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Cassazione Civile, Ordinanza n. 21850/2022 del 11/07/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Le ricorrenti avevano agito contro l'amministrazione scolastica per ottenere l'inclusione, per gli anni 2014/2017, nelle graduatorie ad esaurimento relative alle classi di concorso della scuola dell'infanzia e della scuola primaria. Il Tribunale aveva rigettato le domande e la Corte d'appello aveva confermato il rigetto, escludendo che la sentenza del Consiglio di Stato che aveva annullato il D.M. n. 235/2014 producesse effetti erga omnes e ritenendo, in linea con l'Adunanza Plenaria, che il solo diploma magistrale non fosse sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento. Con il ricorso per cassazione le docenti deducevano, in dodici motivi, violazioni di norme processuali e sostanziali, sostenendo in sintesi: che il valore abilitante del diploma non fosse contestato e si fosse formato giudicato interno; che il legislatore avesse riconosciuto tale valore anche ai fini dell'accesso alle GAE; che la disciplina dovesse essere letta alla luce delle preleggi, della legge n. 296/2006, del d.l. n. 97/2004, del d.l. n. 70/2011 e dell'art. 63 d.lgs. n. 165/2001; che l'esclusione integrasse violazione della direttiva 1999/70/CE e dei principi eurounitari di libera circolazione e non discriminazione; infine, che vi fosse lesione dell'uguaglianza, del giusto processo, del legittimo affidamento e della tutela convenzionale e costituzionale.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i primi due motivi perché non vi era un capo autonomo della decisione su cui si fosse formato giudicato interno e perché il giudice d'appello poteva rivalutare la qualificazione giuridica dei fatti restando nei limiti del petitum e della causa petendi; inoltre il principio di non contestazione riguarda i fatti storici e non la loro qualificazione giuridica. Ha poi respinto le ulteriori censure, aderendo all'orientamento già affermato dalla giurisprudenza di legittimità e dall'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato: il diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002 ha valore abilitante in altri contesti, ma non è titolo sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento; la clausola di salvaguardia della legge n. 296/2006 tutela solo chi era già inseribile secondo il sistema previgente, non amplia la platea degli aventi diritto; l'annullamento del decreto ministeriale non ha efficacia erga omnes tale da fondare un autonomo diritto soggettivo all'inserimento; non ricorre violazione del diritto dell'Unione, né incide la successiva previsione di concorsi riservati per altri fini. Le spese sono state compensate per la novità e complessità della questione, ed è stato dato atto dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 115 c.p.c.

    Richiamato nel primo motivo; la Corte osserva che la non contestazione opera sul fatto storico e non sulla qualificazione giuridica.

  • art. 329 c.p.c.

    Richiamato nel primo motivo in relazione al giudicato interno; la Corte esclude che si sia formato su un capo autonomo della decisione.

  • art. 342 c.p.c.

    Richiamato nei motivi processuali; la Corte ribadisce i limiti del devolutum e la possibilità per il giudice di diversa qualificazione giuridica nei limiti di domanda e causa petendi.

  • art. 112 c.p.c.

    Invocato per il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato; la Corte ritiene che il giudice d'appello non l'abbia violato.

  • art. 434 c.p.c.

    Richiamato in relazione ai limiti dell'appello; non ravvisata violazione.

  • art. 437 c.p.c.

    Richiamato in relazione al giudizio del lavoro e alla devoluzione; nessuna violazione accertata.

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    Usato come parametro dei motivi di ricorso per violazione di legge.

  • art. 360 n. 4 c.p.c.

    Usato per la censura processuale sul giudicato interno e sul principio devolutivo.

  • art. 4 d.l. n. 87/2018

    Richiamato dalle ricorrenti; la Corte afferma che la successiva valorizzazione del diploma per concorso riservato è irrilevante ai fini dell'inserimento nelle GAE.

  • art. 12 preleggi

    Richiamato per l'interpretazione letterale e sistematica della disciplina; la Corte privilegia il contesto normativo complessivo.

  • art. 15 preleggi

    Richiamato per i criteri interpretativi delle leggi successive; la Corte esclude che la normativa successiva abbia ampliato il diritto all'inserimento nelle GAE.

  • art. 1, comma 2, L. n. 425/1997

    Richiamato dalle ricorrenti a sostegno del valore del titolo di studio.

  • art. 15, comma 7, d.P.R. n. 323/1998

    La Corte richiama la disposizione come riconoscimento del valore legale e abilitante del diploma magistrale, ma solo nei limiti del sistema previgente e non per l'iscrizione nelle GAE.

  • d.l. n. 97/2004

    Richiamato quale fonte collegata al sistema delle graduatorie e al requisito del titolo abilitante.

  • art. 1, comma 605, L. n. 296/2006

    Interpretato come clausola di salvaguardia che consente l'inserimento solo dei docenti già in possesso del titolo di abilitazione rilevante secondo il sistema previgente, non come norma attributiva di un nuovo diritto all'inserimento per i diplomati magistrali.

  • d.l. n. 70/2011

    Richiamato dalle ricorrenti; la Corte esclude che la normativa successiva abbia consentito l'inserimento degli aspiranti non già iscritti.

  • art. 63 d.lgs. n. 165/2001

    Richiamato per sostenere l'azione davanti al giudice ordinario; la Corte ritiene assorbita la questione dalla mancanza del diritto all'inserimento.

  • art. 2935 c.c.

    Richiamato in tema di decorrenza della prescrizione; la Corte non esamina nel merito perché assorbito.

  • art. 2946 c.c.

    Richiamato in tema di prescrizione ordinaria decennale; questione assorbita.

  • art. 2964 c.c.

    Richiamato in tema di decadenza/prescrizione; questione assorbita.

  • clausola 5 dell'Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE

    La Corte esclude la violazione, osservando che le graduatorie di istituto/circolo sono destinate alle supplenze temporanee e non implicano, di per sé, abuso nella reiterazione dei contratti a termine.

  • art. 6 n. 2 TUE

    Invocato per il diritto dell'Unione; la Corte afferma che non impedisce agli Stati membri di fissare requisiti di accesso all'impiego non discriminatori per cittadinanza.

  • Regolamento CEE n. 1612/1968

    Richiamato per la libera circolazione dei lavoratori; la Corte esclude una violazione perché non vi è trattamento differenziato per cittadinanza.

  • artt. 12 e 39 CE

    Invocati per la libera circolazione; la Corte ne esclude la violazione.

  • art. 3 Cost.

    Invocato per disparità di trattamento; la Corte non ravvisa violazione poiché la disciplina differenzia in base al titolo rilevante e non in modo irragionevole.

  • art. 1 Prot. 1 CEDU

    Invocato dalle ricorrenti; la Corte non ravvisa lesione, mancando un diritto soggettivo all'inserimento.

  • art. 6 CEDU

    Richiamato in relazione al giusto processo; non risulta violato.

  • artt. 47 e 52 Carta dei diritti fondamentali UE

    Richiamati dalle ricorrenti; la Corte non ne ravvisa la violazione.

  • artt. 3, 24, 111, 113 e 117 Cost.

    Invocati a sostegno delle censure di legittimità costituzionale; la Corte le respinge implicitamente ritenendo infondata la pretesa sostanziale.

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    Richiamato per il rinvio alla motivazione delle decisioni precedenti.

  • art. 2909 c.c.

    Richiamato per ribadire che, fuori dai limiti dell'annullamento dell'atto amministrativo, opera la regola generale dell'efficacia del giudicato inter partes.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Applicato per dare atto dei presupposti del raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Massime di principio

  • Il giudicato interno si forma solo sui capi della sentenza dotati di autonoma efficacia decisoria; non si forma sui meri passaggi motivazionali o su presupposti logico-giuridici comuni a un capo unico della decisione.
  • Il principio di non contestazione opera sul fatto storico e non sulla sua qualificazione giuridica: la parte non può vincolare il giudice sulla natura giuridica del fatto non contestato.
  • Il giudice d'appello può ricostruire i fatti e qualificarli giuridicamente in modo diverso dalle parti, purché rimanga nei limiti del petitum e della causa petendi.
  • Il solo possesso del diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002, pur avente valore abilitante in altri contesti normativi, non costituisce titolo sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo.
  • La clausola di salvaguardia della legge n. 296/2006 non amplia la platea degli aventi diritto all'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento, ma conserva la posizione di chi, secondo il sistema previgente, avrebbe già potuto accedervi.
  • L'annullamento giurisdizionale di un atto amministrativo regolativo di una procedura selettiva non produce automaticamente un diritto soggettivo all'inserimento per soggetti non partecipanti al giudizio, quando la fonte annullata non ha natura regolamentare e l'effetto caducatorio resta inter partes salvo diversa estensione normativa.
  • La successiva previsione legislativa di concorsi riservati o di altre forme di valorizzazione del titolo non incide retroattivamente sul diverso requisito richiesto per l'iscrizione nelle graduatorie ad esaurimento.
  • L'asserita violazione del diritto dell'Unione in tema di libera circolazione dei lavoratori non sussiste se la disciplina nazionale fissa requisiti di accesso all'impiego uguali per tutti e non fondati sulla cittadinanza.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProveLicenziamento
RamiProcesso civileLavoro
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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