Cassazione Civile, Ordinanza n. 27068/2022 del 14/09/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (fallimento)
La controversia
Il tribunale aveva dichiarato il fallimento di una società su istanza di alcuni creditori; il soggetto che aveva rivestito la carica di ex amministratore unico e socio unico ha proposto reclamo e poi ricorso per cassazione. Ha contestato, in primo luogo, la legittimazione attiva di uno dei creditori istanti, assumendo che il suo credito fosse venuto meno o dovesse comunque compensarsi con un contrapposto credito risarcitorio della società derivante dalla condotta del medesimo creditore in un diverso giudizio di lavoro. Ha inoltre dedotto che il giudice di merito avrebbe erroneamente valorizzato ulteriori debiti della società, in particolare debiti verso l'erario per oltre 200.000 euro, ai fini della dichiarazione di fallimento. Con il secondo e terzo motivo ha censurato, da un lato, la valutazione delle prove in ordine all'asserita estinzione per compensazione dei debiti fiscali con un maggiore credito IVA della società e, dall'altro, la violazione della soglia minima di debiti scaduti prevista dall'art. 15 legge fallimentare, sostenendo che, eliminati quei debiti per compensazione, le passività residue sarebbero state inferiori a 30.000 euro.
La decisione
La Corte ha ritenuto infondato il primo motivo, osservando che il giudice di merito non aveva attribuito la legittimazione a un non creditore, ma aveva accertato l'esistenza di un credito in capo al richiedente il fallimento; ha inoltre chiarito che l'eventuale controcredito risarcitorio della società era solo eventuale e illiquido, quindi non idoneo a estinguere per compensazione il credito azionato. Ha aggiunto che il limite di 30.000 euro dell'art. 15 legge fall. riguarda le passività complessive dell'imprenditore e non l'importo del singolo credito del creditore istante. Quanto ai motivi relativi ai debiti erariali e al preteso credito IVA, la Corte li ha giudicati in parte inammissibili perché diretti a contestare accertamenti di fatto o privi di specificità e autosufficienza, e in parte infondati perché non investivano correttamente la ratio della decisione, che aveva comunque accertato l'esistenza di debiti scaduti superiori alla soglia di legge. Il ricorso è stato quindi integralmente rigettato, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese in favore del fallimento, del creditore istante e della società intervenuta.
Norme richiamate
art. 6 legge fall.
la titolarità di un credito è presupposto necessario della legittimazione a chiedere il fallimento; la censura non può essere trasformata in una contestazione della sola legittimazione quando in realtà mira a negare l'esistenza del credito
art. 15 legge fall.
il limite dei debiti scaduti sotto il quale non si fa luogo a fallimento riguarda le passività complessive dell'imprenditore insolvente, non l'entità del credito del singolo istante
art. 1243, comma 1, c.c.
la compensazione legale opera solo tra debiti liquidi ed esigibili; un controcredito illiquido o incerto non può estinguere il credito opposto
art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
la doglianza per violazione di legge è infondata quando il giudice di merito ha correttamente applicato la norma ai fatti accertati, mentre il ricorrente contesta in realtà il fatto
art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
non è scrutinabile come vizio motivazionale una censura che non individui specificamente il fatto decisivo o che miri solo a una diversa lettura delle prove
art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c.
il ricorso deve indicare in modo specifico il documento su cui si fonda la censura, la sua provenienza e il suo contenuto rilevante
art. 369, comma 2, n. 4, c.p.c.
il documento richiamato a sostegno del ricorso deve essere prodotto in copia secondo le forme prescritte
Massime di principio
- Nel procedimento per la dichiarazione di fallimento, la legittimazione del creditore istante richiede l'esistenza attuale di un credito, anche se contestato; la contestazione deve riguardare realmente la titolarità del credito e non essere una surrettizia censura dell'accertamento di merito.
- La compensazione legale non può operare in presenza di un controcredito solo eventuale, incerto o illiquido; ai fini dell'estinzione del credito azionato occorre la coesistenza di crediti reciprocamente liquidi ed esigibili.
- Il limite minimo di debiti scaduti previsto dalla legge fallimentare va verificato con riferimento al complesso delle passività dell'imprenditore e non al solo importo del credito del soggetto che ha presentato l'istanza.
- In cassazione, la censura di violazione di legge è inammissibile o infondata quando, sotto l'apparente deduzione della falsa applicazione di norma, si contesta in realtà l'accertamento del fatto compiuto dal giudice di merito.
- Il ricorso per cassazione deve essere autosufficiente: quando si invoca un documento, occorre indicarne puntualmente provenienza, contenuto e collocazione processuale, oltre a produrlo nei modi prescritti.
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