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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24195/2023 del 06/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'Appello di Napoli che, accogliendo la domanda di riparazione per ingiusta detenzione, aveva riconosciuto a Cameli un indennizzo di euro 13.000 per tre mesi di arresti domiciliari subiti nell'ambito di indagini per corruzione aggravata e abuso d'ufficio. Il Ministero deduceva che il giudice distrettuale aveva errato nell'escludere la causa ostativa rappresentata dalla colpa grave, non avendo valutato adeguatamente che la intestazione fittizia di quote societarie da parte di Cameli (finalizzata a occultare la partecipazione di un consigliere regionale e di un dirigente coinvolti in un accordo corruttivo) era elemento idoneo a determinare un'apparenza di reità e quindi a escludere l'indennizzabilità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il motivo del Ministero e ha annullato l'ordinanza impugnata, rinviando alla Corte d'Appello di Napoli per un nuovo giudizio limitato alla valutazione se la condotta di intestazione fiduciaria di quote da parte di Cameli integri la causa ostativa alla riparazione (colpa grave o comportamento idoneo a creare un'apparenza di reità). La Cassazione ha richiamato il principio secondo cui il giudice della riparazione deve svolgere un esame autonomo "ex ante" di tutti gli elementi probatori utilizzabili alla data del provvedimento cautelare, per verificare se l'indagato abbia concorso, con dolo o colpa grave, a determinare l'adozione della misura.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza - Sez. 4 n. 9212

    Sez. 4 n. 9212 del 13/11/2013 dep. 25/02/2014, Rv. 259082

    Il giudice della riparazione deve valutare ex ante, con ragionamento autonomo rispetto al merito penale, se la condotta dell'imputato abbia ingenerato l'apparenza di illiceità che ha indotto la misura cautelare

  • Giurisprudenza - Sez. 4 n. 19180 (Buccini)

    Sez. 4 n. 19180 del 18/02/2016, Buccini, Rv. 266808

    Il giudice può esaminare tutti gli elementi probatori utilizzabili nella fase delle indagini, purché la loro utilizzabilità non sia stata espressamente esclusa in dibattimento

  • Giurisprudenza - Piccolo

    15/09/2016, Piccolo, Rv. 268238

    Gli elementi indiziari non utilizzabili o neutralizzati nel giudizio d'assoluzione non devono essere considerati; altrimenti possono essere valutati nella fase di riparazione

  • Giurisprudenza - Sez. 4 n. 45418 e n. 37528

    Sez. 4 n. 45418 del 25/11/2010, Rv. 249237; n. 37528 del 24/06/2008, Rv. 241218

    La condotta di chi, pur non penalmente condannato, abbia tenuto comportamenti percepibili come indicativi di contiguità con attività criminali altrui può integrare la causa ostativa alla riparazione

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione compie una valutazione autonoma e "ex ante" rispetto al merito penale: non valuta se sussista il reato, ma se la condotta dell'indagato abbia creato l'apparenza di illiceità che ha indotto la misura cautelare.
  • Possono essere valutati tutti gli elementi probatori raccolti in fase d'indagine, salvo che la loro utilizzabilità sia stata espressamente esclusa o neutralizzata nel giudizio di merito.
  • Comportamenti non penalmente sanzionati (es. intestazioni fittizie, fiduciaria assunzione di quote) possono comunque configurare colpa grave o contribuire a creare un'apparenza di reità se non giustificati da ragioni plausibili.
  • Legami di amicizia, collaborazione politica o spiegazioni soggettive non escludono automaticamente la colpa grave: il giudice deve valutare se la spiegazione è plausibile e sufficiente a escludere che la condotta abbia indotto l'apparenza di reità.
  • Se il giudice della riparazione omette di esaminare adeguatamente la rilevanza di condotte ambigue o di intestazioni fittizie rispetto alla sussistenza della causa ostativa, la decisione può essere annullata con rinvio per un nuovo esame.

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