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Sentenza

Sentenza n. 136/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202308109

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Lazio che aveva respinto il ricorso contro l’ordinanza comunale di demolizione di opere edilizie realizzate in difformità essenziale dal permesso di costruire

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Le appellanti hanno impugnato la sentenza del TAR Lazio deducendo, mediante riproposizione delle censure di primo grado e ulteriori contestazioni, l’illegittimità dell’ordinanza di demolizione. In particolare, hanno contestato la sottoscrizione dell’atto, sostenuto che le attività di controllo, le verifiche tecniche, i collaudi, la comunicazione di fine lavori e l’agibilità avrebbero ingenerato un affidamento sulla regolarità dell’intervento, censurato l’adozione della demolizione nonostante il completamento delle opere e il tempo trascorso, nonché contestato l’indirizzamento dell’ordinanza nei loro confronti quali proprietarie, in assenza di una loro responsabilità soggettiva. Il Comune aveva accertato che il villino trifamiliare era stato realizzato in difformità essenziale dal permesso di costruire rilasciato alla società costruttrice.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello e confermato la sentenza del TAR. Le censure relative alla sottoscrizione dell’atto sono state dichiarate inammissibili perché nuove in appello ai sensi dell’art. 104 c.p.a.; inoltre, l’azione di nullità è soggetta al termine decadenziale previsto dall’art. 31, comma 4, c.p.a., termine ormai decorso. Il Collegio ha ricordato che l’appellante deve formulare motivi specifici e non può limitarsi a riproporre genericamente le deduzioni svolte in primo grado. Nel merito, ha ritenuto decisivo l’accertamento della realizzazione di opere in difformità essenziale dal titolo edilizio, presupposto sufficiente per l’esercizio vincolato del potere repressivo previsto dall’art. 31 d.P.R. 380/2001. Le asserite attività comunali di controllo, la comunicazione di fine lavori e l’agibilità non dimostrano alcuna attestazione di conformità urbanistico-edilizia; il collaudo statico, inoltre, non rientra nelle attribuzioni degli uffici comunali ed è affidato a un tecnico abilitato. Le appellanti non hanno fornito elementi oggettivi idonei a superare l’accertamento dell’amministrazione. Il completamento delle opere e il decorso del tempo non impediscono l’adozione dell’ordine di demolizione, poiché l’abuso edilizio costituisce una lesione permanente e non determina un affidamento tutelabile alla conservazione della situazione abusiva. L’ordine di demolizione ha natura reale e può essere rivolto anche al proprietario che non abbia materialmente commesso l’abuso, purché si trovi in rapporto qualificato con il bene tale da consentire il ripristino. Nessuna carenza istruttoria o motivazionale è stata ravvisata. Nulla sulle spese del grado, non essendosi costituito il Comune.

Norme richiamate

  • art. 104 c.p.a.

    divieto di nova in appello

    Le deduzioni nuove, non proposte nel giudizio di primo grado, non possono essere esaminate in appello.

  • art. 101 c.p.a.

    il ricorrente ha l’onere di specificare i motivi di appello

    L’appello deve contenere critiche specifiche alla sentenza impugnata e non può consistere nella mera riproposizione generica delle ragioni dedotte in primo grado.

  • art. 31, comma 4, c.p.a.

    Anche l’azione di nullità è soggetta al termine di decadenza previsto dalla disposizione, nel caso concreto ormai decorso.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    L’accertata realizzazione di opere in difformità essenziale dal titolo edilizio legittima l’adozione dell’ordine di demolizione, quale esercizio vincolato del potere repressivo.

  • art. 31, comma 2, d.P.R. 380/2001

    L’ordine di demolizione ha natura reale e può essere rivolto anche al proprietario non responsabile materialmente dell’abuso, in ragione del rapporto qualificato con il bene e della finalità di ripristino dell’ordine giuridico.

Massime di principio

  • L’ordine di demolizione previsto dall’art. 31 d.P.R. 380/2001 costituisce esercizio di un potere vincolato: una volta accertata la realizzazione di opere in difformità essenziale dal titolo edilizio, l’amministrazione non deve compiere una specifica comparazione tra interesse pubblico e interessi privati né motivare sulla sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale alla demolizione.
  • Il mero decorso del tempo dalla realizzazione dell’abuso edilizio non fa venir meno il potere repressivo e non ingenera un affidamento tutelabile alla conservazione dell’opera abusiva, poiché l’illecito edilizio produce una lesione permanente dei valori urbanistico-edilizi.
  • L’ordine di demolizione ha carattere reale e può essere adottato nei confronti del proprietario dell’immobile anche se estraneo alla realizzazione dell’abuso, senza necessità di accertarne la responsabilità soggettiva, quando il proprietario abbia un rapporto qualificato con il bene idoneo a consentire il ripristino dello stato dei luoghi.
  • La comunicazione di fine lavori e la dichiarazione di agibilità non equivalgono ad attestazione della conformità urbanistico-edilizia dell’intervento e non impediscono l’accertamento successivo dell’abuso e l’adozione della demolizione.
  • In appello sono inammissibili le censure nuove rispetto al giudizio di primo grado; inoltre, l’effetto devolutivo dell’appello non esonera l’appellante dall’onere di formulare critiche specifiche alla sentenza impugnata.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniInvalidità del provvedimentoAppello
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaLegittimo affidamentoEffetto conformativo e riedizione del potereDecadenza e tardività

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