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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20487/2024 del 23/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di condanna per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il ricorrente contestava l'affidabilità delle dichiarazioni della persona offesa (Cannone Tommaso), sostenendo che fosse pluripregiudicato, inserito in ambienti criminali e interessato all'esito del processo; affermava che le somme versate fossero pagamenti leciti per procacciamento clienti e non pizzo, che i rapporti amichevoli con la vittima escludessero l'elemento soggettivo del reato e che non vi fossero minacce o violenze. Inoltre impugnava la qualificazione con l'aggravante del metodo mafioso e chiedeva il riconoscimento dell'ipotesi di lieve entità alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 120/2023.

La decisione

Rigetto del ricorso. La Corte di cassazione ha ritenuto infondati i motivi, confermando che le dichiarazioni della vittima erano state valutate correttamente dai giudici di merito e risultavano corroborate da riscontri (intercettazioni e evidenze sullo spessore criminale di Ercolano Salvatore). La Corte ha confermato che le dazioni di denaro e il contesto configurano estorsione di tipo mafioso, anche senza minacce esplicite, per la capacità di evocare controllo territoriale propria del metodo mafioso. Il trattamento sanzionatorio è stato mantenuto al minimo edittale tenuto conto dell'aggravante, e la richiesta di ricondurre il fatto all'ipotesi di lieve entità è stata ritenuta incompatibile con la qualificazione aggravata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen., comma terzo (richiamato in giurisprudenza sul valore probatorio delle dichiarazioni)

    Richiamato nel contesto della valutazione delle dichiarazioni della persona offesa: la Corte ricorda che le regole di cui al comma terzo non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa, le quali, se ritenute credibili e attendibili, possono da sole sostenere la condanna previa adeguata motivazione.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 120 del 24/05/2023

    Corte costituzionale n. 120/2023

    Richiamata dalla difesa per escludere una maggiore gravità del fatto (ipotesi di lieve entità); la Corte di cassazione ha osservato che la richiesta non era stata prospettata in appello e, soprattutto, è giuridicamente incompatibile con la sussistenza dell'aggravante del metodo mafioso.

  • Cass. Sez. U, n. 41461 del 19/07/2012 (Bell'Arte)

    Sez. U, n. 41461 del 19/07/2012, Bell'Arte

    Affermato il principio secondo cui le dichiarazioni della persona offesa, se ritenute credibili e intrinsecamente attendibili e corredate da adeguata motivazione, possono costituire unico fondamento della condanna.

  • Cass. Sez.4, n. 4060 del 12/12/2013 (Capuzzi)

    Sez. 4, n. 4060 del 12/12/2013, Capuzzi

    Usata per precisare i limiti di sindacato in sede di legittimità sul travisamento della prova quando vi sia doppia conformità delle decisioni di merito; la Cassazione richiede un travisamento macroscopico per poter annullare.

  • Cass. Sez. 3, n. 44938 del 05/10/2021 (Gregoli)

    Sez. 3, n. 44938 del 05/10/2021, Gregoli

    Richiamata per il principio che l'interpretazione del linguaggio e delle intercettazioni è questione di fatto rimessa al giudice di merito e non sindacabile in cassazione se motivata secondo logica e massime di esperienza.

  • Cass. Sez. 5, Sentenza n. 17081 del 26/11/2014 (Bruni) e altri precedenti su metodo mafioso

    Sez. 5, n. 17081 del 26/11/2014, Bruni

    Richiamati i principi secondo cui l'aggravante del metodo mafioso può essere configurata anche quando la minaccia è implicita o 'silente' se il contesto e il profilo criminale degli autori evocano l'inserimento in un contesto organizzato capace di controllo territoriale.

Massime di principio

  • Le dichiarazioni della persona offesa possono, se credibili e adeguatamente motivate, costituire unico fondamento per la condanna; richiedono però una motivazione più penetrante che valuti credibilità soggettiva e attendibilità intrinseca.
  • Le intercettazioni e la loro interpretazione costituiscono valutazione di fatto del giudice di merito e sono sindacabili in cassazione solo se la motivazione appare contraddittoria o manifestamente illogica.
  • La qualificazione dell'aggravante del metodo mafioso non richiede necessariamente minacce esplicite: può emergere dal contesto, dalla notorietà criminale degli autori e dalla capacità implicita di controllo e intimidazione sul territorio.
  • La ricorrenza di una doppia conforme (identica decisione in primo e secondo grado) limita molto il sindacato di cassazione sul travisamento della prova: occorre dimostrare un errore macroscopico e incontestabile sui fatti.
  • La richiesta di ricondurre il fatto all'ipotesi di lieve entità è incompatibile con la sussistenza di un'aggravante che evidenzi la gravità del fatto; inoltre deve essere tempestivamente prospettata nei gradi di merito.
  • In contenziosi analoghi, la difesa deve mirare a produrre riscontri esterni che possano smentire efficacemente le dichiarazioni della vittima o dimostrare la lecita natura delle somme ricevute: mera contestazione della soggettività della vittima o dell'amicizia con l'imputato raramente è sufficiente da sola.

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