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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15072/2026 del 27/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato parzialmente il sequestro preventivo disposto sul complesso dei profitti ritenuti derivanti da un'associazione per delinquere finalizzata a reati fiscali e truffe. I due motivi erano: (1) violazione di legge perché il sequestro per equivalente ex art. 12-bis d.lgs. 74/2000 sarebbe stato esteso a profitti riferibili a indebite compensazioni (art. 10-quater) non formalmente contestate al Santi, sicché si sarebbe potuto sequestrare al massimo il "prezzo del reato" relativo alle fatture false (art. 8 d.lgs. 74/2000) già revocato in parte; (2) errata quantificazione e ripartizione del profitto sequestrabile: il Tribunale avrebbe sequestrato importo eccedente il presunto arricchimento personale del Santi, avrebbe confuso profitto da truffa con profitto da indebite compensazioni e avrebbe ripartito il profitto solo tra alcuni coindagati anziché tra tutti i concorrenti del medesimo capo.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo i motivi manifestamente infondati. Ha confermato che il Tribunale del Riesame aveva correttamente revocato la porzione di sequestro riferibile al prezzo delle fatture false (72.276,94 euro) e aveva rideterminato l'importo sequestrato complessivo in 135.781,94 euro (quota pro-quota di 407.345,82 euro di profitto delle indebite compensazioni). La Corte ha ritenuto legittima l'estensione del sequestro al profitto derivante dalle indebite compensazioni in quanto tale fattispecie era ricavabile dall'imputazione associativa (fumus) e sussisteva il periculum in mora per condotte distrattive. Ha inoltre confermato la possibilità di operare una ripartizione pro-quota tra associati in assenza di prova della quota individuale. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 416 cod. pen.

    Contestata l'associazione per delinquere come struttura finalizzata alla commissione, tra l'altro, di delitti fiscali; la responsabilità associativa giustifica l'attribuzione, in sede cautelare, del profitto complessivo dell'associazione pro quota agli aderenti

  • art. 8 d.lgs. 74/2000

    Riferito alle fatture per operazioni inesistenti: il sequestro preventivo finalizzato alla confisca non può riguardare il profitto dell'utilizzatore delle fatture ma solo il "prezzo del reato" percepito dall'emittente, salvo prova contraria

  • art. 10-quater d.lgs. 74/2000

    Riferito alle indebite compensazioni: è stato ritenuto che il profitto complessivo derivante dalle indebite compensazioni possa costituire oggetto di sequestro/confisca nell'ambito di un'associazione finalizzata a reati tributari

  • art. 12-bis d.lgs. 74/2000

    Norma che consente la confisca diretta o per equivalente del profitto del reato fiscale; applicata in cautela al profitto complessivo del programma criminoso e legittima in relazione ad associati che hanno aderito al sodalizio

  • art. 321, comma 2, cod. proc. pen.

    Fondamento delle misure cautelari reali quando sussistono fumus e periculum; il Tribunale ha motivato il periculum con condotte distrattive successive (alienazioni, liquidazioni, sostituzioni di prestanome)

  • art. 640-bis cod. pen.

    Riferimento alla truffa aggravata come capo A; la Corte ha chiarito che non vi è confusione tra profitto da truffa e profitto da indebite compensazioni, essendo il sequestro ancorato alle indebite compensazioni contestate nell'ambito associativo

  • Sez. U, n. 13783/2024 (Massini)

    Principio secondo cui la confisca per equivalente va commisurata alla quota conseguita dal singolo; tuttavia in fase cautelare, in mancanza di prova della quota individuale, è legittima la ripartizione presuntiva in parti uguali

  • Giurisprudenza citata (es. Sez. 3, n. 20551/2022; Sez. 3, n. 43952/2016; Sez. 3, n. 14044/2017; Sez. 3, n. 26721/2015)

    Richiamate come precedenti che delimitano il campo del sequestro: confermano che per le fatture false si mira al prezzo percepito dall'emittente; che il profitto associazione è sommatoria dei profitti dei reati-fine e che in cautela il giudice deve indicare i criteri presuntivi di calcolo del profitto

Massime di principio

  • In presenza di un'associazione per delinquere finalizzata a reati fiscali, il profitto confiscabile può essere determinato come sommatoria del vantaggio economico prodotto dal programma criminoso e può essere riferito cautelarmente agli aderenti anche quando non a ciascuno sia ascrivibile un singolo episodio concreto
  • Il sequestro relativo a fatture per operazioni inesistenti (art. 8 d.lgs. 74/2000) va circoscritto al "prezzo del reato" percepito dall'emittente; non può essere esteso al profitto dell'utilizzatore senza adeguata prova
  • L'applicazione dell'art. 12-bis d.lgs. 74/2000 è lecita se il reato fiscale sottostante (anche se desumibile dall'imputazione associativa) è sufficientemente delineato (fumus) e sussiste pericolo di dispersione o distrazione dei beni (periculum), motivato con elementi concreti
  • Se non è possibile dimostrare la quota di arricchimento individuale, la giurisprudenza ammette in sede cautelare una ripartizione pro-quota (presuntiva, spesso paritaria) del profitto complessivo tra i partecipanti al sodalizio
  • Chi impugna un sequestro deve contestare non solo l'ampiezza numerica dell'ablazione ma anche la sussistenza del titolo di reato e della relativa motivazione sul fumus e sul periculum; lacune motivazionali rilevanti possono portare all'annullamento, ma motivazioni adeguate sul ruolo e sulle condotte distrattive mantengono la legittimità della misura

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