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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24013/2023 del 05/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Domanda di riparazione per ingiusta detenzione per la custodia cautelare in carcere dal 07/05/2018 al 13/02/2019 e per arresti domiciliari fino al 16/07/2019, in relazione a un capo di imputazione iniziale ex art.74 d.P.R. n.309/1990 poi riqualificato ex art.73, comma 4; l'imputato fu assolto in appello il 16/07/2019, sentenza divenuta definitiva il 29/11/2019. La Corte d'appello aveva rigettato la domanda ritenendo sussistente la colpa grave del ricorrente in ragione del ruolo di intermediario e di rapporti di debito-credito con soggetti coinvolti nel traffico di stupefacenti, desumibili da conversazioni intercettate e dalla reticenza/mendacio nel giustificare tali rapporti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del sig. Manuardi confermando la valutazione della Corte d'appello: la condotta del ricorrente (frequentazioni ambigue, conversazioni criptiche indicative di rapporti di debito-credito con soggetti coinvolti in illeciti e reticenza/mendacio nell'interrogatorio) integrava una colpa grave concausale nella determinazione della detenzione, ostativa al riconoscimento dell'indennizzo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; non sono stati disposti oneri ulteriori in relazione al MEF per la natura tautologica delle sue argomentazioni.

Norme richiamate

  • d.P.R. n.309/1990, art.74

    Norma richiamata nell'impostazione accusatoria originaria relativa al traffico di stupefacenti; il capo di imputazione iniziale faceva riferimento a questa fattispecie

  • d.P.R. n.309/1990, art.73, comma 4

    Requisito di riqualificazione della fattispecie contestata (articolo sotto il quale è stata poi formulata l'accusa giudicata nel merito)

  • codice di procedura penale, art.315

    Indica la competenza del giudice adito per le domande di riparazione per ingiusta detenzione; la Corte d'appello ha operato ai sensi di questa norma

  • codice di procedura penale, art.314

    Riguarda la causa ostativa rappresentata dal fatto che il richiedente abbia concorso a dar causa alla detenzione con dolo o colpa grave; la sentenza applica i criteri di valutazione di tale causa ostativa

  • codice di procedura penale, art.294

    Norma sull'interrogatorio dell'indagato davanti al GIP; la valutazione della credibilità e del contenuto dell'interrogatorio è stata ritenuta rilevante ai fini della verifica della colpa grave

  • codice di procedura penale, art.606, comma 1, lett. b) ed e)

    Norme di impugnazione in Cassazione invocate dal ricorrente per dedurre vizio di motivazione e violazione di legge; la Corte ha ritenuto infondate tali censure

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (principi richiamati)

    Richiamati plurimi precedenti (Sez.4, Sez.Un. e altri) che stabiliscono: il giudice della riparazione ha autonomia valutativa rispetto al giudice penale; la frequentazione ambigua di soggetti illeciti e le dichiarazioni mendaci o reticenti possono integrare colpa grave ostativa all'indennizzo quando contribuiscono a creare la falsa apparenza della sussistenza del reato

Massime di principio

  • La domanda di riparazione per ingiusta detenzione può essere esclusa se il richiedente ha concorso, con dolo o colpa grave, a determinare la misura cautelare: il giudice della riparazione valuta questo autonomamente rispetto al giudice penale
  • Frequentazioni ambigue con soggetti coinvolti in illeciti, desumibili da intercettazioni o altri elementi, possono costituire indizio di complicità e integrare colpa grave se risultano concausali rispetto all'adozione della misura cautelare
  • Dichiarazioni mendaci o reticenti rese dall'indagato durante l'interrogatorio possono assumere rilievo ai fini dell'esclusione dell'indennizzo quando, in presenza di un quadro indiziario significativo, rafforzino la falsa apparenza di colpevolezza
  • Il giudice della riparazione non deve accertare la commissione del reato, ma se la condotta del richiedente ha effettivamente contribuito a creare l'apparenza di reità che ha determinato la detenzione
  • Per ottenere l'indennizzo è utile dimostrare l'assenza di comportamenti extra-processuali o processuali che possano aver ingenerato o rafforzato la falsa apparenza di pericolosità o responsabilità penale

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