Cassazione Penale, Sentenza n. 42597/2023 del 18/10/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione in cassazione dell'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria che aveva annullato la misura della custodia domiciliare applicata dal GIP il 6 marzo 2023 per il reato contestato (capo 3: artt. 110, 629 c.p. in relazione all'art. 628 c.p. e art. 416-bis c.p.). Il Procuratore deduce vizio di manifesta illogicità e carenza della motivazione del provvedimento del riesame, sostenendo che il Tribunale non avrebbe considerato correttamente il contesto mafioso emerso dalle captazioni (i rapporti tra Rocco Delfino, Francesco Cordì, Cosimo Romagnosi e Aurelio Messineo), la delega data da Cordì tramite intermediari e la condotta della Piromalli quale veicolo di comunicazioni idonee a realizzare una estorsione; inoltre il ricorrente censura l'omessa valutazione della personalità e della caratura criminale degli interlocutori e la mancata considerazione della perentorietà del messaggio attribuito alla Piromalli.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito motivazione logica e adeguata nel ritenere insussistente la gravità indiziaria a carico della Piromalli, per mancanza di prova dell'illiceità degli affari collegati al messaggio attribuito alla resistente. Il Tribunale aveva evidenziato l'assenza di chiarimenti sui contorni della vicenda (identità della persona offesa, oggetto e causa della pretesa estorsiva, esatta entità della somma e sua riferibilità al capannone) e ha correttamente escluso che il mero coinvolgimento in altri delitti dei soggetti citati potesse supplire alla mancanza degli elementi costitutivi dell'estorsione. La Corte ha inoltre ribadito che il giudizio di legittimità in materia di misure cautelari è limitato al controllo della adeguatezza logico-giuridica della motivazione e non può sostituirsi al giudice di merito nella rivalutazione dei fatti; le censure del Procuratore si risolvevano in una diversa valutazione fattuale già compiuta dal Tribunale e pertanto sono inammissibili.
Norme richiamate
art. 110 c.p.
Riferimento alla concorso di persone nel reato: utilizzato per inquadrare la responsabilità concorrente tra più soggetti nella fattispecie estorsiva contestata.
art. 629 c.p. comma 1 e 2
Norma che disciplina l'estorsione; richiamata quale titolo di reato contestato al capo 3. La decisione sottolinea l'assenza degli elementi essenziali dell'estorsione nella ricostruzione probatoria.
art. 628 c.p. comma 1 e 3
Richiamato in relazione alle disposizioni sussidiarie o correlate alla fattispecie estorsiva; il giudice del riesame ha ritenuto non dimostrata la illiceità dell'affare oggetto della comunicazione.
art. 416-bis c.p.
Norma sul reato di associazione di tipo mafioso; evocata per il contesto mafioso delle persone coinvolte, ma la Corte ha confermato che la sola caratura criminale degli interlocutori non supplisce alla mancanza degli elementi costitutivi dell'estorsione.
art. 273 cod. proc. pen.
Disposizione sulla gravità indiziaria quale requisito per la misura cautelare personale; la Corte ha richiamato la necessità che la valutazione dei gravi indizi sia motivata e non sostituibile in cassazione da una diversa valutazione dei fatti.
art. 274 cod. proc. pen.
Norma sulle esigenze cautelari applicabili per le misure personali; citata per affermare che l'assenza di esigenze cautelari è sindacabile in cassazione solo se derivante da violazione di norme o da manifesta illogicità della motivazione.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (sez. 2, n. 27866/2019 e Sez. F, n. 47748/2014)
Richiamati principi consolidati secondo cui il giudice di legittimità può verificare solo la coerenza logico-giuridica della motivazione del giudice di merito nelle misure cautelari e non procedere a una rivalutazione del materiale probatorio; censure che richiedano una diversa valutazione dei fatti sono inammissibili.
Massime di principio
- Per disporre o confermare una misura cautelare personale fondata sulla gravità indiziaria è necessario che la motivazione individui chiaramente gli elementi costitutivi del reato contestato: identità della persona offesa, contenuto e causa della pretesa illecita, entità della somma (se rilevante) e collegamento causale con i fatti contestati.
- Il coinvolgimento di soggetti con pregresse condotte criminali o la sussistenza di un "contesto mafioso" non è di per sé sufficiente a fondare la gravità indiziaria; occorre che dagli atti emergano elementi probatori specifici che colleghino tali valori probatori all'ipotesi di estorsione o ad altro reato contestato.
- In sede di cassazione avverso provvedimenti sulle misure cautelari, il sindacato è limitato al controllo di eventuale mancanza o manifesta illogicità della motivazione o alla violazione di norme di diritto; non è consentito al giudice di legittimità sostituirsi al giudice di merito nella rivalutazione delle prove.
- Chi impugna un provvedimento liberatorio deve dedicare la censura a errori logico-giuridici o omissioni specifiche nella motivazione del giudice di merito; argomentazioni che propongono una diversa lettura dei fatti già esaminati dal giudice di merito sono inammissibili.
- Per rafforzare la posizione probatoria in casi simili, la pubblica accusa dovrebbe cercare di documentare con chiarezza i contorni fattuali dell'offesa (vittima, oggetto della pretesa, modalità e prove materiali o testimonianze dirette) e non fare affidamento esclusivo sul contesto o sulla fama criminale degli interessati.
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