Cassazione Penale, Sentenza n. 31480/2022 del 23/08/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Meo Roberto impugnava la sentenza di condanna per omicidio colposo (art. 589 c.p.) per la morte di Costanzo Nicola avvenuta durante una battuta di caccia al cinghiale. Il ricorrente deduceva: (i) vizio di motivazione e inosservanza dell'art. 192 c.p.p., sostenendo che la ricostruzione dei fatti dei giudici di merito fosse fondata su elementi congetturali e sospetti, e che esistesse un ragionevole dubbio circa l'identificazione del tiratore (potenzialmente Meo Michele), richiamando incongruenze nelle dichiarazioni dei testi, incertezze sulla posizione del cadavere, sul ritrovamento tardivo di un bossolo e sull'identificazione del tipo di cartuccia/proiettile; (ii) violazione dell'art. 163 c.p., per aver negato la sospensione condizionale della pena nonostante una pregressa sentenza di patteggiamento estinta ipso iure (art. 445, comma 2 c.p.p.), che a suo avviso avrebbe escluso la recidiva e quindi l'ostatività al beneficio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha rilevato che il reato non era prescritto e che le doglianze riguardavano essenzialmente la valutazione di merito delle prove, materia sulla quale la Corte di legittimità non sostituisce il proprio giudizio a quello dei giudici di merito se la motivazione è logica e congrua. La Cassazione ha ritenuto corretta la ricostruzione della Corte di appello, che aveva motivato chiaramente la scelta di ritenere Meo Roberto autore dello sparo (coerenza delle dichiarazioni, posizione dell'imputato sulla collinetta, ammissione di aver sparato a un cinghiale, compatibilità della traiettoria con la posizione di Meo Roberto, distribuzione delle tracce ematiche e collegamento del bossolo rinvenuto alla carabina dell'imputato). Quanto al secondo motivo, la Corte ha confermato che, sebbene l'estinzione del reato oggetto di patteggiamento operi "ipso iure", la sentenza di applicazione della pena costituisce precedente valutabile ai fini del diniego della sospensione condizionale (art. 163 c.p.), quindi il rigetto del beneficio era congruo. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento come per art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 589 c.p.
Rilevata l'integrazione del delitto di omicidio colposo per culpa (negligenza, imprudenza, imperizia) in occasione della battuta di caccia; la condotta del cacciatore è stata ritenuta causalmente determinante dell'evento.
art. 61 n. 3 c.p.
La circostanza aggravante inizialmente contestata (colpa con previsione dell'evento) è stata esclusa dalla Corte territoriale e la Cassazione ha condiviso l'esclusione, pur ritenendo sussistente la responsabilità colposa semplice.
art. 192 c.p.p.
Il ricorrente ha invocato inosservanza di norme di valutazione della prova; la Cassazione ha però ritenuto che i giudici di merito avessero adeguatamente esaminato e motivato gli elementi istruttori, sottraendo la materia a un sindacato di merito in sede di legittimità.
art. 163 c.p.
Ai fini della sospensione condizionale della pena, la Corte ha confermato che una sentenza di applicazione della pena (anche se il reato oggetto di patteggiamento si è estinto ipso iure) costituisce precedente penale valutabile e può giustificare il diniego del beneficio.
art. 445, comma 2 c.p.p.
Riconosciuto il principio per cui l'estinzione del reato oggetto di patteggiamento opera ipso iure; tuttavia la Cassazione ha chiarito che gli effetti penali dell'estinzione non comprendono necessariamente l'eliminazione della rilevanza della sentenza di applicazione della pena ai fini della valutazione della pericolosità sociale e dell'eventuale diniego di benefici come la sospensione condizionale.
art. 616 c.p.p.
Applicato per la condanna del ricorrente alle spese processuali a seguito del rigetto del ricorso.
Massime di principio
- Il sindacato della Cassazione sulla valutazione del fatto è limitato: non sostituisce la propria valutazione probatoria a quella dei giudici di merito quando la motivazione è logica, coerente e risponde alle deduzioni delle parti.
- Eccezioni ricostruttive alternative proposte dalla difesa (es. possibile diverso autore dello sparo) devono controbattere in modo specifico e dimostrativo la motivazione dei giudici di merito; la mera possibilità alternativa non basta a scalfire una motivazione congrua.
- Nelle battute di caccia collettive il cacciatore ha l'obbligo di accertare la sufficiente libertà e sicurezza del campo di tiro; lo spostamento improvviso di un altro cacciatore non esonera automaticamente dalla responsabilità se tale rischio rientra nell'ambito della prevedibilità dell'attività venatoria.
- Il ritrovamento tardivo di elementi materiali (es. bossoli) può essere valutato dai giudici di merito alla luce della motivazione e delle risultanze peritali; la loro valorizzazione è legittima se collegata logicamente al quadro probatorio complessivo.
- L'estinzione "ipso iure" del reato oggetto di patteggiamento incide sugli effetti civili/penali in modo specifico: non elimina automaticamente la rilevanza di una sentenza di applicazione della pena ai fini della valutazione della pericolosità sociale e della concessione di benefici (art. 163 c.p.).
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