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Sentenza

Sentenza del 24/04/2015 n. 8351 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Campania che aveva confermato la legittimità dell'avviso di liquidazione TARSU relativo all'anno 2005. Con due motivi ha contestato, da un lato, l'assenza o l'insufficienza della motivazione della delibera comunale di determinazione delle tariffe e, dall'altro, la legittimità della differenziazione tariffaria tra attività alberghiere e civili abitazioni.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i quesiti di diritto formulati dalla società erano astratti, generici e non riferiti alla concreta fattispecie, in violazione dell'art. 366-bis c.p.c., applicabile ratione temporis. La Corte ha comunque ritenuto il ricorso anche infondato nel merito: non è necessario motivare specificamente la delibera comunale generale di determinazione della TARSU e la distinzione tariffaria tra alberghi e abitazioni civili è legittima, poiché gli alberghi hanno normalmente una maggiore capacità produttiva di rifiuti. Nessuna pronuncia sulle spese, poiché il Comune non si è costituito.

Norme richiamate

  • Art. 366-bis c.p.c.

    L'onere della formulazione del "quesito di diritto" a conclusione di ciascun motivo del ricorso per cassazione ... è prescritto a pena di inammissibilità

    Per i ricorsi soggetti alla sua applicazione temporale, il quesito di diritto doveva indicare in modo specifico l'errore giuridico commesso dal giudice nella concreta controversia; quesiti astratti o generici comportavano l'inammissibilità del ricorso.

  • Art. 360, comma 1, nn. 1 e 4, c.p.c.

    Individua alcuni dei motivi di ricorso per cassazione per violazione o falsa applicazione della legge e per nullità della sentenza o del procedimento, ai quali, nel periodo considerato, si collegava l'obbligo di formulare il quesito di diritto.

  • D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 65

    La delibera comunale di determinazione della tariffa TARSU, in quanto atto amministrativo generale o collettivo rivolto a una pluralità indistinta di contribuenti, non richiede una specifica motivazione.

  • D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 68

    Consente ai Comuni di articolare e graduare le tariffe in relazione ai gruppi di attività e all'utilizzazione dei locali o delle aree.

  • D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 69, comma 2

    Il rapporto tra tariffe e costi del servizio costituisce un elemento per verificare la legittimità della delibera; il confronto non deve essere effettuato semplicemente tra le tariffe delle singole categorie, ma tra ciascuna tariffa e i costi del servizio riferibili alla relativa classificazione.

  • D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22

    È richiamato quale ulteriore conferma del criterio secondo cui le attività alberghiere possono essere considerate maggiormente produttive di rifiuti rispetto alle abitazioni civili.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione, quando la legge applicabile richiede un quesito di diritto, esso deve essere concreto, specifico e collegato alla motivazione della sentenza impugnata; una domanda formulata in termini generali può determinare l'inammissibilità del ricorso.
  • Le delibere comunali che fissano tariffe tributarie generali non devono normalmente contenere una motivazione analitica riferita a ogni singola categoria di contribuenti.
  • Il Comune può applicare tariffe TARSU diverse per alberghi e abitazioni civili, anche significativamente più elevate per gli alberghi, se la classificazione è collegata alla presumibile maggiore produzione di rifiuti e alla struttura dei costi del servizio.
  • La stagionalità dell'attività alberghiera non rende automaticamente illegittima la tariffa: può eventualmente giustificare specifiche riduzioni, se previste dalla disciplina comunale applicabile.
  • Per contestare una tariffa comunale non è sufficiente lamentare che una categoria paghi più di un'altra; occorre dimostrare l'irragionevolezza della classificazione o la mancata relazione tra tariffa, capacità produttiva e costi del servizio.

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