Sentenza n. 1000/2026 - Brescia, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale ordinario di Bergamo che aveva riconosciuto il diritto alla Carta elettronica del docente per gli anni scolastici 2020/21 e 2021/22
Esito
La controversia
Il ricorrente ha promosso il giudizio di ottemperanza ai sensi degli artt. 112 e seguenti c.p.a. per ottenere l’esecuzione della sentenza n. 673/2023 del Tribunale ordinario di Bergamo, passata in giudicato. La sentenza aveva dichiarato il diritto del docente al beneficio previsto dall’art. 1, comma 121, della legge n. 107/2015 per gli anni scolastici 2020/21 e 2021/22 e aveva condannato il Ministero a mettere a disposizione la Carta elettronica del docente, o altro beneficio equipollente. Nel corso del giudizio il Ministero ha comunicato che il gestore del servizio aveva accreditato nel borsellino elettronico del docente l’importo riconosciuto dalla sentenza. Il ricorrente ha quindi chiesto la dichiarazione di cessazione della materia del contendere, insistendo per la condanna alle spese poiché l’adempimento era intervenuto dopo la proposizione del ricorso.
La decisione
Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che la domanda di ottemperanza era stata integralmente soddisfatta in via amministrativa e che era venuta meno la posizione di contrasto tra le parti, ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a. Il Ministero è stato condannato a rimborsare al ricorrente i cinque sesti delle spese di lite, liquidate complessivamente in 500 euro oltre oneri e accessori, con distrazione in favore dei difensori antistatari; la restante parte è stata compensata. La parziale compensazione è stata giustificata dal comportamento collaborativo dell’Amministrazione, che aveva provveduto al pagamento, nonché dalla serialità dei ricorsi analoghi patrocinati dai medesimi difensori, tale da consentire modalità gestionali standardizzate e una riduzione dell’impegno professionale per ciascun giudizio. Il giudice ha richiamato, in tale prospettiva, l’art. 4, comma 2, del d.m. n. 55/2014, relativo all’adeguamento dei compensi in presenza di posizioni processuali identiche.
Norme richiamate
artt. 112 e seguenti c.p.a.
Disciplinano il giudizio di ottemperanza promosso per ottenere l’esecuzione di una sentenza passata in giudicato.
art. 34, comma 5, c.p.a.
Consente di dichiarare la cessazione della materia del contendere quando la pretesa azionata è stata integralmente soddisfatta e viene meno la situazione di contrasto tra le parti.
art. 1, comma 121, legge n. 107/2015
Costituisce la base normativa del beneficio della Carta elettronica del docente riconosciuto dalla sentenza del giudice ordinario.
art. 4, comma 2, d.m. n. 55/2014
È richiamato quale criterio per giustificare la riduzione proporzionale del compenso professionale in presenza di posizioni sostanziali e processuali identiche o analoghe trattate dai medesimi difensori.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, l’integrale esecuzione in via amministrativa della sentenza posta a fondamento della domanda determina la cessazione della materia del contendere, perché viene meno la situazione di contrasto tra le parti e non residua una pronuncia da adottare sull’oggetto della controversia.
- L’adempimento intervenuto dopo la proposizione del ricorso di ottemperanza non esclude necessariamente la condanna dell’Amministrazione alle spese: il giudice può porle, in tutto o in parte, a carico dell’Amministrazione in considerazione della soccombenza virtuale e del fatto che l’iniziativa processuale si è resa necessaria per ottenere l’esecuzione.
- Nella liquidazione delle spese di lite può assumere rilievo la serialità di ricorsi analoghi patrocinati dai medesimi difensori, quando essa consenta modalità gestionali standardizzate e una riduzione dell’impegno professionale riferibile a ciascun giudizio.
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