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Sentenza

Sentenza n. 14785/2026 - Roma, Sezione 5Q

PER L’ANNULLAMENTO -- -PREVIA TUTELA CAUTELARE - del decreto n. -OMISSIS- emesso dal Consolato Generale d'Italia nelle Filippine Il 26/6/2025 di rifiuto della domanda di visto d'ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato non stagionale - in relazione alla domanda di nulla osta al lavoro subordinato nel settore dell'assistenza familiare -OMISSIS- presentata dal potenziale datore di lavoro domestico in data 4/12/2023 e di tutti gli altri atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali.

Giustizia amministrativa202512810

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego consolare del visto d'ingresso in Italia per lavoro subordinato non stagionale nell'ambito dell'assistenza familiare

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (lavoratrice straniera e datore di lavoro)

Prevale il privato

La controversia

La lavoratrice straniera e il potenziale datore di lavoro domestico hanno impugnato il decreto consolare di rifiuto del visto d'ingresso per lavoro subordinato non stagionale, adottato dal Consolato Generale d'Italia nelle Filippine in relazione a una domanda di nulla osta al lavoro subordinato presentata dal datore di lavoro. Nel corso del giudizio, a seguito del remand disposto con ordinanza cautelare, l'amministrazione ha rilasciato alla lavoratrice il visto richiesto. Il giudice ha quindi rilevato che la lavoratrice era titolare della legittimazione attiva, mentre il potenziale datore di lavoro era privo di interesse a impugnare il diniego, poiché il provvedimento lesivo riguardava esclusivamente la lavoratrice straniera.

La decisione

Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ritenendo che il rilascio del visto avesse integralmente soddisfatto il bene della vita perseguito con il ricorso. Il potenziale datore di lavoro è stato estromesso dal giudizio per difetto di interesse a impugnare il diniego del visto. Le spese sono state poste a carico del MAECI, quantificate in 1.500 euro oltre accessori, in applicazione della soccombenza virtuale, poiché il visto è stato rilasciato solo dopo la proposizione del ricorso. La decisione richiama l'art. 34, comma 5, c.p.a.

Norme richiamate

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La cessazione della materia del contendere è dichiarata quando, nel corso del giudizio, l'amministrazione soddisfa integralmente la pretesa sostanziale oggetto del ricorso.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    La norma è richiamata quale base per disporre l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679

    Le disposizioni sono richiamate, insieme alla normativa nazionale sulla privacy, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Quando, nel corso del giudizio amministrativo, l'amministrazione adotta un atto o tiene un comportamento che soddisfa integralmente il bene della vita perseguito dal ricorrente, deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a.
  • Il diniego di un visto d'ingresso per lavoro subordinato lede direttamente la posizione della lavoratrice straniera richiedente; il potenziale datore di lavoro, in assenza di una lesione diretta della propria posizione giuridica, non è legittimato o interessato a impugnare autonomamente il diniego.
  • Quando il soddisfacimento della pretesa avviene soltanto dopo la proposizione del ricorso, le spese possono essere poste a carico dell'amministrazione sulla base della soccombenza virtuale, valutando l'esito presumibile della controversia.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoEstinzione, perenzione e improcedibilitàLegittimazione e interesse a ricorrereSpese di lite
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesseLegittimazione e interesse a ricorrere

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