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Sentenza

Corte di giustizia, Sentenza C-430/23

Judgment of the Court (Tenth Chamber) of 4 July 2024. — SN v European Parliament. — Appeal – European Parliament – Rules governing the payment of expenses and allowances to Members of Parliament – Parliamentary assistance allowance – Recovery of sums unduly paid. — Case C-430/23 P

Giurisprudenza europea62023CJ0430

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di giustizia ha respinto l’appello di un’ex deputata europea contro il recupero di somme pagate per assistenza parlamentare. Ha confermato che spetta al membro dimostrare che l’assistenza sia stata realmente prestata e sia collegata al mandato, mentre non opera per i membri il criterio della conoscenza dell’indebito previsto per i funzionari. La Corte ha inoltre escluso che tale sistema incida sulla libertà e indipendenza dei deputati europei. L’appello è stato quindi integralmente rigettato, con condanna alle spese.

Recupero da un’ex deputata europea delle somme indebitamente versate per assistenza parlamentare: riparto dell’onere della prova, irrilevanza del criterio della conoscenza ex articolo 85 dello statuto dei funzionari e compatibilità con la libertà e indipendenza dei membri del Parlamento europeo

La questione giuridica

La Corte è chiamata a stabilire: se, ai fini del recupero delle somme versate per assistenza parlamentare, trovi applicazione per analogia il criterio della conoscenza dell’indebito di cui all’articolo 85 dello Statuto dei funzionari, richiamato dall’articolo 137 del CEOS; se l’articolo 33 delle misure di esecuzione imponga al membro di provare non solo l’esistenza del rapporto di lavoro ma l’effettività dell’assistenza necessaria e direttamente connessa al mandato; e se il meccanismo di recupero delle somme indebitamente pagate sia incompatibile con la libertà e indipendenza dei membri ai sensi dell’articolo 2 e dell’articolo 21, paragrafo 2, dello Statuto dei deputati.

Principio di diritto

La Corte ha affermato che, ai fini dell’assunzione a carico del Parlamento europeo delle spese per assistenza parlamentare, il membro deve provare che l’assistenza sia stata effettivamente prestata e che sia necessaria e direttamente collegata all’esercizio del mandato; in mancanza, le somme sono "indebitamente pagate" e vanno recuperate ai sensi dell’articolo 68 delle misure di esecuzione. Il criterio della conoscenza dell’indebito previsto dall’articolo 85 dello Statuto dei funzionari, richiamato dall’articolo 137 del CEOS, non si applica ai membri del Parlamento, che non sono destinatari del CEOS. La disciplina del recupero non viola la libertà e indipendenza dei membri, poiché persegue l’obiettivo legittimo di prevenire abusi e lascia al membro la possibilità di fornire qualsiasi prova pertinente dell’effettività dell’assistenza.

Norme richiamate

  • Articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea
  • Decisione 2005/684/CE, Euratom (Statuto dei deputati del Parlamento europeo)
  • Articoli 2 e 21 dello Statuto dei deputati del Parlamento europeo
  • Decisione del Bureau del Parlamento europeo del 19 maggio e 9 luglio 2008 sulle misure di esecuzione dello Statuto dei deputati, come modificata nel 2010, in particolare articoli 33, 34 e 68
  • Articoli 60, 85 e 86 dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea
  • Condizioni di impiego degli altri agenti dell’Unione europea, in particolare articoli 1, 5a, 125, 131, 137 e 139
  • Regolamento (CE) n. 160/2009
  • Regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 (regolamento finanziario), in particolare articolo 92

Recupero di somme indebitamente pagate per assistenza parlamentare a un’ex deputata europea

La pronuncia riguarda un ricorso per cassazione proposto da SN contro la sentenza del Tribunale che aveva solo parzialmente annullato la decisione del Segretario generale del Parlamento europeo di recuperare somme versate a titolo di indennità per assistenza parlamentare e la corrispondente nota di addebito. La Corte di giustizia, sezione decima, decide sul corretto regime giuridico applicabile all’assistenza parlamentare e sui limiti del potere di recupero del Parlamento.

Fatti e procedimento principale

SN era deputata al Parlamento europeo dal 2014 al 2019. Nel 2016 il Parlamento aveva concluso, su richiesta della deputata e sulla base dell’articolo 5a del CEOS, un contratto di lavoro con un assistente parlamentare accreditato, A. In seguito a un’indagine OLAF avviata nel 2016, il Segretario generale del Parlamento ha avviato nel 2020 una procedura di recupero ai sensi dell’articolo 68 delle misure di esecuzione dello Statuto dei deputati, ritenendo che, nel periodo dal 17 maggio 2016 al 30 novembre 2018, fosse stata indebitamente versata la somma di EUR 196 199,84.

Normativa rilevante

La Corte richiama anzitutto:

  • l’articolo 21 dello Statuto dei deputati, che riconosce ai membri il diritto all’assistenza di personale di fiducia e consente al Parlamento di disciplinarne le condizioni;
  • l’articolo 33 delle misure di esecuzione, secondo cui il Parlamento rimborsa solo spese effettivamente sostenute e sorte esclusivamente dall’impiego di assistenti e solo se necessarie e direttamente collegate all’esercizio del mandato;
  • l’articolo 68 delle medesime misure, che impone il recupero di ogni somma indebitamente pagata;
  • gli articoli 5a, 131, 137 e 139 del CEOS, rilevanti per gli assistenti parlamentari accreditati;
  • l’articolo 85 dello Statuto dei funzionari, che subordina il recupero delle somme pagate in eccesso alla conoscenza dell’indebito da parte del percettore.

Questioni sollevate nell’appello

SN ha dedotto tre motivi principali:

  • la mancata applicazione del criterio della conoscenza dell’indebito di cui all’articolo 85 dello Statuto dei funzionari, richiamato dall’articolo 137 del CEOS;
  • un errore di diritto nell’interpretazione dell’articolo 33 delle misure di esecuzione, sostenendo che sarebbe sufficiente l’esistenza di un rapporto di lavoro con l’assistente;
  • la violazione della libertà e indipendenza dei membri del Parlamento europeo, in quanto il sistema di recupero avrebbe natura sostanzialmente sanzionatoria e di responsabilità oggettiva.

Sul secondo motivo: interpretazione dell’articolo 33 delle misure di esecuzione

La Corte ricorda la propria giurisprudenza, in particolare l’ordinanza Le Pen/Parlamento (C-525/18 P), secondo cui è il membro che chiede al Parlamento di farsi carico delle spese di assistenza a dover provare che tali spese sono state effettivamente sostenute e corrispondono a un’assistenza necessaria e direttamente collegata al mandato.

La Corte esclude che esistano due letture concorrenti dell’"assistenza" nel caso dell’articolo 33:

  • non è sufficiente la sola prova dell’esistenza formale di un rapporto di lavoro o della corresponsione di uno stipendio;
  • occorre la prova dell’effettiva prestazione di assistenza rilevante per il mandato.

La Corte precisa anche che non rileva la qualità della prestazione svolta: se l’assistente ha effettivamente lavorato per prestare assistenza necessaria e direttamente collegata al mandato, il Parlamento deve sopportarne il costo anche se la prestazione è stata scadente. Viceversa, se l’assistenza non è dimostrata, le somme sono indebitamente pagate e devono essere recuperate.

Rapporto tra assistente, membro e Parlamento

La Corte evidenzia che, nel sistema degli assistenti parlamentari accreditati, il membro è il solo soggetto in grado di sapere se l’assistente ha svolto o meno le mansioni affidategli e se vi siano state assenze ingiustificate. Per questo, è il membro a dover informare il Parlamento di eventuali inadempimenti, consentendo l’attivazione delle misure previste dal CEOS nei confronti dell’assistente, come la sospensione del salario o la cessazione del contratto.

Sul primo motivo: inapplicabilità dell’articolo 137 del CEOS ai membri

La Corte respinge la tesi secondo cui il recupero nei confronti di un membro dovrebbe rispettare il criterio della conoscenza dell’indebito dell’articolo 85 dello Statuto dei funzionari, tramite il rinvio dell’articolo 137 del CEOS.

La Corte afferma che:

  • l’articolo 137 del CEOS riguarda il recupero nei confronti dell’assistente parlamentare accreditato, soggetto destinatario del CEOS;
  • i membri del Parlamento europeo non sono coperti dal CEOS;
  • pertanto, il meccanismo di recupero previsto dalle misure di esecuzione opera autonomamente nei confronti del membro, quale soggetto che ha chiesto la copertura delle spese.

Ne consegue che non può essere trasposto ai membri il requisito soggettivo della conoscenza dell’indebito previsto per i funzionari e gli altri agenti.

Esclusione di un sistema di responsabilità oggettiva

La Corte respinge anche l’argomento secondo cui il sistema equivarrebbe a una responsabilità oggettiva o a una forma di strict liability. Secondo la Corte, non si tratta di punire il membro per un errore innocente, ma di subordinare il rimborso pubblico alla prova dell’effettività dell’assistenza. Il membro può evitare il recupero producendo qualsiasi prova pertinente che dimostri che l’assistenza è stata realmente prestata ed era necessaria e collegata al mandato.

Sul terzo motivo: libertà e indipendenza dei membri

La Corte esclude che la disciplina del recupero contrasti con l’articolo 2 e con l’articolo 21, paragrafo 2, dello Statuto dei deputati.

La motivazione si articola in tre passaggi:

  • la copertura delle spese di assistenza parlamentare mira, al contrario, a rafforzare la libertà e indipendenza dei membri, evitando che essi debbano ricorrere a risorse private;
  • la richiesta di dimostrare l’effettività dell’assistenza risponde a un obiettivo legittimo di prevenzione degli abusi ed è proporzionata;
  • la decisione di recupero è adottata dal Segretario generale del Parlamento, non da altri membri, e in ogni caso il membro interessato può contestarla davanti ai giudici dell’Unione, deducendo anche eventuali profili di imparzialità.

La Corte osserva inoltre che l’articolo 2 dello Statuto dei deputati non esclude, in linea di principio, che i membri partecipino all’adozione delle regole in materia di assistenza parlamentare.

Decisione e dispositivo

La Corte respinge tutti e tre i motivi di appello e conferma il rigetto sostanziale della domanda della ricorrente. L’appello è quindi integralmente respinto. SN è condannata a sopportare le proprie spese e quelle sostenute dal Parlamento europeo.

Principio affermato

Il membro del Parlamento europeo che chiede il finanziamento pubblico dell’assistenza parlamentare deve provare l’effettiva prestazione dell’assistenza e il suo nesso necessario e diretto con il mandato; in difetto, le somme sono indebitamente pagate e devono essere recuperate secondo le misure di esecuzione. Il regime di recupero non è subordinato alla prova della conoscenza dell’indebito da parte del membro e non viola la sua libertà e indipendenza.

Come è indicizzato

Materieassistenza parlamentarerecupero di somme indebitamente versatestatuto dei deputati europeirapporto di impiego degli assistenti parlamentariautonomia e indipendenza dei membri del parlamento europeo

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