternativa rispetto alle cose, mentre il secondo comma (peculato d'uso) si riferisce alla "cosa" usata momentaneamente; la Corte interpreta che la fattispecie attenuata sia applicabile solo alle "cose di specie" e non al denaro fungibile.

  • Legge n. 86 del 1990 - Relazione al Senato

    La Relazione al Senato conferma che il peculato d'uso può essere realizzato solo da "consegnatari di specie", avallando la lettura che esclude l'estensione della fattispecie al denaro.

  • Decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8 (e successive proroghe)

    Richiamato in ordine alla disciplina procedurale che ha autorizzato la trattazione scritta del ricorso in cassazione nel caso in esame.

  • Giurisprudenza di legittimità (Cass. Sez. 6, n. 49474/2015; n. 12368/2012; n. 27528/2009; n. 3411/2003; n. 37771/2002; n. 7972/1997; n. 8286/1996)

    Linea interpretativa consolidata della Corte che esclude la configurabilità del peculato d'uso in relazione al denaro e lo limita alle cose di specie; la sentenza si allinea a questi precedenti.

Massime di principio

  • Il peculato d'uso (art. 314, comma 2, c.p.) va interpretato limitatamente a cose di specie: non è applicabile al denaro fungibile.
  • Quando l'oggetto dell'appropriazione è denaro, la qualificazione come peculato d'uso è errata; va valutata la sussistenza della fattispecie ordinaria di peculato (o altra figura pertinente) in relazione alla consegna e all'uso dei denaro.
  • La natura fungibile del denaro (impossibilità di restituire la stessa "cosa") è la ragione normativa e teleologica per escludere il peculato d'uso sul denaro.
  • La relazione parlamentare di riforma (legge n. 86/1990) e la giurisprudenza consolidata costituiscono criteri interpretativi utili per la riclassificazione del fatto quando l'imputato abbia sottratto somme invece di cose di specie.
  • In caso di annullamento per errata qualificazione giuridica, la Cassazione può annullare senza rinvio e disporre la trasmissione degli atti al giudice di primo grado per il prosieguo e la corretta ricostituzione della fattispecie.
  • Dal punto di vista processuale, nei ricorsi per cassazione il Procuratore Generale può ottenere l'annullamento della decisione di merito quando dimostra l'erronea applicazione della norma penale sulla base di consolidati orientamenti di legittimità.

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