Cassazione Penale, Sentenza n. 14601/2023 del 06/04/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello di Brescia (13/07/2021) che aveva confermato la loro responsabilità per ricettazione di quattordici pergamene antiche trafugate dall'Archivio prepositurale della Chiesa di Sant'Agata a Cremona. Hanno dedotto: (i) vizio di motivazione e violazione di legge per valutazione probatoria equivoca, contestando l'attendibilità del chiamante in correità Pasquali e della testimonianza di Cesare Tonini; (ii) errata qualificazione del fatto come ricettazione (art. 648 c.p.) anziché diversa fattispecie (art. 712 c.p.); (iii) eccessività del trattamento sanzionatorio e illegittima imposizione, per alcuni imputati, della condizione risarcitoria quale requisito per la sospensione condizionale della pena.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi come infondati. Ha ritenuto che le sentenze di merito abbiano fondato correttamente la condanna su un quadro probatorio convergente: dichiarazioni dell'autore del furto (Pasquali), dichiarazioni di Tonini (acquirente) che indicavano cessioni da parte dei Vallio, e spontanee dichiarazioni confessorie dei ricorrenti (es. Vallio Bruno). Le pergamene sono state identificate come provenienti dall'archivio dai responsabili (parroco e archivista). La Corte ha confermato la qualificazione del reato come ricettazione (art. 648), ritenendo dimostrata la consapevolezza dell'illecita provenienza sulla base dell'antichità, delle segnature archivistiche, dei sigilli papali, del prezzo irrisorio e del comportamento dei ricorrenti, esperti del settore. Ha inoltre ritenuto legittima la determinazione della pena da parte del giudice di merito e la condizione prevista per la sospensione condizionale (risarcimento) ai sensi dell'art. 165 comma 2 c.p. Ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali (art. 616 c.p.p.). Decisione resa in camera di consiglio il 22/12/2022.
Norme richiamate
art. 23 comma 8 D.L. n. 137/20
Richiamato come norma procedurale in relazione al trattamento del ricorso con contraddittorio scritto; non incide sul merito sostanziale della sentenza.
art. 648 cod. pen.
La Corte ha applicato l'art. 648 c.p. (ricettazione), ritenendo provata la consapevolezza dell'illecita provenienza delle pergamene sulla base di elementi oggettivi (antichità, segnature archivistiche, sigilli, prezzo irrisorio, esercizio di attività commerciale/competenza del settore).
art. 712 cod. pen.
Richiamata dai ricorrenti come possibile diversa qualificazione; la Corte ha ritenuto che i fatti rientrassero nella ricettazione (art. 648) e non nella fattispecie prospettata dai ricorrenti.
art. 64 cod. proc. pen.
La Corte ha confermato che dichiarazioni spontanee rese dall'indagato, anche in assenza del difensore e senza gli avvisi di cui all'art. 64 c.p.p., sono utilizzabili nei riti a prova contratta e nel giudizio abbreviato se emerge chiaramente la libertà della scelta di rendere la dichiarazione.
artt. 132 e 133 cod. pen.
Principi cui il giudice di merito deve attenersi nella determinazione della pena (fissazione della pena base e discrezionalità motivata). La Cassazione ha ritenuto non censurabile la valutazione sanzionatoria dei giudici di merito, in assenza di arbitrio o illogicità.
art. 165 comma 2 cod. pen.
Consente al giudice di subordinare la sospensione condizionale della pena a condizioni, compreso il risarcimento del danno; la Corte ha ritenuto legittima l'imposizione della condizione per Vallio Franco e Vallio Luca alla luce dei loro precedenti.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che regola la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso: la Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese.
Massime di principio
- Una condanna per ricettazione può essere fondata su un quadro probatorio complessivo e convergente anche se singole testimonianze sono contestate; è sufficiente la presenza di più elementi concordanti (dichiarazioni dell'autore del furto, acquirenti, confessioni spontanee, identificazione dei beni).
- Le dichiarazioni spontanee rese dall'indagato senza difensore e senza formalità sono utilizzabili nei riti a prova contratta e nel giudizio abbreviato, a condizione che sia chiaro che il dichiarante ha agito liberamente.
- Per qualificare come ricettazione (art. 648 c.p.) occorre valutare la consapevolezza dell'illecita provenienza: fattori indiziari rilevanti sono l'età e le caratteristiche dei beni (es. beni d'archivio, sigilli, segnature), l'acquisto a prezzo irrisorio, la provenienza fuori dai canali di mercato e la competenza degli acquirenti nel settore.
- La valutazione della pena è rimessa alla discrezionalità del giudice di merito nei limiti dei principi stabiliti dagli artt. 132 e 133 c.p.; la Corte di legittimità interviene solo in presenza di arbitrio o ragionamento illogico.
- La sospensione condizionale della pena può essere subordinata al risarcimento del danno, specialmente per soggetti con precedenti, ed è legittima se prevista e motivata dal giudice ai sensi dell'art. 165 c.p.
- L'identificazione dei beni rubati tramite riconoscimento da parte dei responsabili dell'archivio o da periti costituisce prova forte della provenienza illecita e può integrare la prova della ricettazione anche in assenza di una singola testimonianza incontestata.
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