Cassazione Penale, Sentenza n. 43063/2023 del 20/10/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Le parti civili impugnavano l'assoluzione di Riccardo Pedalino per i reati di truffa contrattuale aggravata contestata in quanto, nella qualità di dipendente della filiale di Ascoli Piceno di Veneto Banca, avrebbe indotto i ricorrenti a sottoscrivere 3050 azioni e ad aderire ad un aumento di capitale mediante artifizi e raggiri: avrebbero rilevato la falsificazione/errata compilazione delle schede MIFID con creazione di profili di rischio artificiosi, la presentazione delle azioni come liquide e sicure, e l'imposizione della surroga del mutuo a condizione dell'acquisto di azioni. I ricorrenti denunciavano il ruolo determinante e attivo di Pedalino nell'organizzazione e nell'esecuzione dell'operazione e contestavano che la Corte d'appello non avesse adeguatamente valutato le prove testimoniali e documentali a sostegno della responsabilità penale.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi delle parti civili. Ha ritenuto che i motivi erano generici e miravano a una rivalutazione di merito non consentita in sede di legittimità, senza indicare vizi di diritto. I giudici di merito (Tribunale e Corte d'appello) avevano correttamente ritenuto insufficiente la prova della consapevolezza dolosa di Pedalino circa l'estrema rischiosità e l'illiquidità delle azioni, considerandolo un impiegato subordinato senza vantaggi economici diretti dall'operazione e agendo su direttive dei superiori. La Cassazione ha pertanto confermato l'assoluzione di fatto e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma di 500 euro ciascuno in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 606 c.p.p.
limita il sindacato della Corte di cassazione ai vizî di legittimità, escludendo il riesame libero del merito e la riconsiderazione delle valutazioni probatorie compiute in sede di merito
giurisprudenza della Cassazione richiamata
Sez. 6, n. 13129/2008; Sez. 6, n. 40609/2008; Sez. 6, n. 28703/2012
conferma il principio che la Corte di cassazione non può sostituirsi al giudice di merito nel valutare le prove e che il ricorso che chieda una diversa valutazione del compendio probatorio è inammissibile
Massime di principio
- In Cassazione non è ammesso un ricorso che chieda la rivalutazione delle prove: occorre individuare e motivare vizi di diritto o di motivazione nella decisione impugnata, non semplicemente esporre una diversa lettura dei fatti
- La responsabilità penale per operazioni bancarie complesse richiede prova specifica della consapevolezza e del dolo dell'agente rispetto alla frode: il ruolo subordinato e l'assenza di tratto di profitto diretto possono rendere improbabile la sussistenza del dolo
- La compilazione errata di schede MIFID, pur rilevante, non è automaticamente decisiva per la condanna se le schede sono state firmate dalle parti e se vi sono elementi che indicano che i clienti avevano capacità/esperienza o che l'operazione era proposta da vertici della banca
- L'aver eseguito una direttiva illecita da parte di un superiore non esonera automaticamente dalla responsabilità penale, ma in sede di giudizio va provato che l'esecutore fosse consapevole della natura fraudolenta dell'operazione
- Gli appellanti civili devono evitare censure che si limitino a criticare la valutazione del merito: per ottenere l'ammissione del ricorso in Cassazione è necessario evidenziare errori normativi o contraddizioni manifeste e non semplici dissensi sulla valutazione probatoria
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