Cassazione Penale, Sentenza n. 1070/2022 del 13/01/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva, in riforma del Tribunale di Sciacca, assolto D'Angelo per non aver commesso il fatto (furto in abitazione). Il motivo unico del ricorso deduceva che la Corte territoriale non aveva considerato una circostanza decisiva: l'esito favorevole in separato procedimento a carico della convivente Abate Felicia, giudicata con rito abbreviato e assolta con motivazione di stato di necessità per aver agito costretta dalle minacce di D'Angelo. Secondo il Procuratore Generale tale pronuncia avrebbe dovuto incidere sulla valutazione della responsabilità di D'Angelo e, quindi, la Corte d'appello sarebbe stata tenuta a valutarla e, se necessario, a riaprire l'istruzione dibattimentale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Procuratore Generale inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che la pronuncia favorevole ad Abate non fosse stata depositata all'udienza di appello e, quindi, la Corte territoriale non poteva essere censurata per non averla valutata. Inoltre la sola pendenza del procedimento relativo ad Abate, senza elementi precisi o senza formale e specifica richiesta di acquisizione da parte del pubblico ministero o delle parti, non imponeva alla Corte d'appello l'obbligo di riaprire l'istruzione dibattimentale o di approfondire d'ufficio la questione. Per questi motivi il ricorso è stato respinto e l'assoluzione di D'Angelo è rimasta confermata.
Norme richiamate
art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020, convertito dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176
art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020, convertito dalla legge 18 dicembre 2020, n.176
La disposizione è richiamata per indicare che il ricorso è stato trattato senza l'intervento delle parti, con conclusioni scritte. Non incide sul merito della censura; la Corte ha deciso che, anche in assenza di deposizione della sentenza relativa alla Abate, non sussisteva obbligo di acquisizione o di riapertura istruttoria d'ufficio.
Massime di principio
- Se una sentenza di altro procedimento è rilevante per la decisione in corso, il soggetto che la ritiene decisiva deve farla depositare e produrla tempestivamente: la mancata deposizione preclude alla Corte di valutarla.
- La mera pendenza di un procedimento parallelo non obbliga il giudice a riaprire l'istruzione o ad acquisire atti d'ufficio; è necessaria una specifica e motivata richiesta di parte o elementi concreti che rendano indispensabile l'approfondimento.
- Quando si vuol far valere l'esito di un processo diverso, va richiesta formalmente l'acquisizione degli atti o la produzione della sentenza nel procedimento principale, preferibilmente prima dell'udienza di appello.
- La Corte d'appello non è tenuta a integrare d'ufficio la prova con atti non presenti nel fascicolo se tali atti non sono stati proposti dalle parti e se non sussistono elementi chiari che rendano necessario l'intervento.
- In sede di impugnazione in Cassazione, non possono valere censure basate su documenti o fatti non presenti o non tempestivamente prodotti nel processo di merito; ciò può portare all'inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza.
- Se una coimputata è stata assolta per stato di necessità imputando la costrizione all'altro imputato, la Procura deve tempestivamente produrre quella pronuncia se intende fondare su di essa argomentazioni rilevanti per la colpevolezza dell'altro.
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